Palermo, 1990. Biagio Conte è un giovane qualunque, inserito in una vita regolare, finché una mattina prende una decisione che spezza ogni certezza: abbandona casa, famiglia, la fidanzata Anna e l’amico Tano, e parte a piedi verso Assisi con uno zaino e un interrogativo che non lo lascia più. Vuole capire da dove nasce il dolore che vede intorno a sé e quale senso possa avere la sua esistenza.
A orientarlo è l’incontro con Carlos, un uomo senza dimora. Tornato nella sua città, Biagio fa una scelta radicale: non si limita a osservare la marginalità, ma va a vivere accanto a chi la subisce. Inizia condividendo le notti sotto i portici della stazione centrale di Palermo, cercando di assicurare cibo, coperte e una dignità minima a chi è costretto a dormire per strada.
Con l’appoggio di don Pino e poi di sua madre Maria, individua un antico palazzo lasciato all’abbandono e lo immagina come una casa di accoglienza. Quando le istituzioni restano ferme e emergono interessi economici pronti a impadronirsi dell’immobile, Biagio sceglie l’arma più estrema che abbia: il digiuno. Lo porta avanti fino a mettere in pericolo la propria esistenza, per difendere quella di persone che non hanno voce.
Diretto da Costanza Quatriglio e prodotto da Gloria Giorgianni, Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte ricostruisce il percorso di un uomo che trasforma una decisione personale in un movimento collettivo, capace di coinvolgere volontari, abitanti della città e le persone accolte nella Missione di Speranza e Carità.
Accanto ad Alessio Vassallo e Donatella Finocchiaro, nel cast compare anche Antonio Catania in una partecipazione straordinaria. A dare autenticità al racconto contribuiscono alcune persone che hanno realmente vissuto nelle comunità fondate da Biagio Conte: le loro presenze intrecciano la memoria concreta della missione con la finzione cinematografica.
La Palermo che emerge dal film è una città ferita, segnata da contraddizioni, ma anche capace di rispondere. È un luogo in cui la solidarietà non resta un principio astratto, ma diventa un gesto quotidiano capace di restituire un nome, una storia e una dignità a chi rischia di restare invisibile. Tra gli interpreti c’è Chiara Cavaliere, che veste i panni di una giovane giornalista chiamata a seguire il secondo digiuno di Biagio Conte, il più drammatico. Per raccontare da vicino l’opera di “Fratel Biagio”, la donna si reca sul posto e raccoglie le voci di chi ha condiviso l’esperienza della Missione di Speranza e Carità e di chi, invece, continua a non comprendere la scelta estrema del missionario laico.

Chiara, girare a Palermo, la città dove sei nata: che esperienza è stata?
“È stata un’emozione indescrivibile, girare a Palermo e raccontare questa storia e soprattutto questo volto della città, oltre i luoghi comuni dei racconti di mafia e antimafia che rappresentano ancora la maggior parte dei filoni narrativi delle serie ambientate oggi in Sicilia. Certo, quelle serie raccontano una verità ed una realtà che è giusto denunciare e ricordare, ma penso che sia giunta l’ora di sforzarsi per raccontare anche altro. La Sicilia è tra le prime dieci regioni d’Italia per il suo patrimonio artistico e culturale e merita di essere raccontata anche attraverso altre storie. La storia di Biagio Conte segue questo filone, è una storia commovente strettamente legata alla città ma che grazie a questo film tv finalmente sarà conosciuta anche al livello nazionale.”
La “tua” giornalista ha il compito di raccontare le fasi più drammatiche e delicate del digiuno di Biagio Conte. Come ti sei preparata a questo ruolo?
“Con la regista Costanza Quatriglio abbiamo lavorato tanto affinché questa giovane giornalista, aldilà della cronaca, lasciasse trapelare anche la sua vicinanza alla causa del missionario. Il personaggio, perciò, non rimane indifferente dinanzi allo straordinario atto d’amore di Biagio Conte, che rischia la sua vita una seconda volta pur di difendere gli ultimi. Alcuni dei personaggi che intervisto nel film hanno fatto realmente parte della missione speranza e carità di ‘Fratel Biagio’, e questo ha reso le scene del film per me ancora più emozionanti.”
Ma c’è un’eredità che Biagio Conte lascia a Palermo? E a te, cosa ha lasciato questo film?
“L’amore è il vero filo conduttore del film, l’amore sconfinato di Biagio per gli esseri umani aldilà di qualsiasi forma di pregiudizio. E l’amore che gli abitanti di Palermo conservano ancora oggi per Biagio Conte è stato palpabile durante tutto il periodo delle riprese. Ricordo che mentre stavamo girando alla stazione molti passanti mi fermavano perché si era sparsa la voce del film e la gente era venuta lì apposta per raccontare del loro incontro con Biagio Conte e di quanto la sua opera di carità realmente li avesse salvati dalla strada, dalla violenza e dalla povertà. Mi ha molto commosso tutto questo, mi ha commosso toccare con mano quanto sia vero che il male è in grado di lasciare ferite e traumi indelebili dentro ognuno di noi e nella memoria di una città. Ma che lo stesso vale anche per il bene. L’amore che Biagio ha dimostrato agli abitanti della città non è stato dimenticato.”
