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Leonid Ivanovich Rogozov: il medico russo che si operò da solo

L'incredibile storia del medico russo Leonid Ivanovich Rogozov che si operò da solo di appendicite durante una missione nell'Antartico.

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Leonid Ivanovich Rogozov aveva 27 anni. Nel 1961 fu aggregato come medico nel corso di una spedizione per l’esplorazione dell’Antartico. Il suo gruppo, sbarcato in dicembre, nel febbraio 1962 era già riuscito a costruire la base Novolazarevskaya. Questo venne fatto appena in tempo, poco prima che il duro inverno polare rendesse del tutto impossibile il lavoro.

Fino all’avvento della primavera le condizioni climatiche avrebbero infatti isolato la spedizione dal resto del mondo. E fu proprio in quel momento che Rogozov si ammalò di appendicite

Fatta la diagnosi, egli riuscì a curarsi per un po’ di tempo per mezzi di antibiotici e di applicazioni fredde. Ma le sue condizioni di salute andarono sempre più peggiorando, con episodi di febbre e vomito. A fine aprile il medico si rese conto che senza un intervento sarebbe andato incontro a morte certa.

C’era infatti il rischio di perforazione del tratto gastro-intestinale…

Leonid prese così la decisione di operarsi da solo! E lo fece con tre membri della spedizione (un meteorologo, un meccanico e il direttore della base) ad assisterlo durante l’intervento, portando gli strumenti per la sterilizzazione, le iniezioni, i ferri e le lampade necessarie. In posizione semiseduta, Rogozov si aiutò tramite uno specchio, che veniva sorretto da uno degli improvvisati infermieri.

Ma per lavorare in profondità fu costretto a ricorrere soprattutto al tatto, motivo per cui non utilizzò ai guanti.

Medico auto-operatosi di appendicite…

L’operazione durò un’ora e 45 minuti, del tutto drammatici. Ogni 4 o 5 minuti il chirurgo era costretto a interrompersi qualche secondo per riprendersi dai giramenti di testa e dal senso di debolezza incombente. A un certo momento, per errore, Rogozov si lesionò addirittura l’intestino cieco. Dovette suturarlo ma alla fine riuscì a tagliare con successo l’appendice lesionata. Come scrisse nel suo diario, notò “con orrore che alla sua base c’era una macchia scura. Questo significa che solo un altro giorno e sarebbe scoppiata…”. E lui sarebbe morto.

Ma fortunatamente per lui le cose volsero per il meglio. Il suo coraggio e la sua abilità gli salvarono la vita. Già due settimane dopo l’operazione si era ripreso ed era tornato al suo ordinario lavoro alla base. Nel maggio 1962 Rogozov ritornò a Leningrado, dove diede seguito alla promettente carriera di chirurgo. Qui morì nel 2000, quasi quarant’anni dopo l’incredibile intervento.


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