Tiziana Cantone: dopo il suicidio Il Fatto Quotidiano chiede scusa COMMENTA  

Tiziana Cantone: dopo il suicidio Il Fatto Quotidiano chiede scusa COMMENTA  

Tiziana Cantone
Tiziana Cantone: dopo il suicidio Il Fatto Quotidiano chiede scusa

Peter Gomez, direttore de Il Fatto Quotidiano, si scusa per un articolo dedicato a Tiziana Cantone, pubblicato nel 2015.

Dopo il suicidio di Tiziana Cantone, ragazza napoletana protagonista di un video dai contenuti espliciti, Il Fatto Quotidiano ha fatto mea culpa. Il direttore Peter Gomez si è scusato per l’articolo pubblicato nel 2015 quando la vicenda è diventata di dominio pubblico.


Il video che ritraeva Tiziana Cantone ha fatto il giro del web, passando dai social network ai siti per adulti. Probabilmente tutti o quasi si erano dimenticati di lei, ma negli ultimi giorni la vicenda è tornata a galla dopo la sentenza del tribunale che le aveva riconosciuto il diritto all’oblio, ma l’aveva condannata al pagamento delle spese giudiziarie di 4mila euro, perché ritenuta consenziente.


Intanto la procura di Napoli ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. Quanto all’articolo de Il Fatto Quotidiano, Peter Gomez ha preso la parola dopo che su Facebook (arma a doppio taglio) ha iniziato a girare il pezzo incriminato, firmato dalla blogger Elisa D’Ospina dal titolo “Tiziana Cantone, gira un video hard con l’amante e diventa il nuovo idolo del web”.


Cliccando su quel link, si viene reindirizzati direttamente al pezzo di Gomez. Scrive il direttore del giornale:

Sbagliando avevamo trattato la cosa come una sorta di fenomeno di costume e avevamo come altri ipotizzato che la vicenda potesse essere un’operazione di marketing in vista del lancio di una nuova attrice. L’errore commesso è evidente e innegabile. Non eravamo davanti a un caso di costume, ma un caso di cronaca che come tale andava trattato e approfondito per poi avere in mano elementi sufficienti per decidere se pubblicare o meno – aggiunge – E credo che se avessimo fatto fino in fondo il nostro mestiere quel pezzo del 2015 non sarebbe mai finito in pagina.

Peter Gomez ha ragione quando dice che il suo giornale ha avuto solo una piccola parte nel “misfatto compiuto dal web” e che ha avuto come drammatico epilogo la morte di Tiziana Cantone ma nelle sue scuse, avrebbe dovuto spingersi oltre e dire davvero come stanno le cose: la stampa online vive di click, di notizie virali che spesso notizie non sono, quando non si tratta di clamorose bufale e spudorate falsità.

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La condivisione va a discapito della qualità dell’informazione. Le testate giornalistiche si sono adeguate alle nuove dinamiche perché la gente s’informa e ancor più spesso, si disinforma tramite i social network.

In tutto ciò, il lettore non è esente da colpe. Non può chiamarsi fuori se spinto dalla morbosità di un titolo ambiguo clicca e legittima quel modo di fare informazione. Anzi, ormai neanche ci si sforza più di leggere l’articolo, ci si ferma al titolo perché la smania di commentare è più forte di tutto.

Gomez conclude dicendo:

Anche davanti a storie e vicende già pubblicate da altri o già conosciute tramite i social da milioni di persone, il nostro giornale online deve riflettere dieci minuti di più prima di commentare o raccontare. Non per dare lezioni a nessuno (che evidentemente mai come in questo caso non siamo in grado di dare), ma per poter dire a noi stessi che abbiamo fatto fino in fondo, con correttezza, il nostro dovere.

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