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Caso Silvia Romano, Onlus respinge le accuse: nostro nome infangato
Esteri

Caso Silvia Romano, Onlus respinge le accuse: nostro nome infangato

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La scomparsa di Silvia è stata recentemente collegata a delle denunce di pedofilia della giovane contro l'Onlus fondata da Davide Ciarrapica.

Caso Silvia Romano, interviene l’Onlus accusata di essere coinvolta nel rapimento della giovane volontaria. A parlare il fondatore Davide Ciarrapica, che nega tutte le accuse ai microfoni di Tgcom24: “Nessuna Onlus e nessun volontario, né italiano né straniero, è assolutamente coinvolto.” Dietro la sua scomparsa, ora, l’ipotesi della denuncia della volontaria di casi di pedofilia e molestie su minori all’interno del centro per bambini.

Accuse respinte

Silvia Romano, la volontaria sparita il 20 novembre da Chakama, Kenya, sarebbe stata rapita per aver denunciato casi di pedofilia e molestie avvenuti nella Onlus “Orphan’s Dreams” di Davide Ciarrapica? La nuova ipotesi, nata da un’inchiesta del Fatto Quotidiano, sta facendo discutere. Il fondatore, e volontario, Ciarrapica ha negato tutte le accuse: i due si erano conosciuti ad una festa di beneficenza e da quel momento la ragazza si era offerta come aiuto all’interno del centro per bambini nel villaggio di Likoni. “Cose poco corrette e imbarazzanti”, Silvia sarebbe stata testimone di questo.

Ipotesi rafforzata dalla denuncia di una donna le cui figlie frequentavano proprio la struttura. E’ comparso anche un messaggio vocale WhatApp inviato dalla volontaria alla fondatrice di Africa Milele, Lilian Sora, per la quale Silvia lavorava poco prima di sparire. Secondo quanto emerge dalle indagini, la Romano si sarebbe recata dalla polizia locale accusando “atteggiamenti equivoci nei confronti di alcune bambine” da parte di Francis Kalama, un uomo mai arrestato e che sembra sparito nel nulla. Il nome dell’individuo non risulta in nessun fascicolo di notifica di querela: il rapimento sarebbe avvenuto non per ottenere un riscatto dalla parte dei sequestratori – 3 dei quali in carcere, ma per non far parlare la ragazza.

La parola a Ciarrapica

Quando gli viene chiesto di rispondere alle accuse rivolte all’Onlus di molestie su minori, l’uomo respinge le insinuazioni, poiché: “Non è stata fatta alcuna verifica prima di accostare il mio nome e quello della mia Onlus a vicende per il momento ancora ipotizzate e delle quali non so e non ho mai saputo nulla.

La struttura nella quale collaboro è aperta a tutti, la documentazione a disposizioni di tutti. Ho già collaborato con le autorità e lo farò ogni volta che sarà necessario. Non posso accettare che un progetto di aiuto e assistenza bello come Orphans’s Dream possa essere infangato in questo modo”. All’interno della struttura, è bene ricordare, non sono state effettuate verifiche e, secondo Ciarrapica, le accuse sono state mosse per tenere alta l’attenzione sul rapimento di Silvia Romano, di cui non si hanno notizie da diverso tempo. Alcune testate hanno parlato di una giornalista presentatasi all’interno del centro che si è spacciata come dottoressa, accolta con gioia da una volontaria, ma anche qui il fondatore ribatte secco. “La donna in questione si è effettivamente recata da me chiedendo di poter collaborare con la Onlus. Le ho risposto di tornare con un curriculum e con le brochure delle associazioni con cui ha lavorato precedentemente, ma non si è mai più presentata”.

Alla vicenda si è provato ad accostare anche il nome del socio dell’italiano, Rama Hamisi Bindo, in quanto il padre era stato un influente politico keniota e che godrebbe quindi di “protezioni insospettabili”, utili a nascondere eventuali attività illecite. Tutto falso.

A cosa è collegato il rapimento di Silvia?

Ciarrapica non nega però l’eventuale rapimento di Silvia collegato alle sue denunce su casi di pedofilia e molestie su minori. “In Kenya questa è una situazione reale e concreta e che indubbiamente deve essere contrastata ma nessuna Onlus e nessun volontario, né italiano né straniero, è assolutamente coinvolto. L’uomo a cui Silvia fa riferimento nel suo messaggio vocale, Francis Kalama, è un pastore anglicano che si trovava a Marafa, un villaggio distante tre e ore e mezzo da luogo dove si trova la mia struttura. Un nome che ho sentito solamente quando è uscita la notizia della denuncia di Silvia”.

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