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Omicidio Pamela Genini, Soncin chiede scusa in aula: la famiglia invoca l’ergastolo

Omicidio Pamela Genini, Soncin chiede scusa in aula: la famiglia invoca l’ergastolo

Pamela Genini, le scuse di Gianluca Soncin in aula vengono respinte dalla famiglia della giovane: la sorella Veronica chiede l’ergastolo, mentre i testimoni ricostruiscono le ultime ore prima della morte.

Gianluca Soncin chiede scusa alla famiglia di Pamela Genini durante il processo per l’omicidio della giovane, ma le sue parole vengono respinte dai parenti della vittima. Il 52enne ha parlato in aula assumendosi la responsabilità del dolore provocato, mentre la famiglia di Pamela ha ribadito la richiesta di ergastolo e definito tardive e prive di valore le dichiarazioni dell’imputato.

I testimoni: “Pamela gridava, cercava di difendersi”

Nel corso della giornata sono stati ascoltati diversi testimoni, tra cui i vicini che la sera del 14 ottobre dell’anno scorso sentirono le urla provenire dall’abitazione di via Iglesias, nella periferia di Milano. Tra le frasi udite quella pronunciata dalla giovane: «non lo farò più, ti amo».

Un residente del palazzo di fronte ha raccontato di aver visto Soncin colpire Pamela «due o tre volte» mentre lei era «accasciata» sul balcone e tentava di proteggersi. «Ho cercato di intervenire e ho gridato ‘cosa stai facendo?’», ha riferito il testimone, spiegando che la polizia intervenne rapidamente.

Secondo l’accusa, Soncin avrebbe raggiunto l’appartamento dopo essersi procurato un doppione delle chiavi e avrebbe aggredito la fidanzata mentre era al telefono con l’ex, colpendola con 76 fendenti, prima sul terrazzo e poi all’interno dell’abitazione.

Per lui l’accusa è di omicidio pluriaggravato.

Durante l’udienza, l’avvocato Pietro Sartori avrebbe chiesto di mostrare alla Corte le due cicatrici sul collo dell’imputato, conseguenza del tentativo di suicidio avvenuto dopo l’aggressione e che la Procura considera una possibile messinscena. Dopo alcune contestazioni del presidente della Corte d’Assise Antonella Bertoja sulla pertinenza delle domande, Soncin si è quindi avvicinato al banco dei giudici e dei giurati per mostrare le cicatrici.

Omicidio Pamela Genini: l’ira della sorella Veronica dopo le scuse di Soncin

Durante l’udienza del processo per l’omicidio di Pamela Genini, Gianluca Soncin, 52 anni, ha chiesto di poter rendere dichiarazioni spontanee e ha rivolto le proprie scuse alla famiglia della giovane. «So che il perdono non si può pretendere. Comprendo il peso delle mie azioni e il ricordo di Pamela resterà indelebile nei nostri cuori», ha detto l’imputato, aggiungendo: «Non mi resta che assumermi fino in fondo le conseguenze per il dolore che ho causato con senso di responsabilità».

Le parole pronunciate in aula sono state però respinte dai familiari della vittima. Veronica, sorella di Pamela, ha affidato la propria reazione a un messaggio WhatsApp: «Non accettiamo scuse. Vogliamo l’ergastolo, nessuno sconto di pena. Deve vergognarsi di stare al mondo». Il fratello Nicola, attraverso la sua legale Sara Sontoli, si è invece detto «indifferente» alle dichiarazioni dell’imputato, mentre la madre Uma, tramite l’avvocato Nicodemo Gentile, ha definito quelle parole «parole di plastica, insignificanti che non tolgono nulla».

Secondo il legale, infatti, le scuse sarebbero arrivate troppo tardi: «Doveva accettare quelle scuse che Pamela gli faceva, quando lui la trascinava per i capelli sul balcone» e lo implorava di fermarsi. Gentile ha inoltre sostenuto che Soncin fosse accecato da «delirio del possesso e del controllo e dalla gelosia patologica», ribadendo che la difesa della famiglia intende dimostrare le pressioni e le minacce subite dalla giovane prima del delitto.

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