Mafia, Nicola Ferraro: sequestrati beni per oltre 3 milioni di euro

Napoli

Mafia, Nicola Ferraro: sequestrati beni per oltre 3 milioni di euro

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Ferraro, elemento chiave per il clan dei casalesi

Un maxi-sequestro di beni da 3 milioni di euro nei confronti di Nicola Ferraro, ex consigliere regionale campano dell’Udeur, imprenditore del settore trattamento rifiuti, detenuto e condannato il 16 aprile 2015 in via definitiva per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso.

Il personale della Polizia di Stato e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta (in esecuzione del decreto emesso dalla Seconda Sezione Penale, Collegio D, del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere) ha sottoposto a sequestro, in Campania e nel Lazio, i beni, le partecipazioni societarie, i rapporti finanziari e bancari, tutti riconducibili a Ferraro.

Sono stati posti a sequestro, nello specifico: 8 fabbricati (all’interno dei quali sono stati trovati anche opere d’arte), un terreno, le quote di due societa’, una vettura e due moto, nonché conti correnti, conti di deposito e investimenti finanziari. Quasi tutti i fabbricati sono nel casertano tranne uno a Formia così come le società di cui sono state sequestrate le quote sociali.

L’indagine

Ferraro, ex esponente dell’Udeur e imprenditore nel settore del trattamento dei rifiuti, è attualmente detenuto perché condannato, il 16 aprile 2015, con sentenza passata in giudicato per concorso esterno in associazione di tipo mafioso.

L’esecuzione del sequestro dei beni rappresenta l’epilogo dell’attività investigativa svolta dalla Divisione polizia Anticrimine della questura di Caserta e dal Nucleo di polizia Tributaria di Caserta che ha permesso di ricostruire gli asset patrimoniali e finanziari nella disponibilità, diretta e indiretta (tramite i suoi familiari), di Ferraro acquisiti con i proventi delle attività illecite commesse nel tempo

Il ruolo di Ferraro

Ferraro, infatti, è stato riconosciuto dal giudice penale come imprenditore e politico colluso, almeno dal 2000 in poi e comunque già prima della sua elezione al Consiglio della Regione Campania avvenuta nel 2005, con esponenti di spicco del clan dei casalesi, appartenenti alle fazioni degli Schiavone e Bidognetti.

Secondo gli inquirenti, l’uomo sia attraverso la propria attività imprenditoriale,come amministratore della ECOCAMPANIA s.r.l., ora fallita, che quella politica, ha avuto un ruolo chiave nel raggiungimento di determinati scopi del clan, ricevendone in cambio sostegno elettorale ed un appoggio determinante per la sua stessa affermazione imprenditoriale.
Il ruolo di sodale dell’imprenditore, emerge chiaramente dal compendio probatorio raccolto in sede penale e costituito da intercettazioni telefoniche, propalazioni accusatorie di molteplici collaboratori di giustizia e indagini di polizia giudiziaria eseguite per trovare riscontri alle predette dichiarazioni.

Non solo, nel corso delle indagini è emerso che Ferraro, era un importante intermediario tra gli amministratori degli enti locali e le organizzazioni criminali di riferimento, per favorire quest’ultime con appalti e contributi pubblici, riuscendo quasi a monopolizzare il redditizio settore economico della raccolta e smaltimento dei rifiuti, e non solo nel territorio casertano.

Il patrimonio

Nel comunicato della Polizia, si legge che per risalire all’origine del rilevante patrimonio di Ferraro e della sua famiglia, è stata acquisita, con riferimento all’ultimo ventennio, una copiosa documentazione, tra cui: i contratti di compravendita dei beni e delle quote societarie nonché numerosi altri atti pubblici che hanno interessato nel tempo l’intero nucleo familiare investigato, verificando poi, per ogni transazione, le connesse movimentazioni finanziarie sottostanti alla creazione della necessaria provvista economica.

Il materiale così reperito è stato oggetto, pertanto, di circostanziati approfondimenti che hanno consentito di accertare che gran parte delle attività e dei beni entrati nella disponibilità dell’uomo e familiari, sono stati ottenuti grazie alla stretta contiguità dell’ex consigliere regionale con il “clan dei casalesi”.

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