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L’opinione di Giampiero Casoni

Dagli Eurovision agli Europei, l’Italia è meglio di quello che lei stessa pensa di essere

Siamo figli del melodramma e di mille contraddizioni, ma se decidiamo di corteggiare l’eccellenza siamo i più bravi del mondo a portarla a nozze.

L'Italia dall'Eurovision agli Europei

Chi dice di non averci pensato è birbaccione e mente, anche a considerare che Damiano dei Maneskin in autoreggenti che ulula sul palco e Chiellini con la corona in capoccia che bramisce a Wembley non sono proprio immagini omologhe, non in estetica almeno.

Eppure sono uguali a voler contare una cosa basica e bellissima: che gli italiani sono molto più di quello che essi sanno di essere.

Perché noi siamo fatti così e non è proprio colpa nostra: figli del melodramma e delle mille contraddizioni che partoriamo nella nostra quotidianità di popolo arrangione tendiamo a dimenticarci che se decidiamo di corteggiare l’eccellenza siamo i più bravi del mondo a portarla a nozze. E allora, in una sorta di domino della sfiga compiaciuta cadiamo nel trappolone dei piagnistei e permettiamo agli altri di farci a brandelli.

Il che non sarebbe neanche male, se solo avessimo consapevolezza di quanto effimere siano le critiche di chi sta peggio di noi (vero Maestà?).

Solo che alla lunga l’Italia si è fidanzata con il luogocomunismo che la vuole Paese da sei politico e quando poi svetta in pagella pare che sia accaduto un miracolo. E invece non è così e ce lo dice la cronaca prima ancora che sedimenti in storia: dagli Eurovision agli Europei e facendo pure una tappa solenne a Wimbledon e in decine di altri ambiti meno mainstream l’essere Italia è arrivato a coincidere con l’essere il Fattore Dominante, quella che se non la batti o se non ci fai i conti non sei nessuno, quella che se blatera e si sbraccia e urla nelle strade lo fa dopo averne acquisito diritto e merito sul campo, qualunque campo dove un italiano singolo o in gruppo decida di mettersi la tigna fra i denti e che è ora di fare sul serio.

Ora, a contare che siamo andati a meta proprio su cose dove qualcun altro si sentiva leader, la faccenda dovrebbe farci riflettere ancora di più. Il rock è per antonomasia e genetica da pentagramma faccenda British e i Maneskin stanno polverizzando ogni record. Il calcio, ma qui entriamo nel vespaio delle opinioni, è invenzione British e proprio in un contenitore britannico e contro i britannici abbiamo menato la Scoppola Definitiva e datemi un amen grosso come la torre di Londra dove pure i corvi oggi sono più neri.

Insomma, l’antico mantra che faceva noi mediterranei dionisiaci inconcludenti e i nipotini della Riforma concreti attuatori di cose pare diventato una favoletta.

Una cosina blanda da raccontare ai bambini in pre sonno quando mettono il broncio e li vuoi far ridere sennò addio serata marpiona con la moglie. Perché se l’Italia è diventata meglio di ciò che gli italiani pensavano che fosse forse il merito è proprio di quegli italiani che ci hanno cominciato a credere. Perciò prendiamo esempio e, che siano parastinchi o chitarre, che sia cantando “Zitti e buoni” o ululando “Ne dovete mangiare di pastasciutta”, andiamo a prenderci il mondo.

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