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La mail della Farnesina agli italiani in Afghanistan: attivato un ponte aereo mentre Kabul cade

La mail della Farnesina agli italiani in Afghanistan: attivato un ponte aereo: “Le formuliamo l’invito a lasciare il Paese con questo mezzo"

A Kabul la situazione è precipitata

Cosa stia accadendo in queste ore in Afghanistan lo rende bene la mail della Farnesina agli italiani in Afghanistan, una mail che attiva precisi canali di rientro per tutte le categorie interessate da una crisi che non è più imminente, ma in atto, con i talebani che dopo la presa di Jalalabad sono di fatto nei sobborghi di Kabul, praticamente a tiro di obice.

Tutto ha avuto inizio secondo protocolli rigidissimi ma veloci: il primo step è stato quello della termodistruzione dei documenti classificati e del back up affidato a personale specializzato dei servizi e del Tuscania dei Carabinieri

La mail della Farnesina agli italiani in Afghanistan: collaboratori e personale a rischio

Contestualmente a questa operazione che è in atto da 12 ore era stato attivato un ponte aereo gestito direttamente dall’Unità di Emergenza della Farnesina.

Lo scopo è evacuare il personale diplomatico ed il collaboratori, vale a dire le persone che negli anni hanno lavorato, come interpreti o contractor, per il governo italiano e che ora corrono un rischio altissimo di vita, dato che cono in cima alla lista nera di ritorsione degli studenti delle madrasse che li accusano di collaborazionismo. Allo scopo un’aliquota del contingente è stata dislocata con armi scarrellate e team di protezione al seguito. 

“Sicurezza deteriorata”, ecco la mail della Farnesina agli italiani in Afghanistan

È stato esattamente per questo motivo, con i report delle “barbe finte” che davano già i talebani in area periferica, che si è deciso di gestire il rilascio dei visti direttamente da Roma, perché a Kabul la situazione è operativa e ci sono circostanze mobili a cui modellarsi con elevata prontezza. La nota della Farnesina comunica che “alla luce del deterioramento delle condizioni di sicurezza in Afghanistan sono state avviate le procedure per predisporre il rientro in Italia del personale dell’ambasciata italiana a Kabul”.

Chi significa? Si va via, e si lascia “un presidio dell’ambasciata italiana”. Dove? Dove in queste ore stanno confluendo tutti: nei pressi dell’aeroporto di Kabul.  

I nostri connazionali a Kabul e la mail della Farnesina agli italiani in Afghanistan

E i nostri connazionali interessati da questo red alert? Sono 50 dipendenti della Farnesina alle guidati dall’ambasciatore Vittorio Sandalli, poi circa 30 collaboratori con le loro famiglie in odor di visto speciale, il contingente di Carabinieri del Tuscania che si sono occupati della sicurezza della sede e un numero imprecisato di “funzionari” e operatori dell’Aise che sono in stretto contatto con Roma e con gli omologhi Usa che stanno curando le stesse operazioni assieme al contingente di sorveglianza dei Marines. L’appello via mail della Farnesina ha i toni dell’ultimatum: “Facendo seguito agli inviti formulati a lasciare il Paese, le comunichiamo che, visto il grave deterioramento delle condizioni di sicurezza, viene messo a disposizione dei cittadini italiani un volo dell’Aeronautica militare nella giornata del 15 agosto alle 21.30 circa dall’aeroporto di Kabul”

C’è poco tempo davvero per “ubbidire” alla mail della Farnesina agli italiani in Afghanistan:

E ancora: “Le formuliamo l’invito a lasciare il Paese con questo mezzo. La invitiamo a manifestarci immediatamente la sua adesione. Provvederemo a prendere a stretto giro contatto con lei una volta comunicata l’adesione al fine di raccordarci per l’ingresso in aeroporto”. Entro stasera si dovrà andar via dunque, e quelli che temono di più questa forbice temporale in restringimento sono i collaboratori locali, che attendono di andarsi ad aggiungere ai 238 connazionali già rientrati. Ce ne sono altri 390 a Herat e si sta cercando il modo di trasferirli a Kabul, ma una colonna mobile di blindo rischia di incrociare una delle sei avanguardie che stanno convergendo sulla capitale. 

La mail della Farnesina agli italiani in Afghanistan e le parole di Di Maio: “Non lasceremo soli gli afghani”

Ci sono 4000 persone insomma che sono a rischio serissimo di ecatombe. Dal canto suo il ministro degli Esteri Di Maio è stato lapidario: “Non lasceremo soli gli afghani”. Si tratta far scattare il protocollo detto “Aquila” e di mettere in atto una ricognizione a tavolino e una rotta di convergenza verso l’aeroporto di Kabul nella sostanza, roba molto ma molto difficile. Perché? Perché “Aquila” è aggiornato alle 12 ore che precedono un’occupazione e l’occupazione sarebbe già in atto. La smobilitazione di ambasciate e contingenti internazionali è collegiale e per molti paesi in atto già da giorni: gli Usa sono acquartierati in sede diplomatica emergenziale dove tutti stanno convergendo: presso gli hanger militari presidiati di Hamid Karzai International Airport

Gli italiani in Afghanistan e la mail della Farnesina: cosa fanno gli altri paesi

Con loro Regno Unito e la Turchia. Giappone, Germania e Canada si preparano a chiudere. Danimarca e Norvegia hanno preannunciato una chiusura “temporanea”. Con i talebani in giro e con la “green zone” sguarnita potrà solo andare peggio, perché è proprio lì che si trova la nostra ambasciata: nel bel mezzo di una zona che franca non lo è più. E che dovrà ospitare in queste ore un corridoio di salvezza per sfuggire al caos, quando non alla furia, dei talebani che arrivano

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