Avagana- Afghanistan: il posto che ho chiamato casa COMMENTA  

Avagana- Afghanistan: il posto che ho chiamato casa COMMENTA  

DOVE LA FINZIONE DIVENTA REALTA’

Prima della fine degli anni ’60, tutto quello che sapevo sll’Afghanistan era contenuto nei caravan di James Michener e ben un decennio sarebbe dovuto passare prima che Anthony Quinn fosse vistovisto galoppare attraverso un deserto immaginario sul grande schermo.


Eppure, eccoci qui … pronti ad imbarcarci verso una nuova avventura. Un’avventura verso l’ignoto. Mi è piaciuto. Tuttavia, la mia madre e mia sorella erano meno entusiaste di me alla prospettiva di vivere in un paese nel quale non c’era niente da imparare se non passi increduli nel primo capitolo di un romanzo!

In qualche modo, questa volta si respirava un’aria diversa. Abbiamo accettato questa avventura senza sapere nulla sul paese o sul popolo che lo abita. Anni dopo abbiamo trovato difficile lasciarlo ed oggi, più di 45 anni dopo, nessuno di noi si sarebbe perso il prossimo volo se fosse stato ancora possibile.


Allora vieni con me se ti va per rivivere insieme tante avventure  di cui sono stata protagonista nel passato. Oggi, andremo a visitare l’Afghanistan, il modo in cui era quando l’ho chiamato casa. Era diverso … molto diverso da oggi.


LE DONNE VELATE: Erano poche e lontane tra loro … quelle donne che erano disposte a farsi fotografare. Ed erano belle, dorate, misteriose, con gli occhi profondi in cui nuotavano lampi di luce e sogni.

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LA FONDAZIONE KHALED HOSSEINI fornisce assistenza umanitaria al popolo dell’Afghanistan. Istituita con la collaborazione dell’autore del bellissimo romanzo popolare Il cacciatore di aquiloni, è una buona causa a cui diamo il nostro contributo. Fatelo anche voi: andate a visitare la loro pagina facebook, potreste scoprire tante cose di cui non sospettavate nemmeno l’esistenza!

IN VIAGGIO SUL CARRETTO:  Avete protesi, occhiali, dentiera o simili? Rimuovetele e tenetevi forte. Sarà una corsa grintosa e polverosa.

Assicuratevi di sapere dove si sta andando, prima di impegnarsi in questa avventura in calesse. Su questo mezzo tipico del luogo, cui la gente del posto è avvezza, ci si siede su un sediletto poco imbottito che tende ad amplificare tremendamente i solchi della strada.

Non ci sono cinture di sicurezza e come pesci persico precari, potreste non trovare una posizione comoda per sedersi. Vi porto a spasso per la città prima che il sole tramonti, a visitare alcune persone.

NON SI PARLA DI POLITICA Ci è voluto un pò prima che ci rendessimo conto di come si interagisce con i vari membri delle società afghane.

Forse la chiave per la nostra accettazione da parte di tutti è che per noi erano tutti uguali.

Non abbiamo mai fatto alcuna distinzione e all’epoca, in effetti, le distinzioni erano fantasia. Tuttavia, fin dal primo giorno ci è rimasta la nomina di “stranieri”. Con una sola eccezione.

Siamo stati entro i parametri di ciò che era accettabile. Hmmm … in molte occasioni noi (Io) abbiamo superato i limiti senza alcuna conseguenza. A volte, invece, (vorrei correggere che “Io”) ne abbiamo subito le ripercussioni. Avrei dovuto capirlo subito.

In generale, l’accettazione è stata rapida. Probabilmente perché le persone con cui sono venuta a contatto avevano capito che stavamo interagendo con loro da pari a pari.

Potrei raccontare tante storie sulle cose che ho fatto in quanto giovane donna sola in un Paese dominato dagli uomini, cose cui mi è stato permesso di vedere e partecipare, il modo in cui mi mostravano riguardo nonostante il mio status di femmina straniera. Un sacco di storie da raccontare …

Queste cose sono impensabili oggi, forse anche allora – ma quello che ho vissuto durante i miei viaggi lungo le strade meno percorse è stato grazie alla loro accettazione e questo lo serberò sempre nel cuore.

Al nostro arrivo in Afghanistan, una delle prime cose che abbiamo notato è che i bambini erano per lo più riccioluti e castani con gli occhi azzurri o verdi. Strano, perché gli adulti erano sicuramente di origine asiatica del sud. Davvero? Mio Dio, avrei giurato di essermi appena imbattuta nel cugino di secondo grado di Gengis Khan – forse la sua famiglia allargata. Mongoli se mai ne avessi visto uno. L’unica cosa che mancava era il cavallo e la frusta stretta tra i denti. Il che sarebbe avvenuto presto.

La popolazione era, ed è tuttora, molto diversa da come la si potrebbe immaginare. E sono tutti afghani! Quindi, diamo uno sguardo alle tante facce di Avagana.

Ho scattato tante foto e tutti hanno posato volentieri per me … in un paese e in un momento in cui ero stata specificamente avvertita che i cittadini non volevano farsi fotografare. E ‘considerato un cattivo presagio.

Sbagliato. Chiedi e ti sarà dato. Smile – è universale e funziona! Hanno sempre sorriso. L’importante è mostrare loro la fotocamera, come funziona e tutti saranno ben contenti di farsi fotografare. Semplice come bere dell’acqua.

Se poi si porta loro una copia della foto e si diventa loro amico per sempre. Realizzate quanti amici avremo sempre laggiù?

SENZA SBOCCO SUL MARE:  L’Afghanistan è sempre stato un paese al bivio della storia. Grazie alla sua posizione senza sbocco sul mare ed alla sua conformazione di montagna sulla mappa del mondo, sarà sempre tra qui e là e, infine, sempre nel percorso di qualcuno.

Questo non cambierà mai. E potete essere altrettanto certi che nessuno potrà mai cambiarne la cultura.

Il paese oggi mostra il peggio di sé  – un paese devastato dalla guerra – ma ancora aggrappato ad un altro modo di vivere – un modo che il resto del mondo si è  lasciato alle spalle secoli fa.

Ma questa è la nostra storia di Avagana – le persone ed il paese come li conoscevo io. E’ la storia di un paese che si deve scoprire e ad amare. Niente potrà cambiare la situazione. Niente. E nessuno.

IL PAESE DEI LAPISLAZZULI: Se siete mai entrati in un bazar in Medio Oriente o in Asia, avrete di certo scoperto un paio di negozietti con tutti i loro abiti in mostra, ma a Kabul i piccoli tesori erano ovunque.

Il gioielliere del primo incontro era niente in confronto all’artigiano nella stanza sul retro di un negozio di grande nome. Stava accovacciato lungo il marciapiede di una strada rumorosa circondato da tutti i suoi strumenti. Ma lui era un gioielliere, e batteva via le bande d’oro con quello che sembrava uno strumento un pò troppo pesante. Il mio primo pensiero? Sicuramente lui non aveva intenzione di modellare quel pezzo d’oro o gioielli in argento o tribali vari con quelle pinze mostruose? Oh, sì, sì, l’aveva … e su un’incudine di troppo.

Yikes! Questo scalpello greggio stava per sgretolare un pezzo enorme di lapislazzulo! I bordi del mio anello sono taglienti come lame ed  il lato invisibile della pietra è ruvida e cesellato, ma la parte superiore è levigata e nessuno potrà mai affermare che il gioiello sia stato fatto a macchina. Lo so altrimenti.

I RAGAZZI DEL MERCATO: Una tradizione del Sabato mattina, era quella di andare al mercato a scattare fotografie. Non mi hanno mai delusa con i loro sorrisi o con ciò che potevano offrirmi della loro ospitalità gioviale.

LE VECCHIE MANI DI KABUL:  C’era un bel gruppo di noi allora. Non migliaia, forse non addirittura centinaia, ma noi non ci perdevamo mai un cambiamento, anche se questo significava guidare un paio di centinaia di chilometri per farlo.

Quelli di noi che hanno vissuto in Afghanistan in quegli anni di pace sono sempre meno.

Aushak, kebabs e pallow sono ancora ogni nel nostro menu e passiamo spesso una serata ricordando quei giorni.

Potremmo non essere imparentati con quegli occhi scuri, quelle vecchie mani lise dalla fatica e dagli stenti, ma saremo sempre una famiglia.

UNA DELLE TANTE AVVENTURE:  A proposito, vi ho detto che avremmo potuto vivere ad Ulan Bator, invece che a  Kabul?

Suppongo che papà immaginasse le sue ragazze non avessero niente altro da fare che gironzolare attraverso gli ampi spazi aperti o imparare a sfornare ghee. Forse un po’ troppo lontano nel tempo per lui il ricordo? Ma … non l’ho mai lasciato dimenticare così alla prima occasione in cui ho dovuto trascorrere del tempo in una yurta, l’ho fatto. Ma è nelle steppe alta montagna vicino a Bamiyan, non in Mongolia.

TASHAKOR: (cioè Grazie!)  Non potevo pensare che il mio sguardo dei “tempi passati” e “ciò che è stato” si potesse tradurre in tanti onori.

Il 26 marzo, ho avuto l’onore di vincere il  RocketSquids della settimana, una seconda stella viola e la sfida settimanale per le migliori fotografie di viaggio.

E due giorni dopo – Obiettivo del giorno?

Wow. Non avrei mai immaginato che l’apertura di una finestra sul passato, avrebbe avuto un tale impatto, ma sono più che lieta di vedere che questa, seppur piccola,  porzione di una vasta raccolta di foto ha esposto un quadro completamente diverso su un angolo remoto del mondo. Ma spete come si dice … una foto vale più di mille parole.

Molte grazie per il Team di Squidoo e di comequando per il loro riconoscimento.

Desidero anche estendere molte grazie a tutti i visitatori per le SquidLikes ed i commenti. Essi sono tutti sempre molto apprezzati.

Potrei  prendere seriamente in considerazione di mettere via i ferri da calza per continuare la scansione di una vita attraverso la  fotografia ed, invece, prendo in mano la penna per documentare le mie innumerevoli avventure.

Lens.

 

 

 

 

 

 

 

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