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Alluvioni in Nepal: bilancio delle vittime e soccorsi in corso

Alluvioni in Nepal: bilancio delle vittime e soccorsi in corso

Le devastanti alluvioni in Nepal hanno causato centinaia di vittime e dispersi. Scopri gli ultimi aggiornamenti e le operazioni di soccorso in corso.

Le autorità nepalesi hanno aggiornato il bilancio delle vittime delle alluvioni che hanno colpito il Nepal e il confine con il Tibet, con operazioni di ricerca e soccorso in corso nei distretti di RasuwaNuwakot e Chitwan dalla mattina dell’evento.

Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2026. L’evento ha avuto impatto nazionale e internazionale per la portata delle esondazioni e dei danni infrastrutturali, oltre alla necessità di assistenza esterna.

Bilancio vittime e persone disperse

Il numero complessivo delle vittime è salito a 469 secondo i dati diffusi dalla polizia nepalese. I corpi recuperati sono stati trovati in diverse località: 12 nel distretto di Rasuwa37 a Nuwakot33 a Dhading44 a Gorkha e 178 a Chitwan.

Altri 28 corpi sono stati recuperati a Tanahun110 a Nawalparasi Bardaghat Purba e 27 a Nawalparasi Bardaghat Paschim.

Le ricerche proseguono per oltre 1.400 persone ancora disperse, tra cui 28 agenti della polizia nepalese risultati irreperibili dopo il disastro.

Zone colpite e dinamica dell’evento

Le aree maggiormente interessate comprendono i distretti di RasuwaNuwakotDhadingGorkhaChitwanTanahun e Nawalparasi Bardaghat Purba. Al confine con il Tibet una valanga di ghiaccio e rocce ha innescato ondate improvvise nel bacino del fiume Bhotekoshi provocando esondazioni nella fase iniziale dell’emergenza.

Le inondazioni hanno travolto villaggi, infrastrutture e impianti idroelettrici lungo i bacini fluviali. Le autorità cinesi hanno attivato un livello IV di risposta alle inondazioni in Tibet per il rischio di rottura di un lago di sbarramento e hanno inviato esperti nella contea di Gyirong.

Centrale idroelettrica Upper Trishuli e cause dell’inondazione

L’Upper Trishuli Hydropower Project nel distretto di Rasuwa è stato teatro di una crisi quando una piena violenta del fiume Bhotekoshi ha intrappolato persone all’interno di un tunnel. L’esercito nepalese ha coordinato le operazioni e ha tratto in salvo circa 350 lavoratori e residenti, mentre oltre 100 persone restavano bloccate nella struttura nelle fasi successive.

Un’analisi ha attribuito l’evento al distacco di una larga porzione di ghiacciaio al confine tra Nepal e Tibet che ha riversato ghiaccio, rocce e detriti nel fiume, provocando un’inondazione improvvisa che ha spazzato via ponti, villaggi e centrali idroelettriche. Una precedente ipotesi di sisma è stata esclusa da indagini sismiche.

Interventi e assistenza internazionale

Le operazioni hanno coinvolto forze di sicurezza locali, squadre di soccorso e la Tourist Police e hanno richiesto assistenza esterna dall’India dalla Cina e da partner internazionali. L’India ha inviato aiuti su più voli: una seconda tranche con 37,5 tonnellate di materiali, medicinali e razioni alimentari è arrivata per l’assistenza alle comunità colpite e il ministro degli Esteri Subrahmanyam Jaishankar ha annunciato la partenza di un volo con 10 tonnellate di aiuti e medicine essenziali.

Il Regno Unito ha stanziato 5 milioni di sterline e offerto l’invio di soccorritori; il premier Andy Burnham ha dichiarato: “È un quadro devastante quello che emerge da quanto accaduto in Nepal. Scene mai viste prima, certamente per la portata della devastazione”. Gli Stati Uniti hanno stanziato 500.000 dollari tramite un accordo con Catholic Relief Services per rifugi d’emergenza e servizi idrici e igienico-sanitari, come indicato dal Dipartimento di Stato.

Reazioni istituzionali, campo operativo e impatto sui turisti

La famiglia reale britannica, il Re Carlo e la regina Camilla hanno espresso cordoglio per le vittime. Anche il Vaticano ha espresso cordoglio: il cardinale Pietro Parolin ha scritto a nome del Papa affidando “le anime dei defunti alla misericordia dell’Onnipotente” ed esprimendo il proprio sentito cordoglio ai familiari delle vittime.

Le autorità nepalesi hanno mobilitato 4.050 agenti della polizia per la gestione dell’emergenza, il soccorso e le operazioni di ripristino. Tra i dispersi in una fase iniziale erano segnalati numerosi stranieri: 466 persone provenienti da 28 Paesi diversi, con 54 statunitensi e 33 britannici; sono stati segnalati inoltre 90 italiani tra Tibet e Nepal, con due coinvolti comunicati in buone condizioni dalle autorità competenti.

Le operazioni di soccorso continuano senza sosta, mentre forze locali e partner internazionali concentrano gli sforzi sulle evacuazioni il recupero dei corpi e la verifica delle persone non rintracciabili nelle aree montane e lungo le valli colpite.

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