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Massimo Scuderi, quello scomodo tafano che punge la mafia e viene punto dalla società

Massimo Scuderi, quello scomodo tafano che punge la mafia e viene punto dalla società: dal blitz contro quelli di "Malpassotu" alle lettere anonime

Massimo Scuderi

Massimo Scuderi è uno di cui si potrebbe scrivere per ore, e non solo perché è un fiume in piena di informazioni utili a stanare il malaffare concettualmente, ma anche perché il malaffare lo ha incontrato e combattuto su uno dei campi dove lo stesso picchia di più, quello dei presunti legami fra coppole storte e luoghi di governo territoriale.

E in virtù di questo suo impegno fra il tenace e il profetico Scuderi è stato intimidito, minacciato e messo in tacca di mira dagli stessi “malommi” che ha messo alla berlina in Sicilia in anni di attività di giornalista, blogger ed ex membro dell’intelligence della Guardia di Finanza. Calma e gesso e andiamo per parole chiave, e la prima è Malupasso: è il nome del blitz antimafia che un anno fa aveva decapitato il clan Santapaola-Ercolano e le sue metastasi nel centro di Mascalucia, che è in provincia di Catania e che è il paese di Scuderi.

Il clan è quello di Pietro Puglisi, genero del “Malpassotu” Peppe Pulvirenti, punciuto di razza della casata di Nitto Santapaola, duecento carabinierici sono voluti, per stanare quel nido di vespe.

Massimo Scuderi, quello scomodo tafano che ha fatto marameo ai Malpassotu

Che accade? Che dagli atti di quell’indagine per 416/bis emerge, oltre al vissuto canonico di una ghenga che campava di estorsioni, rifiuti interrati vicino alle scuole e controllo criminale del territorio, anche la solita palta parallela.

La fanghiglia cioè in cui la mafia si struscia addosso ai governi territoriali per prendersi i suoi vantaggi. Le intercettazioni citano rapporti continuativi, parlano di impiegati comunali in odore presuntivo di infedeltà e di piani regolatori che prendono l’uscio del comune e vanno a mostrare le pudenda agli occhi delle coppole storte in questione. Tutta roba arrivata a chiusura indagine in punto di procedura con il 415/bis Cpp, tutta roba su cui Massimo Scuderi si avventa con il consueto piglio messianico ma corretto di chi sa che una presunzione di reato inquina l’etica ma non sostanzia, non ancora almeno, il casellario giudiziale. Non è un caso che le cose peggiori a Scuderi glie le stanno facendo persone che non figurano rubricate in alcun atto.

Massimo Scuderi, quello scomodo tafano che in consiglio va a chiedere la verità

Un memorabile consiglio comunale di Mascalucia diventa occasione per Scuderi di diffondere volantini e materiale in cui chiede di conoscere uno dei nomi dei due impiegati comunali in presunto comparaggio. Il collega ci va giù di satira e usa il calamo sapendo che non è un piccone, ma un pungiglione, e chiama in causa ex amministratori e rappresentati del governo in seno all’amministrazione. Gioca sulle “spalle larghe” accampate dalle persone chiamate in causa per fornire delucidazioni in punto di diritto e regolamento comunale, spalle larghe come nuncurante risposta alla sua battaglia di giustizia e verità. Gioca ancora di satira e tira dritto. Tanto dritto che la prima querela che gli arriva per diffamazione neanche lo vede interrogato, viene archiviata subito: o c’è polpa in quel che dice o dicendolo non viola la legge, poco da fare.

Massimo Scuderi, quello scomodo tafano che fa tana ad un uomo “violento” e si prende la croce sulle spalle

Ma non finisce lì: l’oggetto delle sue attenzioni in seno al comune di Mascalucia entra nelle cronache giudiziarie per altro motivo: quegli atti, freschi di esercizio di azione penale dopo il 416 Cpp, dicono che avrebbe picchiato la moglie in più occasioni. Massimo ci vede un amaro paradosso e taccia l’amministrazione da un lato di inaugurare panchine rosse contro la violenza sulle donne, dall’altro di tenersi in casa “sentinelle dello Stato” che il rosso lo fanno sgorgare dalla bocca delle donne. Scoppia uno scandalo che porta un comune laziale, presso cui la persona in questione ha chiesto il trasferimento, a chiedere informazioni sulla condotta del loro nuovo acquisto, la vicenda viene ripresa dal Messaggero e il nuovo acquisto torna alla base, a Mascalucia, dove parte l’offensiva contro Scuderi.

Massimo Scuderi, quello scomodo tafano che adesso non ha più una casa

Con un sottile ma letale intreccio di telefonate, lettere anonime e azioni mirate a Massimo, a traino di altre denunce, viene tolta casa, su di lui viene gettato discredito e un ludibrio che non ne scalfisce i propositi, ma di certo ne mina la serenità. Massimo Scuderi è tutto ciò che ognuno di noi, giornalista o meno, dovrebbe essere ogni singolo giorno della sua vita, perché non si lascia intimidire, perché lotta, perché parla tanto come parlano solo gli uomini che hanno bisogno di trovare un interlocutore. Uno a cui raccontare dei propri guai e di come la paura di passarli sia più piccola del dovere di smascherarli. Ecco, di quei guai noi ci facciamo carico: ne prendiamo un po’ e ce li mettiamo noi sulle spalle. Perché Massimo Scuderi ci ha fatti sentire piccoli e inadeguati nei nostri quotidiani cimenti di velina. Perché Massimo a lottare con lui ha l’Italia che lotta. O almeno, in un mondo normale, dovrebbe averla.

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