La Procura di Milano ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti del trapper Sacky, all’anagrafe Sami Abou El Hassan, accusato di minacce e lesioni personali aggravate dai futili motivi e dalla finalità di discriminazione e odio religioso. L’inchiesta riguarda la violenta aggressione avvenuta lo scorso 1° marzo ai danni di due giovani studenti argentini di fede ebraica, arrivati nel capoluogo lombardo per partecipare a un seminario dedicato agli insegnamenti e alle tradizioni della loro religione.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il rapper si trovava insieme ad alcuni amici nel quartiere ebraico di Milano quando avrebbe notato i due ragazzi uscire da un supermercato indossando la kippah. Da quel momento sarebbero iniziati insulti e provocazioni a sfondo antisemita che avrebbero rapidamente fatto degenerare la situazione.
L’aggressione e le accuse della Procura
Le vittime hanno raccontato agli inquirenti di essere state circondate dal gruppo e insultate con frasi come “Fuck Israel“, accompagnate da gesti ritenuti intimidatori e offensivi nei confronti della loro fede religiosa. Uno dei due studenti avrebbe deciso di avvicinarsi per chiedere spiegazioni, ma sarebbe stato immediatamente aggredito.
Secondo l’accusa, su indicazione di Sacky, il giovane sarebbe stato colpito con un violento pugno da Hamza Abdurahman, indicato come membro della crew del trapper e pugile dilettante.
L’impatto gli avrebbe provocato la frattura del naso e uno svenimento, rendendo necessario l’intervento dei soccorsi. Le indagini contestano al trapper le aggravanti dell’odio religioso e della discriminazione razziale, ritenendo che il movente dell’aggressione fosse legato esclusivamente all’appartenenza religiosa delle vittime.
Aggressione: coinvolto anche un terzo giovane
Nell’inchiesta compare anche un terzo ragazzo, indagato per omissione di soccorso. Secondo la ricostruzione degli investigatori, dopo l’aggressione si sarebbe allontanato senza prestare alcun aiuto allo studente rimasto ferito. Determinante per la ricostruzione dei fatti è stata la denuncia presentata dalle due vittime, che hanno raccontato di essersi rivolte al personale di sicurezza del supermercato per chiedere aiuto. Non parlando italiano, gli studenti hanno ottenuto assistenza anche per contattare il numero di emergenza 112.
Per Hamza Abdurahman erano già stati disposti gli arresti domiciliari nelle scorse settimane con le stesse ipotesi di reato contestate ora anche a Sacky. Con la chiusura delle indagini preliminari, la Procura si avvicina alla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti degli indagati, mentre la vicenda continua a richiamare l’attenzione sul tema delle aggressioni motivate dall’odio religioso e della tutela delle minoranze.
