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Giorgio Gaber: la vita, la malattia e le frasi celebri del cantautore

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Giorgio Gaber: la vita, la malattia e la carriera del musicista, autore e attore ricordato per le sue canzoni e le celebri frasi ironiche.

Giorgio Gaber: biografia
Giorgio Gaber: la vita e la malattia

Tra le figure più influenti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra, non si può non citare Giorgio Gaber, nome d’arte di Giorgio Gaberščik. Cantautore, commediografo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale italiano fa tra i primi interpreti del rock and roll italiano alla fine degli anni cinquanta.

Giorgio Gaber: la vita e la malattia

Giorgio Gaber nacque a Milano il 25 gennaio 1939, figlio di una famiglia veneto-friulana (il cognome è originario di una regione slovena). La sua vita fu profondamente segnata da una grave malattia contro la quale combatté fin da piccolo: la poliomielite.

A causa della malattia la sua mano sinistra fu colta da paralisi ma grazie all’uso della chitarra che gli regalò il padre riuscì a recuperarne completamente l’uso riuscendo così ad avvicinarsi alla musica e a comporre canzoni, molte delle quali diventate celebri.

Lui stesso ha più volte dichiarato la gratitudine alla chitarra e, paradossalmente, a quella malattia contro cui ha combattuto per anni. Senza quest’ultima infatti non si sarebbe appassionato alla musica e allo spettacolo componendo canzoni caratterizzate da frasi ironiche e taglienti. Ma soprattutto non gli avrebbe dato la possibilità di diventare quello splendido chitarrista che ricordiamo.

Colpito da un tumore ai polmoni che lo porterà alla morte, Gaber continuò a suonare ed esibirsi fino a poco tempo prima del decesso.

Io non mi sento italiano, il suo ultimo album, uscì postumo nel 2003 mentre la sua ultima comparsa in televisione avvenne qualche mese prima della scomparsa, in uno spettacolo televisivo con Adriano Celentano, Enzo Iannacci e Antonio Albanese.

Le frasi celebri di Gaber

Giorgio Gaber era un uomo dall’(auto)ironia graffiante e a testimoniarlo sono le sue frasi, rimaste simbolo del suo pensiero. La sua frase più celebre è senz’altro “libertà è partecipazione”.

Molti non sanno che Gaber era molto sensibile al mondo dei bambini (a cui ha dedicato anche una canzone) e molte delle sue frasi sono dedicate proprio a loro. Un esempio è la strofa “Si muovono nello spazio sicuri solo quando sanno che tu non li trattieni, ma che sanno che tu stai lì nel momento in cui possono aver bisogno di te” e li definisce “Il più bel miracolo del mondo che si può ricevere”.

Toccando questo argomento Gaber criticò in modo sottile i genitori iper protettivi, dicendo che i bambini non sono felici se sono eccessivamente puliti, ma anzi, che “il fango, la neve, la terra, le pozzanghere, la sabbia sono tutti quegli elementi con cui può sentire e deve venire a contatto”.

Anche se apertamente di sinistra, Gaber non accettava quel modo vuoto di fare politica. Esempi lampanti sono la celebre frase che recita “qualche persona era comunista in quanto talmente atea che aveva avuto l’impellente bisogno di crearsi un altro dio” e la risposta “Non temo Berlusconi in sé, ma temo Berlusconi in me” alla domanda che gli chiedeva se avesse paura di Silvio Berlusconi.


Le canzoni di Giorgio Gaber

Fare una lista delle sue canzoni sarebbe molto riduttivo anche se è innegabile che alcune canzoni siano più rappresentative di altre nel mostrare uno spaccato canzonatorio e graffiante della società e dell’italiano medio. Da La ballata del Cerruti Gino, che narra le gesta di uno scansafatiche, a Non arrossire, dove invece alterna una mielosa dichiarazione d’amore a pensieri più graffianti, ogni canzone indaga un aspetto della vita umana.

Tra il 1972 e il 1973, quando già era nato il Signor G, alter ego di Gaber, uscirono tre tra i suoi maggiori successi: Shampoo, Un’idea (dove tocca per la prima volta il tema dell’immigrazione), ma soprattutto La Libertà, inno alla forza dell’uomo e alla partecipazione. Nel 1980 Gaber manifestò la sua idea sulla religione con Io se fossi Dio e nel 1991, invece, quella sulla sua vicinanza politica con Qualcuno era comunista, che analizza in modo chiaro e schietto la visione comunista.

Giorgio Gaber continuò a parlare di politica nel 1994 con Destra Sinistra e lo terminò con il suo ultimo lavoro uscito postumo, Io non mi sento italiano. In questo testo, in una immaginaria lettera al Presidente della Repubblica, espresse tutta la sua rabbia per la vacuità della politica che ha relegato l’Italia alla periferia d’Europa e dove dichiarò di non si sentirsi più italiano. Anche, se per nostra fortuna, lo era.

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Roberto Rabita

Hò AVUTO IL PIACERE D’INCONTRARLO AL CASTELLINO;SALA DA BALLO ALL’EPOCA ANDAVA MOLTISSIMO,E Hò ANCHE AVUTO L’ONORE E IL PIACERE DI STARE SEDUTO ASSIEME ALUI PER UN’ORETTA ALLINCIRCA GUARDAVO CON PIACERE LE SUE MANI LOLTO LUNGHE E SOTTILI,VERAMENTE UN GRANDE UOMO DA RICORRDARE CON PIACERE ED AFFETTO!!IL CASTELLINO SALA DA BALLO DI TORINO CORSO VITTORIO ALL’EPOCA ANDAVO SEMPRE Lì”


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