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Pompei, trovato un Termopolio intatto: “Ancora cibo nelle pentole”

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A Pompei è stato trovato un Termopolio ancora intatto, con il cibo nelle pentole, che fa capire cosa stava accadendo il giorno dell'eruzione.

Termopolio Pompei
Termopolio Pompei

A Pompei, dove gli scavi non si sono fermati neppure durante il lockdown, è stato scoperto un Thermopolium intatto. Si tratta di una bottega di alimentari con smercio di street food, genere molto amato dai cittadini della colonia romana. Una scoperta davvero sorprendente.

Termopolio intatto a Pompei

Il Termopolio trovato intatto a Pompei sembra aver fermato il tempo. Tutto è rimasto fermo al giorno dell’eruzione e il materiale piroclastico ha mantenuto i colori perfetto e conservato elementi fondamentali per costruire usi alimentari e abitudini dei romani di duemila anni fa. Ci sono pentole in coccio con ancora i resti delle pietanze più prelibate, dal capretto alle lumache, fino ad una specie di paella con pesce e carne, poi il vino con le fave e un grande bancone decorato con immagini realistiche come una coppia di oche germane, un gallo, un grande cane al guinzaglio su cui qualcuno ha lasciato un insulto omofobo.

Una fotografia di quel giorno nefasto” ha commentato Massimo Osanna, direttore del Parco Archeologico, all’Ansa. Dario Franceschini, ministro della Cultura, ha sottolineato l’orgoglio per il frutto del lavoro di squadra di questi anni. Collocato nella Regio V, davanti ad una piazza di grande passaggio, il nuovo Termopolio era stato individuato e parzialmente scavato nel 2019, quando era riemersa l’impronta sulla cenere da uno dei portoni di legno ed era stato ritrovato il balcone del primo piano con la prima parte del bancone.

Quella prima parte del bancone era decorata con un tema mitologico, una Nereide che cavalca uno straordinario ippocampo dal corpo trasformato in un arcobaleno di colori” ha raccontato Osanna. Gli scavi successivi hanno restituito tutte le straordinarie decorazioni, il pavimento e il quadro completo dell’ambiente. I piatti nel menù sono stati creati “con l’impiego congiunto di mammiferi, uccelli, pesce e lumache nella stessa pietanza“, come ha spiegato Chiara Corbino, archeozoologa. Il vino, invece, era stato corretto con le fave, che servivano a sbiancarlo e correggerne il gusto, ma conservato in un dolo che aveva sul fondo una tegola per separare i legumi dal liquido.

Presente anche lo scheletro di un cagnolino, ad un passo dal bancone, proprio vicino al dipinto che ritrae un cane al guinzaglio. Un cane adulto ma di dimensioni così piccole da far pensare che già all’epoca si iniziassero a scegliere razze da compagnia. Una ricerca che è solo agli inizi ma che avrà sicuramente “sviluppi molto interessanti“, come ha sottolineato Osanna. Questo Termopolio sembra raccontare un altro tassello della devastante tragedia che è stata l’eruzione del 79 dopo Cristo. Nel locale sono stati trovati anche i resti di due uomini. Uno aveva circa 50 anni, secondo l’ipotesi dell’antropologa Valeria Amoretti, ed era sdraiato su un letto nel retrobottega. Le ossa dell’altro sono state trovate in un grande vaso, probabilmente occultate lì da scavatori del XVII secolo che avevano già indagato in questo ambiente. “La bottega sembra essere stata chiusa in tutta fretta e abbandonata dai proprietari ma è possibile che qualcuno, forse l’uomo più anziano, fosse rimasto al suo interno e che sia morto nella prima fase dell’eruzione, schiacciato dal crollo del solaio. Il secondo potrebbe essere invece un ladro o un fuggiasco affamato, entrato per racimolare qualcosa da mangiare e sorpreso dai vapori ardenti con in mano il coperchio della pentola che aveva appena aperto” ha spiegato il direttore. Cosa è successo realmente lo si riuscirà a capire in seguito. Il cantiere va avanti, “si lavora al consolidamento e al restauro della struttura, riposizioneremo anche il balcone“. L’idea è quella di aprire alle visite il Thermopolium, quando le restrizioni lo permetteranno. Pensano di allestire un percorso che passi dal cantiere della casa delle Nozze d’Argento, chiusa al pubblico da decenni.

Nata a Genova, classe 1990, mamma con una grande passione per la scrittura e la lettura. Lavora nel mondo dell’editoria digitale da quasi dieci anni. Ha collaborato con Zenazone, con l’azienda Sorgente e con altri blog e testate giornalistiche. Attualmente scrive per MeteoWeek e per Notizie.it


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Chiara Nava

Nata a Genova, classe 1990, mamma con una grande passione per la scrittura e la lettura. Lavora nel mondo dell’editoria digitale da quasi dieci anni. Ha collaborato con Zenazone, con l’azienda Sorgente e con altri blog e testate giornalistiche. Attualmente scrive per MeteoWeek e per Notizie.it

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