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Tassa sugli extraprofitti petroliferi: l'iniziativa di Italia, Germania e altri quattro Paesi

Tassa sugli extraprofitti petroliferi: l'iniziativa di Italia, Germania e altri quattro Paesi

Sei Paesi dell'Unione europea, tra cui l'Italia, propongono una tassa straordinaria sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, beneficiarie di un forte aumento dei guadagni a causa della guerra in Medio Oriente.

In un contesto di crisi energetica globale, sei Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, hanno avanzato una proposta audace: l’introduzione di una tassa straordinaria sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. Questa iniziativa, promossa dal ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, mira a mitigare l’impatto economico della guerra in Medio Oriente sui cittadini europei.

La lettera ai ministri delle Finanze dell’Ue

I ministri delle Finanze di Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno inviato una lettera congiunta al ministro delle Finanze irlandese, il cui Paese detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue. Nella missiva, i firmatari sottolineano come le compagnie petrolifere stiano beneficiando di una redditività complessiva e di margini sui prodotti raffinati che superano l’aumento dei prezzi del greggio.

“Stiamo vivendo uno dei più grandi shock dell’offerta degli ultimi decenni e in tutto il mondo cresce il malcontento per l’aumento del costo della vita”, si legge nella lettera. I ministri chiedono l’avvio di discussioni a livello Ue per tassare i profitti straordinari, tenendo conto degli insegnamenti tratti dall’introduzione di una misura analoga nel 2026, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

L’obiettivo della proposta

L’obiettivo principale della proposta è garantire che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte nel ridurre l’onere per il pubblico in generale. I ministri dei sei Paesi Ue sottolineano come le misure governative adottate finora non siano state sufficienti per abbassare o stabilizzare in modo permanente i prezzi per le imprese e i cittadini.

“Abbiamo bisogno di un approccio congiunto che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte nel ridurre l’onere per il pubblico in generale”, affermano i ministri nella lettera. Inoltre, chiedono di fare tesoro delle esperienze pregresse su come tassare in modo mirato i profitti delle multinazionali del petrolio.

L’indagine europea sui margini di profitto

I ministri sottolineano l’importanza di ricevere al più presto i risultati dell’indagine europea sui margini di profitto delle raffinerie. Solo così si potrà garantire che queste “non sfruttino l’attuale situazione energetica”, aggiungono. La richiesta è che la questione venga inserita nell’ordine del giorno della prossima riunione dei ministri dell’Economia e delle finanze dell’Ue, che si terrà il 18 e 19 settembre a Dublino.

Il contesto politico

Secondo quanto riportato dal quotidiano Der Spiegel, dietro alla lettera c’è il tentativo riuscito di Klingbeil, in quota al Partito socialdemocratico tedesco (Spd), di convincere gli alleati di coalizione, i conservatori della Cdu/Csu, ad accettare tale prelievo “solo a patto che si basi su una normativa valida in tutta l’Ue”. Di recente un portavoce del cancelliere Friedrich Merz ha aperto parzialmente alla misura, spiegando come fosse “aperto al confronto in linea di principio, pur rilevando rischi di natura tributaria e costituzionale sollevati dalle imprese coinvolte”.

A inizio aprile gli stessi Paesi, meno la Polonia, avevano già formulato la stessa richiesta alla Commissione europea, ricordando il precedente del “contributo di solidarietà per la crisi energetica” introdotto in Ue nel 2026-2026 a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia, solo poche settimane dopo, la Commissione ha formalmente respinto l’introduzione di una nuova tassa europea obbligatoria sugli extraprofitti delle compagnie energetiche e petrolifere.

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