Olimpiadi invernali 2018: caso di doping nell'hockey
Olimpiadi invernali 2018: caso di doping nell’hockey
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Olimpiadi invernali 2018: caso di doping nell’hockey

Olimpiadi invernali 2018

Questa volta è stato colpito lo sloveno Ziga Jeglic, che ha accettato la violazione, lasciando subito il villaggio.

Tra una premiazione ed un’altra nei vari sport, a tener banco nelle olimpiadi invernali 2018 è l’ennesimo scandalo di doping. Questa volta però, ad essere colpita è un atleta della squadra di hockey della Slovenia. Uno scandalo, quello del doping, che in questa manifestazione ha prima colpito la squadra giapponese di short track, poi quella russa di curling ed ora quella slovena di hockey. Sospensioni che rafforzano ulteriormente l’allarme doping nello sport, rischiando così di distruggere interamente l’immagine di una manifestazione così importante, fondata su solidi principi come il rispetto per le regole, la propria salute e gli avversari.

Olimpiadi invernali 2018: nuovo caso doping

Un nuovo caso di doping si è registrato durante i Giochi di PyeongChang. Ebbene sì, secondo quanto riportano i giornali stranieri, la commissione antidoping del Tas ha difatti registrato la positività al fenoterolo di Ziga Jeglic, giocatore di hockey della Slovenia, a un test in competizione. A quanto pare, l’atleta non ha contestato la violazione del regolamento antidoping presentata dal Tas, e per questo motivo è stato subito sospeso dalle Olimpiadi invernali 2018.

A causa di questa sospensione per doping, l’atleta slovacco dovrà lasciare il villaggio olimpico entro 24 ore.

Doping: i precedenti

Come detto in precedenza, quanto è accaduto all’atleta slovacco Ziga Jeglic, è solo l’ultimo caso di doping constatato dal Tas durante le olimpiadi invernali 2018. Il primo caso di doping ai Giochi Olimpici di PyeongChang ha riguardato il pattinatore di short track Kei Saito. Dalle analisi, il giapponese è risultato positivo all’acetalozamide, un diuretico considerato un agente mascherante. A comunicare tale esito, fu il Tribunale Arbitrale dello Sport, invitando l’atleta a lasciare il villaggio olimpico spontaneamente perché momentaneamente sospeso dai Giochi e dalle altre competizioni. Rispetto però al collega slovacco, il 21 enne Kei Saito, nonostante sia risultato positivo a un controllo a cui si era sottoposto prima dell’inizio delle Olimpiadi, ha deciso di lottare per dimostrare la sua completa innocenza. Infatti, in una nota il giapponese espresse la sua ferma convinzione di riuscire a dimostrare la sua innocenza: “Mi batterò per provare la mia innocenza. Sono estremamente sorpreso, non ho mai assunto sostanze dopanti”.

Altrettanto complicata è la posizione di Aleksander Krushelnitckii, giocatore russo di curling, che conquistato il bronzo nel doppio misto proprio durante le Olimpiadi invernali 2018. Secondo quanto dichiarato dal Tas, il russo sarebbe risultato positivo al doping. Ebbene si, dalle analisi sul campione B dell’atleta, è stata infatti accertata la positività, rilevando ancora tracce di meldonio, sostanza inserita nel 2016 nella lista Wada di quelle vietate.

Insomma, tre casi di doping che aprono nuovamente varie discussioni: cosa spinge questi atleti a doparsi? Come mai i controlli non vengono fatti prima? E se invece vengono fatti prima, come è possibile che il responso arrivi solo a manifestazione in corso? Domande a cui l’intero mondo dello sport deve rispondere, nell’intento di trovare una soluzione che le consenta di non dover affrontare più questioni del genere, preservando così gli ideali e i principi su cui si fonda lo sport.

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