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Il manager della Nike Larry Miller racconta: “60 anni fa sparai e uccisi un ragazzo di 16 anni”

Larry Miller, manager della Nike, ha voluto svelare il suo segreto. Da adolescente ha commesso un omicidio.

Larry Miller

Larry Miller, manager della Nike, ha voluto svelare il suo segreto. Da adolescente ha commesso un omicidio

Il manager della Nike Larry Miller ha confessato il suo segreto

Larry Miller ha avuto una meravigliosa carriera come manager della Nike, ma si è sempre portato dietro un segreto molto pesante. “A 16 anni uccisi un ragazzo” ha confessato l’uomo, presidente del marchio Jordan, quello con la silhouette di Michael Jordan, leggenda dei Chicago Bulls. Lo ha confessato durante un’intervista pubblicata sulla rivista Sports Illustrated. Oggi l’uomo è uno dei manager più apprezzati in tutta America, ma nel 1965, quando era solo un adolescente, ha commesso un omicidio in preda all’alcol, nel pieno di una guerra tra gang a Philadelphia.

Il manager della Nike Larry Miller faceva parte di una gang

Larry Miller, a soli 13 anni, si era unito ad una gang. Dopo qualche anno, quando aveva 16 anni, ha deciso di vendicare l’omicidio di un suo compagno effettuato da una banda rivale. Si era ubriacato insieme a tre amici, poi aveva preso una calibro 38 e aveva cercato il colpevole. In realtà ha colpito la prima persona che ha incontrato per strada, un ragazzo di 18 anni che è morto sul colpo.

Questo mi rende ancora più difficile accettare ciò che ho fatto, perché non c’era nessun motivo” ha raccontato su Sports Illustrated, annunciando l’uscita della sua autobiografia “Jump: My Secret Journey from the Streets to the Boardroom“, scritto con la figlia maggiore Laila Lacy

Il manager della Nike Larry Miller: “Non c’era nessuna ragione valida”

Non c’era nessuna ragione valida perché succedesse, penso a quello che ho fatto ogni giorno” ha dichiarato il manager.

Era stato condannato per omicidio ed era uscito dal carcere a 30 anni. Ha deciso di tenere questo segreto nascosto, sia alla famiglia che agli amici e ai colleghi. “Per anni sono fuggito da questa storia, ho provato a nasconderla nella speranza che la gente non la scoprisse” ha dichiarato. Alla fine, distrutto dagli incubi ricorrenti e dalle emicranie così forti da doversi recare al pronto soccorso, ha deciso di liberarsi e raccontare il suo passato. “Una decisione molto difficile presa per fini terapeutici” ha dichiarato, lanciando il messaggio che una seconda possibilità per gli ex detenuti è possibile. 

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