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L’allarme dei consorzi: “Pane e pasta come il metano, serve un granaio comune euopeo”

I consorzi agricoli lanciano l'allarme. Lo stop di Ungheria e Bulgaria alla vendita di granarie all'estero ha messo in crisi la filiera italiana di pa

Pasta

I consorzi agricoli lanciano l’allarme. Lo stop di Ungheria e Bulgaria alla vendita di granarie all’estero ha messo in crisi la filiera italiana di pasta.

L’allarme dei consorzi: “Pane e pasta come il metano, serve un granaio comune euopeo”

La guerra che è scoppiata tra Russia e Ucraina sta andando di pari passo con la guerra del grano. L’ha dichiarata l’Ungheria, seguita da Bulgaria. I due Paesi hanno deciso di non vendere all’estero i loro cereali, aggravando significativamente la situazione che sta mettendo in crisi i produttori di pasta, prodotti da forno, pasticceria e allevamenti di bestiame. Il prezzo delle commodities agricole è anche frutto della speculazione di chi toglie dal mercato enormi quantitativi con la scusa di blindare le scorte a causa della guerra.

In questo momento è necessaria una politica comune europea che possa affrontare la crisi. “Se l’Europa si dimostrerà unita, senza inutili e dannosi slanci protezionistici dei singoli Paesi gli approvvigionamenti di grano e mais non mancheranno” ha spiegato Gianluca Lelli, amministratore di Consorzi Agrari d’Italia. 

Regole violate e protezionismo

Il governo del premier ungherese Viktor Orbàn sta violando le regole comunitarie sullo scambio di merci all’interno dell’Ue, vietando e rallentando l’export di grano tenero e mais.

Con il blocco dei porti del Mar Nero, l’unico trasporto possibile è quello via terra ma l’Ungheria sta rendendo impossibili gli approvvigionamenti anche dal punto di vista logistico” ha denunciato Ivano Vacondio, presidente di Federalimentari. “Il problema non è quindi solo il costo che avrà il grano, ma è se ce ne sarà abbastanza per tutti oppure no” ha aggiunto Riccardo Felicetti, presidente dei pastai italiani. La Bulgaria ha stabiliti di aumentare gli stock pubblici di cereali per un ammontare di 1,5 milioni di tonnellate, riducendo i volumi delle vendite all’estero e facendo aumentare i prezzi. 

Secondo Consorzi Agrari d’Italia, l’Europa può reggere “a condizione di bloccare il protezionismo di alcun Paesi”, come ha spiegato l’amministratore delegato Gianluca Lelli.

La previsione è basata sulle ultime proiezioni dell’Usda, Dipartimento per l’agricoltura degli Stati Uniti, secondo cui la Cina potrebbe possedere il 60% delle scorte mondiali di grano e il 70% di mais entro l’estate. Russia e Ucraina con il loro quantitativo rappresentano l’11,5% di grano e il 2% di mais, gli Usa il 16% di grano e il 43% di mais. Le scorte complesive dei Paesi europei potrebbero essere al 9% entro l’estate. “Siamo nel periodo ha detto in cui si programmano le produzioni di pomodoro da industria, settore in cui l’Italia è tra i maggiori produttori al mondo. Abbiamo appena saputo di coltivatori che hanno deciso di puntare su altri prodotti come mais, sorgo, girasole e soia per gli alti prezzi particolarmente interessanti” ha dichiarato Davide Vernocchi di Alleanze Cooperative.

Il cambiamento della geografia agricola

La guerra di Putin potrebbe arrivare a cambiare la geografia agricola europea, spingendo gli agricoltori verso produzioni che sono diventate più remunerative. Tutte le associazioni agricole sottolineano che è arrivato il momento di rivedere alcuni aspetti della nuova Politica agricola comunitaria. Mario Draghi, presidente del Consiglio, in Parlamento, ha parlato della necessità di rivedere il quadro regolatorio europeo per aumentare le fonti di approvvigionamento di grano, mais e altre materie prime. 

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