Forte di Santa Caterina, un'antica prigione abbandonata
Forte di Santa Caterina, un’antica prigione abbandonata
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Forte di Santa Caterina, un’antica prigione abbandonata

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Un luogo oggi abbandonato che in passato ospitò il dolore di molti prigionieri. Ecco la storia del Forte di Santa Caterina.

Il Forte di Santa Caterina è un antico edificio che sorge sulla punta più alta dell’omonimo monte di Santa Caterina. Viene considerato uno dei punti cardini del turismo favignanese soprattutto per la sua storia intrisa di curiosità e misteri. L’isola che lo ospita è una tra le più belle e conosciute al mondo, Favignana.

Forte di Santa Caterina

La nascita di questa secolare struttura è da collocarsi nel lontano IX secolo per opera dei saraceni. Al principio era una semplice torre di avvistamento che nei secoli successivi subì notevoli modifiche. Ruggero Il Normanno, nel XII secolo, decise di fortificare la torre e di aggiungere nuove porzioni. Nel 1498 l’edificio venne rafforzato e ampliato ulteriormente grazie all’iniziativa di Andrea Rizzo che, come signore di Favignana, desiderava proteggere il territorio dagli attacchi corsari. Il Forte di Santa Caterina, infine, subì le ultime modifiche nel 1655 per opera degli Aragonesi.

Per secoli ebbe il semplice compito di proteggere gli abitanti del luogo ma, una volta arrivati i Borboni nel 1794, la sua funzione cambiò.

Diventò infatti un vero e proprio carcere, famoso per le pene che i suoi prigionieri erano costretti a subire. La crudeltà che si consumava presso il Forte di Santa Caterina divenne così diffusa che anche Alexander Dumas non riuscì a trattenersi nel descrivere le terribili torture. All’interno del suo romanzo “I Borboni di Napoli” vi è infatti uno stralcio che parla proprio della fortezza. Quasi incredulo descrive come “Sua Maestà” spedisse i prigionieri all’interno della nota “fossa della Favignana” che, più precisamente, era una tomba.

Il luogo del terrore

L’isola “fatale“, così come la descrive lo scrittore, era un luogo sul quale molti giungevano ma pochi riuscivano ad andarsene. Se imprigionati all’interno del Forte di Santa Caterina infatti, per i reclusi, poche erano le speranze di sopravvivere. Questa caverna oscura, scavata nella pietra, fu realizzata a livello del mare. Nessun raggio di luce riusciva a penetrarvici, il freddo era l’unico a regnare e vi abitavano moltissimi insetti pericolosi. Tra i prigionieri che dovevano sopportare il supplizio di quella fossa vi erano anche i patrioti che si ribellavano al regime assolutistico di Ferdinando II.

Anche Giovanni Nicotera, politico e barone, fu rinchiuso nella prigione di Favignana. Lui era particolarmente famoso per il suo temperamento patriottico e per il suo attivismo politico. Per ordine diretto di Ferdinando II, Nicotera subì un trattamento differente rispetto a quello degli altri reclusi. Il patriota fu infatti rinchiuso in un buco separato che veniva chiamato “la stanza del somaro“. Il nome derivava dal fatto che da quella buca proveniva un odore nauseabondo. All’interno non vi ci si poteva distendere a causa dello spazio ristretto e della presenza di acqua limacciosa. A peggiorare ulteriormente la situazione vi erano zanzare, scorpioni, ragni e topi. Lì Nicotera si ammalò gravemente di febbre fino al punto di sputare sangue. All’interno di quella terribile prigione quell’uomo, che aveva sempre avuto uno spirito combattivo, tentò anche di suicidarsi. Solo nel 1860 vide la luce grazie all’intervento di Garibaldi. Oggi il Forte di Santa Caterina è abbandonato e spesso viene visitato da molti curiosi e turisti provenienti da tutto il mondo.

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