Il 4 ottobre 2026 il Brasile inaugura il più grande voto generale della sua storia recente: più di 158 milioni di cittadini – pari a quasi il 71% della popolazione totale – saranno chiamati alle urne per scegliere presidente, governatori, senatori, deputati e le assemblee statali. Il voto obbligatorio è gestito dalla Justiça Eleitoral che ha distribuito oltre 560.000 urne elettroniche in più di 5.500 comuni.
Le donne rappresentano il 52,84% dell’elettorato, mentre gli over-60 sono 37,5 milioni, il 23,6% del totale.
Alla guida della competizione ci sono due nomi: l’attuale presidente Luiz Inácio Lula da Silva del Partito dei lavoratori (PT), che cerca un quarto mandato non consecutivo, e il senatore Flávio Bolsonaro del Partito liberal (PL) e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro.
Secondo l’ultimo rilevamento di Datafolha con il 55,6% dei voti scrutinati, Flávio ottiene il 49,17% dei voti validi contro il 42,01% di Lula, indicando un possibile passaggio al ballottaggio del 25 ottobre.
Il profilo dei contendenti: Lula e Flávio Bolsonaro
Luiz Inácio Lula da Silva, 80 anni, punta a consolidare le conquiste sociali del suo secondo mandato, facendo leva sulla riduzione della disoccupazione e sull’ampia rete di programmi di redistribuzione del reddito.
Al contempo, deve affrontare la percezione diffusa di un aumento del costo della vita e le preoccupazioni per l’inflazione dei generi alimentari. Flávio Bolsonaro, 45 anni, si presenta come il portatore della continuità della linea dura del padre, proponendo politiche più severe contro la criminalità organizzata e una revisione del debito pubblico, ma senza fornire un quadro dettagliato su come ridurre il deficit.
Le proposte economiche e sociali
Entrambi i candidati hanno pronunciato piani per affrontare il debito pubblico ma le analisi di Reuters evidenziano lacune sia nella proposta di Lula sia in quella di Flávio, lasciando aperte decisioni politiche complesse. Lula sottolinea la necessità di investimenti in infrastrutture e nella lotta alla povertà, mentre Flávio promette incentivi fiscali per le imprese e misure di contenimento della spesa statale. Il dibattito è permeato dalla preoccupazione per le famiglie, con 2,3 milioni di elettori in più rispetto, molti dei quali sensibili ai rincari dei beni di prima necessità.
Il panorama istituzionale e le sfide elettorali
Il voto del 4 ottobre non riguarda solo la Presidenza. Si rinnova infatti una parte del **Senato** (54 dei 81 seggi) e tutti i **513 deputati federali**. A livello statale, saranno eletti 27 governatori e 1.059 deputati delle assemblee legislative. Il sistema elettorale combina il voto maggioritario per i candidati con la quota proporzionale per le liste di partito, facendo della composizione parlamentare un elemento cruciale per la capacità del futuro capo di Stato di attuare le proprie riforme.
La lotta all’astensionismo: il ruolo della Chiesa
In vista delle urne, i vescovi della Regione Nord 1, che comprende Amazonas e Roraima hanno lanciato una campagna sui social invitando i fedeli a partecipare. Il video dell’arcivescovo metropolita di Manaus e presidente della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, cardinale Leonardo Steiner termina con l’appello «Non mancate di votare», sottolineando il dovere civico come strumento per difendere la democrazia, la Costituzione e la sovranità nazionale, soprattutto nell’area amazzonica.
Se nessuno dei tredici candidati presidenziali otterrà la maggioranza assoluta al primo turno, il ballottaggio del 25 ottobre vedrà affrontarsi i due primi classificati. Le simulazioni più recenti mostrano una corsa estremamente serrata, con Lula al 48,5% e Flávio al 48% confermando che il risultato finale dipenderà anche dalle dinamiche nelle elezioni di governatori e parlamentari.
