Vince un miliardo al Gratta e Vinci: il biglietto è contraffatto
Cronaca

Vince un miliardo al Gratta e Vinci: il biglietto è contraffatto

Gratta e Vinci
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Vince un miliardo al Gratta e Vinci, ma il biglietto è contraffatto. Dopo 21 anni, la donna è stata condannata a pagare le spese processuali

Una contentezza incontenibile di fronte al miliardo vinto grazie a un biglietto del Gratta e Vinci. Ma dopo il successo, la soddisfazione, i tanti sogni che passano per la testa in quei frangenti, dopo l’incredulità del momento, è arrivata la sventurata notizia. Il biglietto, infatti, era contraffatto. E’ successo nel 1998 a una donna di Messina, la quale, dopo anni di battaglie giudiziarie, è ora costretta a pagare le spese processuali. E’ proprio il caso di dirlo: oltre al danno la beffa.

Vince un miliardo al Gratta e Vinci

Vince un miliardo al Gratta e Vinci dopo aver acquistato quel biglietto in una tabaccheria del messinese. Grattandolo, aveva trovato. La vincita le avrebbe radicalmente cambiato la vita, aiutando la sua famiglia in quel momento di difficoltà economia. Per la donna, al tempo incinta al terzo mese, sarebbe stato un nuovo inizio, una solida base per garantire un futuro roseo al nascituro.

Tuttavia, poco dopo aver depositato in banca il biglietto apparentemente vincente, il sogno svanì.

Quando la donna era ormai pronta ad avviare le pratiche di riscossione dell’ingente premio, il Monopolio di Stato le comunicò che il suo biglietto era contraffatto. E’ così che ebbe inizio una battaglia legale durata vent’anni. Come spiega Fanpage.it, si è sempre opposta alla tesi della contraffazione del biglietto. La procura di Roma, infatti, aveva aperto un’inchiesta nei suoi confronti, la quale però è chiusa con l’archiviazione. E’ per questa ragione che la donna ha deciso di avviare una causa civile contro le dichiarazioni del Monopolio di Stato. A seguirla l’avvocato Lettrio Catalfamo. La donna in secondo grado aveva avanzato la richiesta di risarcimento danni subiti. Tuttavia, dopo 20 anni dall’accaduto, la Corte d’Appello ha rigettato il ricorso alla sentenza emessa dal Tribunale in primo grado nel luglio del 2010. In definitiva, il Tribunale Civile e della Corte d’Appello le è stato chiesto di pagare 32.104,85 euro per le spese processuali.

“La mia vita è distrutta, quello che mi è successo la ritengo un’ingiustizia”, sono le parole rilasciate dalla donna ha dichiarato alla Gazzetta del Sud.

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Asia Angaroni
Leva 1996, varesotta di nascita milanese di adozione. Dall’amore per la stampa e la verità alla laurea in Comunicazione. Amante della letteratura e dell’arte, alla ricerca costante di sapienza e cultura. Appassionata di cronaca sportiva e di inchieste, desiderosa di fare della parola il proprio futuro.