Chi è Luigi di Maio, deputato del M5S?
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Chi è Luigi di Maio, deputato del M5S?
Politica

Chi è Luigi di Maio, deputato del M5S?

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Chi è Luigi di Maio, deputato del M5S?

La carriera politica di Luigi Di Maio, giovane esponente e deputato del Movimento 5 Stelle

Luigi di Maio è un politico italiano. 31 anni, nato ad Avellino, Di Maio ha studiato al liceo classico e ha frequentato giurisprudenza all’Università degli Studi di Napoli Federico II, senza però conseguire la laurea. Socio di un’impresa edile non si è mai dedicato al lavoro d’imprenditore ma ha lavorato come webmaster (amministratore di siti web) ed è giornalista pubblicista.

La carriera di Luigi Di Maio

La sua carriera politica inizia nel 2007, quando entra a far parte del Movimento 5 Stelle. Nel 2010 si candida come consigliere comunale nel suo comune ma non viene eletto. Dal 21 Marzo 2013, quando aveva 26 anni, è Vicepresidente della Camera dei Deputati ed è la persona più giovane che abbia mai ricoperto questo ruolo. Eletto per il Movimento Cinque Stelle, è stato membro dell’Ufficio di Presidenza della Camera, del Comitato di vigilanza sull’attività di documentazione e della commissione Politiche dell’Unione Europea.

Possiede una pagina Facebook e un blog personale, che usa per condividere le sue idee.

Campano di origine, nel 2015 ha attaccato l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Nuovo Centrodestra proprio sulla sua pagina Facebook scrivendo: “In Campania a maggio ci sono le elezioni regionali. Dite pure a Renzi ed Alfano di venire a fare campagna elettorale da queste parti. Gli sapremo dare l’accoglienza che meritano. Via a calci!”. Di Maio ha poi motivato questa frase spiegando che “ Renzi ha tagliato 9,7 milioni di euro per la sorveglianza sulla Terra dei Fuochi trasferendoli all’Expo. Quei soldi dovevano servire anche per l’utilizzo di nuovi droni di sorveglianza contro i roghi tossici”. Ecco allora perché il deputato di M5S ha invitato Renzi a non presentarsi in Campania solo per la campagna elettorale.

Luigi Di Maio, l’ascesa di un leader

L’agenzia Ansa riporta che Luigi Di Maio, intervistato da Giovanni Floris a Di Martedì, ha proposto un “contratto alla tedesca” per dare una linea programmatica a un eventuale esecutivo incaricato. L’impegno di governo sarebbe da sottoscrivere o con il Partito Democratico (primo interlocutore, secondo il deputato dei 5 Stelle) o con la Lega, escludendo Forza Italia, quest’ultima accusata di bloccare i tentativi di riforma del sistema politico italiano.

Il patto di governo dovrà essere estremamente preciso e dovranno essere escluse tutte quelle linee programmatiche non contemplate in fase di discussione (cioè quelle questioni che, da una parte o dall’altra, possono essere politicamente spinose). A meno di ventiquattro ore dall’inizio delle consultazioni con il Presidente della Repubblica, si apre per Luigi Di Maio, e per il movimento che rappresenta, una fase delicata.

L’esperienza con i Meetup

Luigi Di Maio è nato ad Avellino nel 1986. Figlio di un imprenditore edile e di un insegnante, inizia a occuparsi attivamente di politica nel 2007, quando fonda il Meetup di Pomigliano d’Arco. Sono i giorni del dopo V-Day: Beppe Grillo inizia a dare una prima struttura a quella che potrebbe risultare solo una generica manifestazione di dissenso verso i partiti politici e, più in generale, verso la classe dirigente del paese. Il comico e attivista genovese propone così la costituzione di gruppi di cittadini che si riuniscano per discutere e occuparsi attivamente dei problemi del loro territorio. Nel 2010 Di Maio si candida come consigliere comunale di Pomigliano ma non è eletto. L’esperienza di “rete sociale” non è comunque da sottovalutare, soprattutto in previsione di quello che accadrà, da lì a pochi anni, nel Movimento. Anche se una parte del pensiero di Grillo e di Gian Roberto Casaleggio vira verso la democrazia diretta (ancora da chiarire nelle sue forme istituzionali e nei suoi pesi e contrappesi) e nella fiducia quasi senza condizioni nelle potenzialità del web, si commette un grave errore sottovalutando i Meetup perché non sono affatto una realtà virtuale. E d’altra parte non sono neanche una sede di partito: sono semplicemente luoghi di incontro e di confronto, senza una sede fissa. La rete è capillare e coinvolge grandi città e comuni minuscoli. E i Meetup sono molto attivi. Queste riunioni, pur organizzate in modo informale, sono una piccola palestra politica: si evidenziano i problemi e si deve cercare una mediazione tra le soluzioni proposte.

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Vicepresidente della Camera

Il Movimento 5 Stelle continua a crescere ma non si è in grado di quantificare il suo valore in termini elettorali, almeno fino al 2012. La crisi finanziaria e politica che ha raggiunto l’apice nel novembre 2011 si fa sentire anche negli anni successivi e condiziona il quadro politico; nei cittadini cala progressivamente la fiducia nelle forze politiche “istituzionali”, cioè già presenti in Parlamento. Nelle elezioni regionali siciliane del 2012, il Movimento 5 Stelle è la lista più votata ma, non essendo in coalizione, non esprime il nuovo Governatore. Le amministrative in Sicilia sono però un’anticipazione di quello che accadrà nel 2013 a livello nazionale. Il Movimento 5 Stelle ottiene il 25%. Nessuna coalizione ha però una maggioranza netta; il M5S, contrario a ogni ipotesi di alleanza, si colloca all’opposizione.

Il 26enne Di Maio, candidato alle “elezioni parlamentarie”, è eletto alla Camera dei Deputati nel 2013 per la circoscrizione Campania 1. Il giovane deputato diventa Vicepresidente della Camera. Un ruolo importante: impara a conoscere la vita parlamentare e le sue dinamiche. Se la politica attuale, volente o nolente, si basa sulla personalizzazione (anche per chi sostiene che “uno vale uno”), Di Maio diventa in breve tempo il volto istituzionale del Movimento, contrappeso del più “barricadero” Alessandro Di Battista.

Dopo gli esiti non brillanti sia alle elezioni amministrative del 2014 sia a quelle europee dello stesso anno, Beppe Grillo propone la formazione di un comitato operativo, soprannominato ironicamente dai giornalisti il “direttorio”, con rimando alla rivoluzione francese. Compito del nuovo organismo è affiancare Grillo nell’analisi della situazione politica, proporre una linea e fungere da collegamento con il gruppo parlamentare. Ne fanno parte cinque deputati, tutti volti noti a livello mediatico: Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. In questo modo, inizia a formarsi il nucleo di una classe dirigente giovane, capace di controbattere al ricambio generazionale avvenuto nel Pd: nel 2014 infatti Matteo Renzi è all’apice della sua popolarità. È Il vicepresidente della Camera che, passo dopo passo, prende la parola sempre più spesso per giustificare cambiamenti di opinioni del gruppo (sull’euro, ad esempio) o per difendere le scelte degli amministratori locali (Virginia Raggi) o, successivamente, per ridimensionare e castigare comportamenti disdicevoli di alcuni membri del suo gruppo parlamentare (il recente caso dei rimborsi non versati).

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Capo politico

Nel settembre del 2017 Luigi Di Maio è eletto, con 30.936 voti su 37.442 votanti, ‘capo politico’ del Movimento e candidato premier per le elezioni parlamentari del 2018. Durante un comizio a Rimini, Di Maio rilascia alcune dichiarazioni interessanti, soprattutto se lette con il senno di poi: «Noi siamo stati l’argine all’astensionismo. Noi non siamo né di destra né di sinistra (…). Io sono cosciente del ruolo che mi è stato affidato: non ho il compito di cambiare il M5S, ho il compito di cambiare il paese». E sull’ipotesi di un governo monocolore: «Non possiamo illuderci di governare solo con chi ci ha votato, coinvolgeremo anche chi non lo ha fatto (…) Per noi non esistono figure tecniche o politiche, ma solo figure capaci». In altre parole, il discorso rassicura la base più militante del Movimento («Non ho il compito di cambiare il M5S») e l’elettorato deluso dalle altre forze politiche o che pensa di astenersi («Noi non siamo né di destra né di sinistra», «Esistono solo figure capaci»). L’investitura di Di Maio aiuta, in un certo senso, a sedare l’anima più rivoluzionaria del Movimento: la mediazione è necessaria per raggiungere una sintesi all’interno del proprio gruppo e anche con le altre forze politiche. In un’ottica di tripolarismo e con una legge elettorale che ha lasciato spazio alla rappresentanza proporzionale, è giocoforza saper trovare un compromesso. Meglio non farsi trovare impreparati, quindi.

Con le elezioni dello scorso 4 marzo i 5 Stelle ottengono un ottimo risultato, con quasi il 33% dei consensi. Ma non c’è una maggioranza e si aprono le trattative. Con l’elezione del Presidente della Camera Roberto Fico, il Movimento incassa un altro successo. Domani si apriranno, a un mese esatto dopo le elezioni, le consultazioni per la formazione del nuovo governo. Le parole di Di Maio a Di Martedì non sono passate inosservate. Il Partito Democratico, con un programma diverso da quello dei 5 Stelle e che teme di essere fagocitato in un’alleanza in cui non sarebbe protagonista, rispedisce al mittente l’offerta. “Il Pd, coerentemente con le decisioni assunte in direzione, dirà al Presidente Mattarella che non siamo disponibili ad alcun governo che abbia Di Maio o Salvini come premier- ha dichiarato Andrea Marcucci, capogruppo del Pd al Senato- La proposta del leader 5 Stelle è ovviamente irricevibile”. Ha rincarato la dose Maria Stella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera: «Di Maio dimostra scarsissima cultura istituzionale (…). Siamo noi indisponibili a fare un governo con chi dimostra di non aver compreso il ruolo che gli elettori gli hanno attribuito». Una piccola apertura arriva dal leader della Lega anche se «a differenza dei 5 Stelle, la Lega esclude qualsiasi alleanza di governo col Pd bocciato dagli italiani, scrive Matteo Salvini su Facebook e aggiunge: «La coalizione che ha preso più voti è quella di centrodestra e da questa si riparte, dialogando anche con i 5 Stelle ma senza subire veti o imposizioni».

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