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Coronavirus, l’Onu sui posti di lavoro: “25 milioni sono a rischio”

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25 milioni di posti di lavoro potrebero essere a rischio a causa del coronavirus: è l'allarme lanciato dall'Onu.

Coornavirus posti di lavoro Onu

L’Agenzia Onu sul Lavoro (Ilo) ha lanciato un allarme relativo al numero dei posti di lavoro che potrebbero andare persi a causa dell’emergenza coronavirus. Si tratterebbe di una cifra che, nel peggiore dei casi, si aggira intorno ai 25 milioni.

Coronavirus: l’Onu sui posti di lavoro

Tramite l’analisi di studi approfonditi e dati statistici dall’Agenzia delle Nazioni Unite, si è dedotto che invece nel migliore dei casi i lavoratori a rischio sarebbero 5,3. 24,7 milioni è la cifra di posti persi qualora alla fine dell’epidemia, che per l’Oms è già degenerata in pandemia, ci fosse il peggiore tra gli scenari immaginabili.

L’Ilo ha poi avvisato che a causa del clima creato dal virus si potrebbero perdere fino a 3.400 miliardi di dollari di stipendi entro la fine del 2020.

In caso di reazione, invece, la contrazione sarebbe più contenuta ma non inferiore agli 860 miliardi. Si tratta comunque di un prospetto catastrofico che, stando all’opinione di Guy Ryder si potrebbe, se non evitare, ridurre in modo significativo.


Come? Attraverso una cooperazione di tutte le nazioni della comunità internazionale e una loro concentrazione nel reagire in modo coordinato e con risposte comuni.

Per questo il suggerimento dell’Ilo ai governi è quello di adottare sin da subito misure decisive per contrastare gli impatti negativi della crisi generata dal coronavirus. Ha infine sottolineato che l’effetto dell’attuale incertezza economica nel mondo potrebbe essere peggiore di quello della crisi finanziaria del 2008. In quel periodo a perdere il lavoro furono circa 22 milioni di persone.

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it


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Debora Faravelli

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it

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