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F1, “I Geni”… della Red Bull

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F1, “I Geni”… della Red Bull

E’ giunto il momento di rassegnarsi. Niente da fare per il mondiale, parola di Fernando Alonso. Adesso è solo una questione tra Vettel e Vettel. Tanto di cappello alla Red Bull che anche a Monza, ha risposto agli atti intimidatori del cavallino, sotto forma di alettoni e prese d’aria, dimostrando una volta per tutte l’enorme superiorità ingegneristica. Al campione tedesco vanno i più sinceri complimenti per la sua crescita professionale. Uno stile degno di un numero 1, alla faccia dei fischi di un pubblico tipicamente italiano, indegno e ignorante.

Il duro lavoro non è servito a niente agli uomini della Ferrari, ma questo già lo immaginavano. I tecnici del cavallino si saranno affidati al detto “la speranza è ultima a morire”, morta quella però, non resta che piangersi addosso per l’ennesima volta come negli ultimi 5 anni. La tecnologia fa passi da gigante soprattutto in Formula 1, e se si parte male, non si può recuperare facilmente.

Anche perchè non si corre da soli e di certo gli altri non rimangono a guardare. Cambiare il personale (vedi James Allison) a metà stagione, non comporta obbligatoriamente a miracoli inaspettati. Forse per il prossimo anno potrai rimediare ad alcuni (probabili) errori, visto il regolamento totalmente rinnovato, ma l’amarezza del presente non si potrà mai dimenticare.

Appioppare quindi la colpa ad Alonso per non essere stato lucido in qualifica, o a Massa per aver dato quel pizzico di orgoglio, solo nel momento dell’addio (rimanendo sempre al di sotto delle aspettative, soprattutto negli ultimi 4 anni), non possono essere ritenute come attenuanti valide per una vettura nata male, ed una scuderia allo sbando amministrativo.

Onore e merito vanno invece attribuiti al percorso della Red Bull, che è stato coltivato nei minimi dettagli, da un grande “futurista” come Adrian Newey. Credere in un progetto a lungo termine può essere molto logorante, ma quando le soddisfazioni si mostrano come tali, la voglia di proseguire sempre ad alti livelli viene spontanea e ben oltre la conquista del 4° titolo mondiale.

Chapeau.

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