Gianni Infantino, presidente della FIFA è una figura controversa nel mondo del calcio. Nato in Svizzera da genitori italiani, ha costruito la sua carriera su rapporti stretti con i potenti del pianeta, ma non senza suscitare critiche e polemiche.
L’amicizia con Donald Trump è uno dei rapporti più discussi. I due si conoscono dal primo mandato presidenziale di Trump, e da allora i loro legami si sono fatti sempre più stretti, con conseguenze visibili nel mondo del calcio.
L’amicizia tra Infantino e Trump
Infantino e Trump si sono incontrati per la prima volta nel 2018, quando il presidente della Fifa ha visitato la Casa Bianca portando una serie di cartellini gialli e rossi che Trump ha usato contro i giornalisti. Da allora, i loro rapporti sono diventati sempre più stretti.
Durante la campagna elettorale per la rielezione di Trump, Infantino non si è limitato a congratularsi: ha partecipato al comizio pre-insediamento, definendolo un “incredibile onore”.
Ha anche pubblicato un post su Instagram in cui scriveva che insieme avrebbero “fatto grande non solo l’America, ma il mondo intero”, richiamando lo slogan Make America Great Again.
Nel dicembre 2026, Infantino ha consegnato a Trump il Fifa Peace Prize scatenando proteste formali da parte di Canada e Messico co-organizzatori del Mondiale 2026 e un reclamo al Comitato Etico.
Anche l’organizzazione del primo Mondiale per club nel 2026 è stata vista come un favore agli Stati Uniti.
Le polemiche sui Mondiali 2026
Nel 2026, la gestione dei Mondiali da parte di Infantino ha suscitato numerose critiche. La gestione dei visti è stata particolarmente controversa: l’arbitro somalo Omar Artan è stato respinto dagli Stati Uniti nonostante avesse un visto valido, e Infantino ha risposto dicendo che “la Fifa non controlla tutto”.
Nel frattempo, tifosi di HaitiIranCosta d’Avorio e Senegal venivano respinti alle frontiere, mentre la Fifa continuava a parlare di “Mondiale inclusivo”.
Un’altra decisione controversa è stata l’introduzione del re-hydratation break anche con temperature di 19 gradi, che molti critici hanno visto come un modo per consentire interruzioni pubblicitarie in tv. Inoltre, i biglietti del Mondiale, promessi come “popolari”, sono stati venduti a cifre stellari.
Lo sportwashing e i rapporti con i potenti
Infantino ha stretto rapporti anche con altri potenti del mondo, tra cui Vladimir Putin e i leader del Qatar e dell’Arabia Saudita. Questi rapporti hanno portato a accuse di sportwashing ovvero l’uso dello sport per migliorare l’immagine di regimi controversi.
Il Mondiale 2026 in Qatar è stato al centro di numerose polemiche, con accuse di violazione dei diritti dei lavoratori migranti. L’assegnazione della Coppa del Mondo 2034 all’Arabia Saudita è stata definita “un regalo politico” da Amnesty International.
L’allargamento del Mondiale a 48 squadre ha fatto storcere la bocca a tanti, ma Infantino ha insistito anche con una battuta sull’Italia“Con 64 squadre magari si qualifica, con 208 sicuro”. Una frase che la Figc ha definito una “caduta di stile”.
