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Donald Trump annuncia incontro con l’Iran a Doha. Teheran: “Nessun colloquio”

Donald Trump annuncia incontro con l’Iran a Doha. Teheran: “Nessun colloquio”

Trump parla di colloqui con l’Iran e di una richiesta di incontro da Teheran, ma il ministero degli Esteri iraniano nega qualsiasi negoziato in corso.

Le tensioni tra Iran, Stati Uniti e Paesi del Golfo tornano a intensificarsi in un quadro regionale già altamente instabile, tra minacce incrociate, scontri indiretti e una diplomazia fragile. Mentre nello Stretto di Hormuz la situazione resta delicata, sul piano politico si moltiplicano dichiarazioni contraddittorie di Donald Trump e tentativi di mediazione che non riescono ancora a tradursi in un vero processo negoziale.

Escalation nel Golfo Persico e messaggi di deterrenza iraniani

Le tensioni tra Iran e area del Golfo si sono intensificate dopo nuove dichiarazioni provenienti da Teheran e una serie di episodi militari nello scenario regionale. Un consigliere della Guida Suprema iraniana, Ali Akbar Velayati, ha lanciato un monito diretto al Bahrein, avvertendo che la Repubblica islamica reagirebbe con maggiore durezza in caso di ulteriori provocazioni.

Secondo l’agenzia semi-ufficiale Tasnim, ha affermato: “Si sta rivolgendo un serio avvertimento ai bahreiniti affinché conoscano i propri limiti e non giochino con il proprio destino, né costringano l’Iran ad adottare decisioni drastiche”.

Nel frattempo, secondo quanto riportato da Al Jazeera, l’Iran avrebbe colpito una base navale statunitense in Bahrein in due diverse occasioni, in risposta ad attacchi attribuiti agli Stati Uniti.

Teheran sostiene infatti che Washington utilizzi infrastrutture militari nella regione per operazioni contro il proprio territorio, una ricostruzione respinta dai Paesi del Golfo. Il governo di Manama ha condannato gli attacchi definendoli una violazione della sovranità nazionale e un ostacolo ai tentativi di stabilizzazione regionale. Parallelamente, il Bahrein ha arrestato decine di persone sospettate di legami con Teheran.

Le tensioni si intrecciano anche con la delicata situazione nello Stretto di Hormuz. Dopo incontri diplomatici e iniziative internazionali per la de-escalation, tra cui il faccia a faccia tra il sultano dell’Oman e il presidente francese Emmanuel Macron, Parigi ha parlato di cooperazione per la sicurezza marittima e lo sminamento. Macron ha dichiarato: “Stiamo lavorando insieme per una de-escalation“. Tuttavia, la proposta ha suscitato la dura reazione iraniana: “Secondo il Memorandum d’intesa di Islamabad, lo sminamento sarà effettuato esclusivamente dall’Iran e da nessun altro Paese. E in linea di principio non lo permetteremo”, ha ribadito un funzionario di Teheran. Nonostante le tensioni, il traffico commerciale nello stretto risulta parzialmente ripreso, con decine di navi in transito dopo giorni di instabilità.

Donald Trump annuncia incontro con l’Iran a Doha, ma Teheran smentisce

Sul fronte diplomatico, il quadro tra Iran e Stati Uniti rimane confuso e contraddittorio. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha smentito qualsiasi coordinamento tra le missioni a Doha, affermando che “il viaggio dei funzionari statunitensi in Qatar non ha nulla a che vedere con la visita della delegazione iraniana a Doha e che nei prossimi giorni non sono previsti colloqui con gli Stati Uniti”. Una posizione che contrasta con le dichiarazioni attribuite in precedenza a Donald Trump, secondo cui “l’Iran ha chiesto un incontro” e “si terrà martedì a Doha”.

Dall’altra parte, la Casa Bianca — attraverso la portavoce Karoline Leavitt — ha confermato la partenza di Steve Witkoff e Jared Kushner per il Qatar, dove sono previsti colloqui con alti funzionari locali. Secondo ricostruzioni del giornalista Barak Ravid, a Doha si terranno incontri con il primo ministro del Qatar e altri mediatori, mentre “i gruppi tecnici degli Stati Uniti e dell’Iran dovrebbero tenere incontri separati con i mediatori del Qatar e del Pakistan”. Teheran, tuttavia, ha insistito sulla distanza tra le parti, ribadendo tramite Baghaei che la visita della propria delegazione tecnica “non ha alcun legame” con quella americana e che “nei prossimi giorni non ci saranno incontri negoziali a nessun livello”.

Nel frattempo, la crisi si intreccia con altri fronti regionali. In Libano, Israele ha colpito strutture legate a Hezbollah, mentre il ministro della Difesa Israel Katz ha ribadito che l’Idf non arretrerà “di un millimetro” fino al disarmo del movimento. La replica del gruppo filo-iraniano è stata netta: “Ci riserviamo il diritto di difendere la nostra patria”. Sul piano politico libanese, il presidente del Parlamento Nabih Berri ha criticato gli accordi in discussione con Israele, affermando che non saranno accettati perché non garantiscono gli interessi del Paese.

In questo scenario frammentato, tra diplomazia incerta e nuove escalation, anche Washington affronta pressioni interne: l’amministrazione statunitense si muove tra consultazioni al Congresso e critiche sulla gestione della crisi, mentre i principali dossier mediorientali continuano a sovrapporsi senza una chiara direzione di de-escalation.

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