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Spagna: crisi di governo, il premier chiama le urne per novembre

Spagna: crisi di governo, il premier chiama le urne per novembre

Sánchez lascia la guida e chiama alle urne, mentre la Spagna è in subbuglio per la crisi abitativa.

Il 2 ottobre il capo del governo spagnolo ha comunicato, in diretta dal Palazzo della Moncloa, il proprio ritiro dalla carica di premier. Pedro Sánchez ha spiegato che, a seguito di una grave perdita di consenso e della mancata approvazione di due decreti di emergenza sulla casa, è impossibile continuare a guidare senza una maggioranza più ampia.

La decisione è stata trasmessa al re Felipe VI nella serata precedente, segnando l’avvio di una crisi di governo che porterà le spese elettorali a novembre.

Il discorso ha evidenziato i risultati positivi del suo mandato, come la riduzione della disuguaglianza e la crescita economica più veloce d’Europa, ma ha anche ammesso errori nella gestione dell’emergenza abitativa.

Sánchez ha affermato che, per “piegare le élite” e realizzare ulteriori riforme sociali, occorre una maggioranza parlamentare più solida, motivo per cui ha convocato un Consiglio dei ministri straordinario per fissare le elezioni al 29 novembre.

Sánchez fissa le elezioni anticipate per il 29 novembre

Il premier ha dichiarato che la data delle elezioni è stata scelta in conformità con la legge elettorale, che richiede un periodo di 54 giorni tra il decreto di indizione e lo scrutinio.

L’annuncio è seguito da una cancellazione di tutti gli impegni previsti per la giornata, mentre il governo prepara il decreto che sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale entro le prossime 24 ore. Il messaggio centrale del capo del Partito Socialista è stato quello di chiedere alla cittadinanza di scegliere tra un progetto di “corruzione e decadenza” o un «punto di riferimento mondiale di pace, femminismo e prosperità».

Crisi abitativa e il fallimento dei decreti sulla casa

Il contesto delle dimissioni è segnato da una crescente ondata di proteste per la crisi abitativa. Il caso più emblematico è stato lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87enne residente a Madrid, che ha scatenato manifestazioni soprattutto fra i giovani. I due decreti di emergenza presentati dal ministro per l’Edilizia, Isabel Rodríguez García, avrebbero congelato gli sfratti, limitato le speculazioni immobiliari e regolamentato gli affitti turistici. Il Parlamento ha respinto entrambi i testi: il primo con 178 voti contro e 172 favorevoli, il secondo con 184 contro e 166 a favore. Il voto di Junts de Catalunya guidato da Carles Puigdemont, è stato decisivo per la sconfitta, segnando la fine della fragile maggioranza sostenuta dal socialista-Sumar.

Reazioni politiche e scenari elettorali

Il leader del Partito Popolare Alberto Núñez Feijóo, ha accolto con entusiasmo l’annuncio: “Finalmente saranno gli spagnoli a decidere”. Il suo messaggio ha inquadrato le elezioni come una scelta tra “decadenza o cambio”. I sondaggi di El País mostrano il PP al 32,7 %, i Socialisti al 26,4 % e Vox al 18,1 %. Se le forze di destra (PP, Vox e la lista populista “Se Acabó la Fiesta”) si alleassero, potrebbero superare il 50 % dei voti, mentre le forze di sinistra rimarrebbero intorno al 36 %. Il Partito Socialista sta valutando se presentare nuovi decreti sulla casa entro 30 giorni, ma l’opzione richiede il voto della Diputación permanente, che potrebbe avvenire anche dopo lo scioglimento del Parlamento.

Possibili alleanze per il prossimo governo

Nel frattempo, la coalizione di sinistra Sumar ha tenuto un vertice con cinque dei suoi ministri (Yolanda Díaz, Ernest Urtasun, Monica García, Sira Rego e Pablo Bustinduy) per definire una strategia comune. Alcune voci suggeriscono di spostare la leadership verso la ministra della Sanità, Monica García, ma non ci sono ancora consensus. La pressione delle proteste di piazza, l’onda di indignazione contro gli speculatori e le critiche da parte della destra sulla gestione della crisi abitativa rimangono gli elementi chiave che modelleranno le alleanze e la campagna elettorale nei prossimi mesi.

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