Mentre il mondo osserva con attenzione, gli Stati Uniti e il Canada sono impegnati in negoziati intensi per evitare l’imposizione di dazi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di beni canadesi. La scadenza è fissata per la mezzanotte di mercoledì, e il tempo sta per scadere.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha dichiarato che un accordo è vicino, ma il primo ministro canadese Mark Carney è stato più cauto, affermando che ‘importanti lavori’ rimangono ancora da fare.
I colloqui sono descritti come ‘molto intensi e delicati’, con entrambe le parti che cercano una via d’uscita da questa situazione complessa.
Le richieste degli Stati Uniti e le contromisure del Canada
Gli Stati Uniti stanno facendo pressione sul Canada affinché acquisti più materiale militare americano, inclusi i caccia F-35 aderisca al sistema di difesa missilistica ‘Golden Dome’ e conceda un accesso più ampio ai minerali critici per ridurre la dipendenza dalla Cina.
Il Canada, d’altra parte, chiede una tregua sui dazi già esistenti su acciaio, alluminio e legname da costruzione.
Il presidente Trump ha utilizzato il Tariff Act del 1930 noto per aver aggravato la Grande Depressione, per giustificare i dazi del 50% ai sensi della Sezione 338. Questa disposizione consente a un presidente USA di imporre dazi fino al 50% ai Paesi ritenuti discriminare le imprese statunitensi, senza bisogno di un’indagine e senza una data di scadenza.
Le conseguenze economiche e politiche
Se i dazi dovessero entrare in vigore, colpirebbero un’ampia gamma di prodotti, dalle mazze da hockey agli abbassalingua. Quasi il 72% delle esportazioni di beni del Canada lo scorso anno era diretto verso gli Stati Uniti, rendendo questa crisi commerciale particolarmente delicata.
Gli analisti ritengono che Washington possa esitare a imporre nuovi dazi pesanti, poiché a pagarli sono prima gli importatori statunitensi, che poi li scaricano sui consumatori. Il provvedimento arriverebbe a ridosso delle elezioni di metà mandato di novembre, quando gli elettori già mal sopportano l’alto costo della vita.
Il confine di 5.525 miglia tra i due Paesi rimane privo di difese. Ogni giorno lo attraversano quasi 330.000 persone e 2 miliardi di dollari di merci, con oltre 800.000 canadesi che vivono negli Stati Uniti. La linea dura del presidente Trump rappresenta una svolta radicale rispetto alla tradizione di alleanza stretta tra i due Paesi.
La reazione del Canada e le prospettive future
I canadesi sono chiaramente frustrati. Una petizione per chiedere la rimozione dell’ambasciatore USA Pete Hoekstra alleato di Trump, ha raccolto quasi 218.000 firme dal 21 luglio, accusandolo di aver normalizzato la retorica dell’annessione.
Il politologo Daniel Béland dell’Università McGill ha avvertito che il Canada ‘non può dare l’impressione di cedere semplicemente’, sottolineando che concessioni unilaterali rischiano di provocare una dura reazione e di segnalare debolezza di fronte a future pressioni.
Il ministro del Commercio canadese, Dominic LeBlanc ha incontrato lunedì il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer e si è limitato a dire che ‘il lavoro continua’. Mentre il mondo attende con il fiato sospeso, le trattative tra Stati Uniti e Canada continuano, con la speranza di evitare una crisi commerciale che potrebbe avere ripercussioni globali.
