Oggi, 7 luglio, prende il via il vertice Nato ad Ankara, appuntamento cruciale per il futuro dell’Alleanza Atlantica. Al centro dell’incontro ci sono le strategie di sicurezza, il sostegno all’Ucraina e l’aumento delle spese per la difesa, sullo sfondo delle tensioni diplomatiche tra Giorgia Meloni e Donald Trump.
Vertice Nato ad Ankara, il ruolo della Turchia e le priorità dell’Alleanza: sicurezza europea e sostegno a Kiev
Il summit di Ankara si presenta con un programma essenziale: una cena tra i capi di Stato e di governo, seguita dalla riunione del Consiglio Nord Atlantico nel grande complesso presidenziale di Beştepe, voluto da Recep Tayyip Erdogan. Il palazzo, che conta oltre 1.150 stanze, rappresenta il simbolo dell’ambizione geopolitica della Turchia, Paese il cui percorso di adesione all’Unione europea è ormai congelato da anni ma che continua a rivestire un ruolo strategico per la sicurezza del continente.
La rilevanza di Ankara all’interno della Nato è emersa anche dalla presenza di Donald Trump, ritenuta da molti favorita proprio dai rapporti personali con Erdogan. Il segretario generale Mark Rutte ha elogiato pubblicamente l’organizzazione turca e le imponenti misure di sicurezza predisposte nella capitale, sottolineando la capacità di Ankara di garantire il corretto svolgimento di un appuntamento internazionale così delicato.
Interpellato sulle critiche relative alla situazione democratica del Paese e alla detenzione del principale oppositore del presidente turco, Rutte ha preferito concentrarsi sull’importanza strategica della Turchia per l’Alleanza.
Tra i temi centrali del vertice figura anche il sostegno all’Ucraina. Ad Ankara è atteso il presidente Volodymyr Zelensky, mentre il segretario generale della Nato ha evidenziato come, negli ultimi mesi, le forze ucraine abbiano migliorato la loro posizione sul terreno. Rivolgendosi a un giornalista ucraino, Rutte ha affermato: «State avendo successo», aggiungendo che Kiev sta colpendo in profondità le infrastrutture energetiche russe e la capacità industriale della difesa di Mosca. La Nato, ha ribadito, continuerà a sostenere l’Ucraina con l’obiettivo di spingere la Russia ad aprire un negoziato. Gli armamenti statunitensi continueranno ad arrivare attraverso il programma Purl, mentre una parte significativa dei costi sarà sostenuta dagli alleati europei, chiamati a rafforzare ulteriormente il proprio contributo alla sicurezza comune.
Vertice Nato ad Ankara, Meloni sceglie la linea della fermezza: “Non sarà gelida, di più”
Alla vigilia del vertice Nato di Ankara, Giorgia Meloni ha lavorato per ridurre al minimo il rischio che le tensioni personali con Donald Trump finissero per oscurare i temi dell’Alleanza. Nei giorni precedenti aveva contattato direttamente il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, padrone di casa dell’incontro, chiedendo che i lavori fossero organizzati con un’impostazione il più possibile tecnica. La scelta si inserisce nella linea adottata anche dalla Turchia, che ha deciso di comprimere la durata del summit per evitare che l’appuntamento si trasformi nell’ennesimo terreno di scontro tra il presidente americano e gli alleati europei, spesso accusati da Trump di investire troppo poco nella difesa.
Nonostante il rapporto privilegiato tra Erdogan e il presidente statunitense, il leader turco mantiene anche solide relazioni con la presidente del Consiglio italiana. Tuttavia, a poche ore dall’inizio del vertice, Trump è tornato ad attaccare Meloni sui social con un nuovo affondo, accompagnato da un contenuto interpretato come una velata offesa sessista. Per questo motivo l’organizzazione dell’evento ha predisposto un protocollo particolarmente rigoroso, così da limitare eventuali situazioni imbarazzanti tra i due leader.
A Palazzo Chigi, Meloni ha riunito i ministri più vicini per confermare la linea già annunciata dopo il G7: «Non ci saranno più risposte». Replicare nuovamente alle provocazioni del presidente americano, infatti, significherebbe alimentare una polemica che il governo italiano considera sterile. Parallelamente, la premier ha mantenuto contatti riservati con alcuni esponenti dello staff della Casa Bianca, tra cui Jared Kushner, marito di Ivanka Trump, con il quale esiste da tempo un canale di confronto consolidato. Secondo quanto emerso, anche all’interno dell’entourage presidenziale sarebbe stata accolta con irritazione l’ultima uscita del presidente.
Dietro il deterioramento del rapporto personale tra Meloni e Trump ci sarebbero diversi episodi recenti. Tra questi, il video del G7 nel quale la premier appare mentre gli spiega alcuni aspetti del confronto con il dito puntato verso di lui e, soprattutto, la successiva replica affidata a un video pubblico in cui rivendicava che «gli italiani e io stessa non imploriamo mai». Proprio questa risposta avrebbe trasformato una divergenza politica in una questione personale. Lo stesso Trump, pur avendo criticato numerosi leader europei come Emmanuel Macron e Friedrich Merz, avrebbe considerato un affronto il fatto che Meloni fosse stata l’unica a replicare direttamente alle sue dichiarazioni.
Alla vigilia della cena ufficiale era circolata anche l’ipotesi che la presidente del Consiglio potesse limitare la propria partecipazione al ricevimento o presentarsi in ritardo. Una scelta che, tuttavia, rischierebbe di favorire proprio la narrativa del presidente americano. È invece certo che Meloni non condividerà il tavolo con Trump, poiché il protocollo ha previsto una disposizione su numerosi tavoli separati. Come riportato dal Corriere, nel suo staff il clima viene descritto con poche parole: «Non sarà gelida, di più». L’obiettivo della premier resta comunque quello di concentrare l’attenzione sugli interessi italiani, puntando a inserire nella dichiarazione finale una Nato più attenta anche al fianco meridionale dell’Europa, alla tutela delle infrastrutture strategiche e al progressivo incremento della spesa per la difesa fino al 3,5% del Pil nell’arco di tre anni.
