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La NASA contro il cancro: gli astronauti indossano le tute disegnate dai bambini malati

NASA

La NASA ha lanciato in progetto per cui i suoi astronauti avrebbero indossato alcune tute disegnate dai bambini malati di tutto il mondo e un’astronauta, Kate Rubins, ha parlato loro.

Iniziativa per incoraggiare il connubio arte e medicina

La NASA è scesa in campo contro il cancro, lanciando un’iniziativa di solidarietà che ha visto i suoi astronauti indossare tre tipi di tute disegnate da bambini che in tutto il mondo stanno affrontando la malattia. Le creazioni hanno tre nomi bellissimi: Hope (Speranza), Courage (Coraggio) e Unity (Unità), tre elementi fondamentali per combattere i tumori, soprattutto in età infantile. Lo scopo dell’iniziativa è quello di “far crescere la consapevolezza sui benefici dell’affiancare l’arte alla medicina”, hanno spiegato dalla National Aeronautics and Space Administration.

I bambini oggi, venerdì 25 agosto, hanno anche avuto la soddisfazione di vedere uno degli astronauti dell’organismo spaziale indossare una tuta che hanno contribuito a creare anche loro: si tratta dell’astronauta americana Kathleen (Kate) Rubins (foto sotto, ndr), 38 anni, che incontrerà i piccoli malati per una ventina di minuti, indossando in particolare la tuta Courage e rispondendo alle loro domande, dato che lo spazio ha sempre affascinato i bambini.

L'astronauta con la tuta disegnata dai bambini

Per loro sarà senz’altro un’emozionante esperienza da ricordare, pur nella sofferenza che stanno vivendo, e forse darà loro un po’ di fiducia nel futuro.

Chi è Kate Rubins

L'astronauta

L’astronauta Kate Rubins si è laureata in Biologia Molecolare all’Università di San Diego, in California, poi ha preso un dottorato di ricerca in Biologia sul Cancro all’Università di Medicina di Stanford, sempre in California, e si occupa di ricerche in ambito medico in particolare sul virus HIV e le malattie infettive, comprese quelle che colpiscono la popolazione di Africa centrale e occidentale – si è anche recata nella Repubblica Democratica del Congo -.

I suoi lavori sono stati presentati in conferenze scientifiche internazionali e pubblicati su giornali scientifici.

Il precedente

Incontro tra lo spazio e la malattia

Non è la prima volta che gli astronauti vengono incontro ai bambini malati: è successo più volte, anche qui in Italia, per esempio quando, alla fine dell’ottobre del 2013, quelli della Aeronautica militare dalla stazione spaziale orbitante a 400 chilometri dalla terra in corrispondenza del nostro Paese, si sono resi disponibili per effettuare un collegamento radio con l’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari. Parlava e rispondeva alle domande dei piccoli pazienti il maggiore Luca Parmitano, rispondendo ad un’iniziativa di un team di psicologi intitolata “Volare oltre ogni limite” con la fantasia, “liberandosi” – in questo caso “liberando” il bambino – dal limite impostogli dalla malattia. Immaginando di trovarsi nello spazio. Maria Grazia Foschino, a capo del team, aveva spiegato alla Gazzetta del Mezzogiorno che appunto “Con la fantasia si oltrepassano i limiti” e ciò può succedere, contrariamente a quando si crede, anche in un ospedale: esso può diventare “un luogo in cui – come nello spazio – non ci sono più confini nelle relazioni con gli altri. Anche con il bambino straniero”. Così, in ospedale come nello spazio “ogni limite, ogni confine può essere abbattuto”. Il segnale via telefono era passato da Bari alla stazione aerospaziale di Casale Monferrato in provincia di Torino, poi c’era stato il passaggio via radio con la stazione spaziale in orbita ed era iniziata l’interazione del maggiore Parmitano con i bambini.