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Coronavirus, è possibile raggiungere zero contagi?

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Arrivare a quota zero casi Covid-19 è possibile? Secondo il professore Kingston Mills sì, ma richiederebbe prolungate restrizioni di viaggio.

Coronavirus zero casi
Coronavirus zero casi

Raggiungere quota 100 casi di Coronavirus è possibile. Lo sostiene il professore di immunologia sperimentale del Trinity College di Dublino Kingston Mills. Secondo il docente di immunologia l’azzeramento dei contagi è possibile in alcuni contesti insulari pur tuttavia richiedendo delle restrizioni di viaggio oltre che rigore nei test effettuati.

Kingston Mills ha puntualizzato infatti a questo proposito in un’intervista alla rivista “The Conversation”, che la Nuova Zelanda è riuscita per cento giorni a rimanere a quota zero i contagi, tuttavia si sono manifestati dei casi in seguito a dei viaggi internazionali. Sebbene con le attuali misure di controllo sia possibile appiattire la curva, arrivare a zero casi di Covid-19 attraverso di queste è più difficile”, ha specificato Mills.

Coronavirus, possibile raggiungere zero contagi

Lo rivela il professore di immunologia sperimentale Kingston Mills. Arrivare a quota zero contagi da Coronavirus potrebbe essere possibile. Mills ha dichiarato infatti che se si mantiene il giusto rigore nei test e si mettono restrizioni per quanto riguarda gli spostamenti i casi potrebbero essere azzerati.

Mills in una recente intervista pubblicata sul Magazine “The Conversation”, ha illustrato in che modo questo potrebbe avvenire partendo dal meccanismo più efficace che potrebbe essere lo sviluppo di un’immunità da parte del nostro sistema immunitario: “Sebbene con le attuali misure di controllo sia possibile appiattire la curva, arrivare a zero casi di Covid-19 attraverso di queste è più difficile”.

Il docente di immunologia sperimentale del Trinity College di Dublino ha tuttavia chiarito questo punto specificando che questo risultato potrebbe essere ottenuto solo qualora circa il 60% venga contagiato dal virus.

Il meccanismo dell’immunità di gregge tuttavia potrebbe riscontrare due problemi non indifferenti. Il primo sarebbe legato ad una questione di numeri in quanto attualmente saremmo molto lontani dal 60% dei casi. Il secondo è legato ai rischi di mortalità che potrebbero correre i soggetti considerati più deboli come anziani, bambini o ancora soggetti con patologie pregresse.

L’immunità di gregge dunque da questo punto di vista sarebbe inaccettabile per sopprimere il virus, per non parlare di eliminarlo”.

L’importanza dei vaccini

Il professor Mills durante l’intervista ha posto l’immunità di gregge sotto un’altra angolazione parlando dell’importanza che potrebbero ricoprire i vaccini. Tali vaccini però avrebbero un obiettivo più basso con un’efficacia pari al 50% per essere approvati dalla Food and Drug Administration. L’impatto tuttavia potrebbe non essere istantaneo ha annunciato Mills:” L’ultimo caso di vaiolo risale al 1977, dieci anni dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato un programma globale di eradicazione per quella malattia e quasi 200 anni dopo lo sviluppo del primo vaccino contro il vaiolo.

E sono passati più di 30 anni dal lancio della Global Polio Eradication Initiative per eliminare la poliomielite ovunque, tranne che in Pakistan e Afghanistan”.

Classe 1989, laureata in Lingue per il turismo e il commercio internazionale, gestisce il blog musicale "432 hertz" e collabora con diversi magazine.


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Valentina Mericio

Classe 1989, laureata in Lingue per il turismo e il commercio internazionale, gestisce il blog musicale "432 hertz" e collabora con diversi magazine.

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