Sofferenza, parola chiave della dottrina buddhista COMMENTA  

Sofferenza, parola chiave della dottrina buddhista COMMENTA  

L’aspetto della sofferenza è una delle cose più importanti che imparerai a comprendere se sei intenzionato a convertirti al buddismo. La sofferenza è l’unica verità che lega i concetti fondamentali in questa religione, come ad esempio: le Quattro Nobili Verità, i tre veleni, le dieci opere meritorie, le tre caratteristiche universali, le tre verità universali, e così via.


La sofferenza è la parte fondamentale del Buddismo di cui si fa riferimento specialmente nelle Quattro Nobili Verità: (qui tratteremo le prime 2 verità)

  • Dukkha,
  • Samudaya,
  • Nirodha e
  • Magga 

Dukkha, la Nobile Verità della sofferenza, spiega che tutti noi soffriamo. La sofferenza di una persona è diversa da quella di un’altra. Gli esseri umani non sono perfetti perché il mondo non è perfetto. La vita non è perfetta. C’è il detto che la vita è ingiusta. Per la maggior parte, la vita è un po’ ingiusta. Invece di aggrapparci al rancore, dobbiamo imparare a lasciarci andare. In caso contrario, si finisce per soffrire.


La sofferenza si presenta in molte forme diverse. Si può avere la sofferenza fisica, la sofferenza mentale e la sofferenza spirituale. Fisicamente, ci soccombere alla vecchiaia, alla debolezza e al dolore.


In questo senso, questo può essere collegato con il “desiderio” che è il primo dei tre veleni del Buddismo. Senza accettare che invecchiare e morire fa parte del ciclo della vita, potremmo trovare difficile lasciare la nostra giovinezza alle spalle. Possiamo diventare pericolosamente ossessivi a causa di questo e così si finisce per farsi del male.

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Per quanto riguarda il Samudaya, ogni sofferenza ha una fonte. Tutti soffriamo in un modo o in una forma. Niente dura per sempre. La vita, a sua volta, non è affatto un’eccezione.

La verità della sofferenza, per quanto riguarda il Buddismo, si può trovare nelle prime due delle Quattro Nobili Verità. Questo è interconnesso con i tre veleni di cui si parla nel buddismo tibetano.

Ma, si può sempre lasciare andare tutto ciò che ci fa soffrire. Siamo in grado di lasciar andare la nostra ossessione, la nostra avidità, il nostro odio e i nostri rancori passati.

Per quanto riguarda la Nobile Verità finale della sofferenza, fino a quando si può rimanere in uno stato d’animo e di tranquillità, non soffriamo. Dal giorno in cui siamo nati, si comincia a soffrire. Si passerà attraverso molte cose che ci faranno soffrire. Il Buddismo incoraggia a riflettere sulle radici della nostra sofferenza.

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