Incesto: consente per 6 anni al marito di stuprare la figlia
Incesto: consente per 6 anni al marito di stuprare la figlia
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Incesto: consente per 6 anni al marito di stuprare la figlia

educazione sessuale

Condannata una donna ormai 72enne che alla fine degli anni '70 in Australia permise al marito di abusare sessualmente della figlia di 10 anni.

La vicenda risale alla fine degli anni ’70 ma in questi giorni è arrivata la condanna per un’anziana di ormai 72 anni. La donna ha infatti permesso al marito di violentare “in tutti i modi che si possano immaginare” la figlia di 10 anni. Gli abusi sono terminati solo sei anni più tardi, ma un tribunale di Townsville (Australia) ha riconosciuto la madre colpevole di incesto in quanto era arrivata a scambiare le stanze da letto con la figlia, per agevolare le violenze sessuali del marito.

Patrigno abusa della figliastra

Violentata dal patrigno per sei anni, e la madre era a conoscenza di tutto. E’ la triste storia di una donna che dopo decenni è riuscita non solo a denunciare gli abusi che ha subìto ma a portare alla sbarra la mamma. Nei giorni scorsi un tribunale ha infatti condannato a due anni di carcere l’ormai anziana madre 72enne, che davanti ai giudici ha ammesso di essere colpevole di incesto.

Le violenze sessuali contro quella che allora era solo una bambina risalgono alla fine anni ’70 del secolo scorso, quando la vittima aveva appena 10 anni e viveva con la madre e suo marito a Townsville, nel Queensland (Australia). Gli stupri però sono continuati fino alla metà degli anni ’80, quando la minore aveva 16 anni.

Stando a quanto è emerso nel corso del dibattimento, la madre della giovanissima ha ammesso di essere a conoscenza degli stupri e di aver lasciato che il marito pedofilo abusasse della figlia centinaia di volte nell’arco di sei anni. Non solo. Il pubblico ministero Andrew Walklate ha riferito ai giudici del tribunale distrettuale di Townsville che la donna permetteva consapevolmente al padre di violentare sessualmente la piccola “in tutti i modi che si possano immaginare”.

Il procuratore ha inoltre sottolineato alla corte come “per una settimana, quando la vittima aveva circa 15 anni, l’uomo abbia scambiato le camere da letto tra la madre e la figlia per facilitare la sua l’attività sessuale”. In sostanza, la donna dormiva nella cameretta della piccola lasciando alla figlia il letto matrimoniale.

“La madre doveva lasciare la camera da letto ogni notte per una settimana in modo da permettesse al marito di fare ciò che voleva” con la figlia, ha sottolineato l’accusa.

Mamma colpevole di incesto

Nel processo è stato appurato infatti che la madre della vittima è diventata consapevole “molto presto” delle violenze sulla bambina, ma di non essere riuscita ad impedire gli abusi per anni. La donna avrebbe tentato in alcune occasioni di sollevare il problema (se così si può definire) sia con il marito che con la figlia. Sembra che all’epoca ne abbia provato a parlare anche con un “magistrato locale” il quale le avrebbe consigliato però “ignorare la questione”. Il giudice John Coker ha definito ovviamente questo consiglio come “orrendo”.

Alla fine la donna è riuscita a sfogarsi con i genitori. Il padre, ovvero il nonno della bambina, a quel punto è intervenuto per mettere fine alle violenze. In base alle ricostruzioni dei media locali non è chiaro se il patrigno pedofilo sia stato processato o meno e se abbia scontato il carcere.

L’attuale processo è incentrato infatti sul ruolo della madre della vittima, considerato da quest’ultima doloroso tanto quanto le azioni compiute dal patrigno.

L’avvocato della 72enne, Scott Geeves, assicura che la donna in questi anni ha provato un immenso rimorso per non essere riuscita a proteggere la figlia. L’anziana si è quindi dichiarata colpevole di incesto ma a chiesto clemenza alla corte, in quanto non ha mai avuto problemi con la legge ed era (ora lo sarà un po’ meno probabilmente) un membro stimato della sua comunità. La donna è stata condannata a due anni di carcere, pena sospesa dopo 4 mesi per via dell’età della signora e per il fatto che non esistono pericoli di recidiva.

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