Un nuovo capitolo si apre nello scontro tra il governo italiano e le organizzazioni non governative impegnate nei soccorsi nel Mediterraneo. La Sea Watch 5 nave battente bandiera tedesca, è stata sottoposta a un fermo amministrativo di 45 giorni e a una sanzione di 7.500 euro. La decisione ha scatenato una dura replica dell’organizzazione umanitaria, che accusa il governo di collaborare con autorità libiche considerate complici dei trafficanti di esseri umani.
La vicenda si inserisce in un momento delicato nei rapporti tra Italia e Germania sul dossier migratorio. A settembre è previsto un incontro bilaterale tra i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e Alexander Dobrindt durante il quale si discuterà anche della questione dei cosiddetti Dublinanti ovvero i migranti richiedenti asilo presenti in uno Stato dell’Unione diverso da quello di primo ingresso.
Le accuse del governo italiano
Il ministro piantedosi ha giustificato la decisione contro la Sea Watch 5 affermando che la nave non ha rispettato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni in mare. Secondo il governo italiano, le attività di soccorso devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle Ong.
La contestazione riguarda il comportamento dell’imbarcazione durante un intervento di soccorso nel Mediterraneo centrale.
Il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti ha rincarato la dose affermando che le leggi si rispettano, anche quando non si condividono. Secondo Foti, non può essere un’organizzazione privata a decidere quali norme rispettare e quali ignorare. Il governo Meloni ha ribadito la propria linea di tutela della legalità e di lotta ai trafficanti di esseri umani con l’obiettivo di diminuire gli sbarchi e rendere effettivi i rimpatri.
La replica della Sea Watch 5
La Ong tedesca ha respinto ogni accusa, rivendicando il proprio operato e attaccando direttamente il governo italiano. Secondo la Sea Watch 5, la nave è stata fermata per 45 giorni con l’accusa di non aver cooperato con le autorità libiche. L’organizzazione ha dichiarato che non collabora con criminali e trafficanti e ha chiesto al governo italiano se può dire lo stesso.
Il 13 agosto, la Sea Watch 5 ha soccorso 6 persone in acque internazionali, informando l’Italia e i Paesi europei limitrofi, ma non il cosiddetto centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico. Secondo la Ong, si tratta di un’autorità fantoccio che serve a legittimare uomini e trafficanti che, poco dopo il soccorso, hanno puntato un fucile contro la nave intimandole di allontanarsi.
La critica alla cooperazione con la Libia
La Sea Watch 5 ha criticato duramente la cooperazione tra Italia ed Europa con le autorità libiche, accusate di utilizzare i fondi ricevuti per catturare e uccidere persone in mare, riportandole nei lager gestiti dai trafficanti. Secondo l’organizzazione, l’Italia e l’Europa hanno dato legittimità e protezione a questi criminali, trasformando il Mediterraneo in un far-west.
Le reazioni politiche
Sulla vicenda è intervenuto anche Angelo Bonelli deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde. Bonelli ha definito il sequestro della Sea Watch 5 un crimine contro l’umanità criticando l’ipocrisia del governo che, da un lato, applaude il Papa a Rimini quando afferma che le persone contano più dei confini, e dall’altro sequestra le navi che salvano vite.
Bonelli ha ricordato che nei primi sei mesi del 2026 sono morte annegate 1.300 persone nel Mediterraneo, sottolineando che le politiche del governo e dell’Europa hanno trasformato il mare in un cimitero.
