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Corte Suprema, tra vittorie e sconfitte per Trump: la reazione dopo la sentenza

Corte Suprema, tra vittorie e sconfitte per Trump: la reazione dopo la sentenza

Trump e la Corte Suprema: nuovi equilibri tra potere presidenziale e sistema giudiziario. Ecco i dettagli della sentenza.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso una serie di decisioni di forte impatto istituzionale che riguardano il rapporto tra potere esecutivo, indipendenza delle autorità federali e regole elettorali. Le sentenze toccano temi centrali come la rimozione dei funzionari nominati da Donald Trump, l’autonomia della Federal Reserve e la validità del voto per corrispondenza, delineando un quadro giuridico che rafforza alcuni poteri e ne limita altri, con effetti rilevanti sul sistema politico statunitense.

Ecco l’ultima brutta sentenza che ha colpito il presidente.

La decisione su Rebecca Slaughter e l’espansione dei poteri presidenziali di Donald Trump

La recente pronuncia della Corte Suprema degli Stati Uniti ha segnato un passaggio rilevante sul tema dei poteri dell’esecutivo, confermando la capacità del presidente, in base all’Articolo II della Costituzione, di rimuovere funzionari e membri di agenzie federali da lui nominati.

La vicenda riguarda il caso di Rebecca Slaughter e si inserisce in un contesto giuridico che ha ribaltato un orientamento consolidato da circa un secolo.

Donald Trump ha rivendicato la decisione come un successo storico attraverso il suo social Truth, affermando:
“Una grande vittoria è stata ottenuta poco fa presso la Corte Suprema nel caso” di Rebecca Slaughter: “è stato confermato il potere del presidente, ai sensi dell’Articolo II, di rimuovere funzionari dell’Esecutivo e rappresentanti o membri di agenzie da lui nominati“.

Lo stesso Trump ha sottolineato che si tratta di una decisione “a lungo auspicata dai presidenti fin dagli anni ’30”, definendola “una delle più importanti mai emesse in materia di poteri presidenziali”. La sentenza, secondo la sua lettura, rafforzerebbe in modo decisivo l’autorità dell’esecutivo, consolidando un precedente destinato a incidere sul rapporto tra Casa Bianca e agenzie federali.

Corte Suprema, doppio smacco per Trump e una sentenza favorevole: la reazione del Presidente

La stessa giornata ha visto però una serie di decisioni contrastanti da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, che hanno rappresentato sia vittorie sia battute d’arresto per Donald Trump. Tra queste, il respingimento del ricorso contro il risarcimento da cinque milioni di dollari a favore della giornalista E. Jean Carroll, che aveva denunciato l’ex presidente per diffamazione e aggressione civile.

Trump ha definito la vicenda “una causa fasulla intentata contro di me da una donna che non ho mai incontrato”, parlando anche di una “ingiustia che non può essere tollerata” e di una “caccia alle streghe”. In risposta, l’avvocata della giornalista Roberta Kaplan ha affermato: “La decisione odierna della Corte Suprema conferma una volta per tutte il verdetto unanime della giuria, secondo cui il presidente Donald Trump ha aggredito sessualmente e diffamato E. Jean Carroll”.

Un’altra decisione ha riguardato la governatrice della Federal Reserve Lisa Cook, che resterà al suo incarico dopo il tentativo di rimozione immediata da parte di Trump. La Corte, con una maggioranza di 5 a 4, ha riaffermato il principio di indipendenza della banca centrale. Cook ha accolto favorevolmente la sentenza, sostenendo che essa “conferma un principio che da generazioni è alla base di una gestione economica solida: la Federal Reserve deve prendere tutte le sue decisioni politiche basandosi su dati concreti e su un giudizio indipendente, libera da interferenze politiche”.

Infine, i giudici hanno confermato la validità dei voti per corrispondenza spediti entro l’Election Day e ricevuti fino a cinque giorni dopo, sostenendo una legge del Mississippi. La decisione, approvata con 5 voti contro 4, è stata sostenuta dall’interpretazione secondo cui “la scelta dell’elettore si compie quando il voto viene espresso, non quando la scheda viene ricevuta”, come scritto dalla giudice Amy Coney Barrett. La posizione opposta è stata espressa dai giudici Samuel Alito, Clarence Thomas, Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh, mentre il segretario di Stato del Mississippi Michael Watson ha difeso la norma, sottolineando la necessità che il voto sia espresso entro i termini stabiliti.

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