Befana: tradizione e origine della festa

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Befana: tradizione e origine della festa

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Avete trovato caramelle o carbone nella vostra calza della Befana? Come mai si affida ad una vecchietta volante la consegna di altri regali dopo Natale?

Per i bambini italiani è un po’ come un Natale bis: la Befana, “che vien di notte con le scarpe tutte rotte”, atterra con la sua scopa nelle case per riempire di dolciumi le calze appese, – nell’immaginario più poetico -, sul camino. Mentre l’Epifania, per la stragrande maggioranza delle confessioni derivate dal Cristianesimo, coincide con la visita dei Magi alla grotta dove nacque Gesù, nel nostro Paese è una vecchierella malconcia ad avere un ruolo da protagonista nella giornata del 6 gennaio.

Questa data non è stata scelta a caso, bensì con un calcolo che conferisce alla parola greca ἐπιφαίνω, ovvero epifàino, che significa letteralmente “mi rendo manifesto”, anche il significato di “battesimo”, che i padri della Chiesa decisero di far ricadere dodici giorni dopo il Natale, con lo scopo di riassorbire il simbolismo attribuito al numero 12, proprio degli antichi riti pagani del Sol Invictus legati a questo periodo dell’anno.

Per chi segue il calendario gregoriano, quindi, l’Epifania si festeggia il 6 gennaio, mentre per le Chiese Orientali che ancora adottano il calendario giuliano, il 19. L’uso di recare dei doni in questa ricorrenza si rifà, soprattutto, ai Re Magi Baldassarre, Gaspare e Melchiorre, che portarono oro, incenso e mirra a Gesù appena nato: in Spagna, infatti, i bambini si aspettano la consegna dei regali proprio dai tre saggi. Mentre il significato dei primi due doni è abbastanza intuitivo, il terzo regalo può essere più difficile da interpretare: la mirra è praticamente la resina di un albero, che veniva usata anche per imbalsamare i corpi e potrebbe essere legata alla sofferenza tramite la quale ci si libera dei peccati, oppure alla stessa passione di Cristo sulla croce.

La nostra amata Befana, invece, come si colloca in relazione alla notte in cui i Magi arrivarono ad adorare Gesù Bambino? Il legame si deve ad una leggenda nata agli albori del Medioevo, secondo la quale i saggi chiesero aiuto ad una vecchina per individuare il cammino verso la grotta della Natività e cercarono di convincerla invano a seguirli per rendere omaggio al Messia, ma ella preferì restare in casa.

Poco dopo, pentitasi di non essere andata con loro, l’anziana donna cucinò tantissimi dolcetti, li mise dentro un capiente cesto e partì in cerca dei tre Magi, senza riuscire a trovarli: mentre vagava senza meta, si fermò di casa in casa, distribuendo i dolciumi a tutti i bambini, sperando inutilmente che uno di loro fosse Gesù. Non riuscendo a darsi pace, da quella notte continuò a girare il mondo in lungo ed in largo recando doni ai piccoli, come per farsi perdonare. Più tardi, per sottolineare la distinzione tra bene e male, si cominciò a dire che la Befana avrebbe portato golosità e giocattolini solo ai bimbi che erano stati buoni, mentre quelli cattivi avrebbero trovato nelle calze solo carbone e aglio. Secondo altre credenze, la Befana sarebbe la legittima consorte di Babbo Natale o, comunque, una sua parente o amica, mentre in altre culture è conosciuta come la moglie di un vecchietto molto brutto, alla cui vista i bambini si spaventano al punto da scappare a gambe levate. La scelta delle calze come contenitori ideali per i doni della Befana deriva, secondo alcuni, da una leggenda che racconta che Numa Pompilio, uno dei 7 re di Roma, nel periodo del solstizio d’inverno usasse appendere una specie di calzettone all’interno di una grotta, per farsi portare degli omaggi da una ninfa; molto più probabilmente, le calze di lana erano un indumento a disposizione di tutte le fasce della popolazione, proteggevano dal freddo e, essendo anche elastiche, si potevano allungare con il peso di caramelle, frutta secca ed altre leccornie, arrivando a contenerne davvero tante!

In ogni caso, secondo gli storici, furono gli antichi Romani i primi ad immaginare delle figure femminili che volavano sopra i campi coltivati per propiziare i raccolti nei primi dodici giorni dell’anno: inizialmente, a sorvolare le coltivazioni sarebbe stata la dea della caccia e della luna Diana, poi il compito venne attribuito a Satia ed Abundia, rispettivamente divinità della sazietà e dell’abbondanza.

Possibile anche che il mito della buona vecchina si associ ad un’altra festa invernale in voga nell’antica Roma e dedicata a Giano, il dio bifronte che dà il nome al mese di gennaio, che con una faccia guarda al vecchio anno e con l’altra al nuovo e a Strenia o Strenua, dea legata a salute e prosperità, il cui nome ha dato origine anche alla parola “strenna”. In Germania, invece, la Befana viene sovrapposta a Holda e Bertcha, personificazioni femminili dell’inverno. Le sembianze da strega della dolce vecchietta risalgono invece al Basso Medioevo, quando si cominciò a rappresentarla a cavalcioni di una scopa di saggina, ritenuta simbolo di stregoneria, mentre il carbone, resto dei fuochi accesi nei campi per allontanare il gelo, divenne la punizione moralmente esemplare per i bambini che si erano comportati male.

Come Santa Claus ha la sua dimora a Rovaniemi, in Finlandia, anche la Befana doveva trovare un luogo che la rappresentasse e da parecchio tempo ha trovato asilo ad Urbania, nella Marche, che anticamente si chiamava Casteldurante: in questo pittoresco paese, dal 2016 esiste anche una vera e propria casa per la vecchina in piazza San Cristoforo, con tanto di ufficio postale ed organizzazione di incontri ludici e didattici per i bambini.

Ogni anno, per quattro giorni, la Festa della Befana di Urbania attira tra i 50 ed i 60mila visitatori, con almeno 4000 calze appese per il centro e le emozionanti discese di figuranti travestite come da tradizione dalla torre campanaria e dal Palazzo Comunale.

Molte le altre tradizioni e gli elementi che caratterizzano la festività dell’Epifania nei paesi cristiani: il fuoco purificatore dei falò mutuati dagli antichi culti solari, le feste di piazza, la stella cometa che, secondo il Vangelo di Matteo, apparve su Betlemme per guidare i Magi; diffusa in tutta Europa anche la consuetudine di preparare dei dolci da forno, nel cui impasto viene nascosta una figurina che rappresenta uno dei Magi: chi la troverà, sarà re per un giorno. In Francia, per il 6 gennaio viene preparata la galette des rois, il dolce dei re, una galletta di pasta sfoglia o una brioche al profumo di fiori d’arancio, a seconda delle zone, accompagnata da marmellata, frutta fresca o candita, crema frangipane, salsa di mele o cioccolato.

Anche in Brianza esiste una misteriosa tradizione pasticcera, quella dei “papurogi” di Desio (MB), dolci di pasta di pane a forma di bambolotto (in dialetto “papurot”), al cui semplice impasto vengono aggiunte anche uova, latte, burro e zucchero.

Una volta cotti, vengono decorati con ciliegie candite e spolverizzati di zucchero a velo. A Varese, invece, si preparano dei dolciumi di pasta sfoglia a forma di cammello, la cavalcatura più famosa con la quale i Magi sarebbero arrivati a Betlemme. Secondo una leggenda mai confermata, alcune reliquie appartenute proprio a Gaspare, Melchiorre e Baldassarre transitarono nel varesotto dopo essere state trafugate da Federico Barbarossa, che le rubò dalla chiesa milanese di Sant’Eustorgio per farne dono all’Arcivescovo di Colonia, in Germania.

Nell’Europa dell’Est, invece, il giorno dell’Epifania si dà luogo ad una sorta di “cimento invernale”, nel quale ci si tuffa in acqua (verosimilmente gelida…) per ripescare una croce di legno gettata solitamente in un fiume da un Pope. Negli USA, infine, si festeggia il Three Kings Day, il giorno dei tre Re, amato soprattutto negli stati meridionali e ritenuto una festa popolare di passaggio tra il Natale ed il Carnevale.

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