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Mattarella avverte: “Rispettate la nostra costituzione”

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Il Presidente della Repubblica ribadisce il rispetto necessario alla Costituzione. Anche la seconda parte della carta andrebbe maggiormente osservata.

Mattarella
Il presidente torna a elogiare la nostra costituzione

Il presidente della Repubblica Mattarella dopo due giorni impegnativi, torna a parlare della carta costituzionale. L’occasione è nata nel contesto dell’intervista al settimanale di ispirazione cattolica Famiglia Cristiana. A poco più di due settimane dal tradizionale discorso di fine anno, il presidente ha posto l’accento sulla necessità che la Costituzione sia rispettata, in tutte le sue parti, compresa la seconda.

E’ la parte che riguarda l’ordinamento giuridico e la divisione dei poteri. Il presidente ha anche precisato che non è suo compito giudicare le iniziative di modifica della Costituzione.

Mattarella e il richiamo contro l’astensionismo

Reduce dalla visita ai laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso e a Catania, Mattarella ha posto l’attenzione sull’architettura costituzionale e sui tentativi di riforma della Carta. Il Presidente ha lanciato un monito contro l’astensionismo in vista delle prossime elezioni: ” Nessuno si deve chiamare fuori o limitarsi a guardare”.

La responsabilità della “res publica“dunque, non ricade soltanto sulle persone che hanno chiesto e ottenuto cariche istituzionali, ma si pone anche su tutti i cittadini, chiamati a dare il loro contributo. Il concetto è simile a quello espresso da John F. Kennedy quando pronunciò le famose parole: ” Non chiederti cosa il tuo paese possa fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”. Il Capo dello Stato ha fatto un appello a rispettare la Costituzione in tutte le sue parti, sottolineando l’attualità dell’articolo 11, che afferma che l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione di controversie internazionali.

Il presidente della Repubblica ha dichiarato: ” Non sta a me dire se le iniziative di modifica , realizzate o non riuscite, siano state opportune o inopportune”. Sono state infatti molte nella storia della Repubblica le commissioni parlamentari per le riforme costituzionali. Ultime, in ordine cronologico, la bicamerale D’Alema (1997) e la Riforma costituzionale Renzi-Boschi (2014-2016). Quest’ultima, rivelatasi causa della débacle politica di Matteo Renzi, era stata anche approvata dal Parlamento il 12 Aprile 2016.

La sconfitta della Riforma costituzionale al successivo referendum confermativo del 4 Dicembre 2016 è stata vista dagli analisti internazionali come una vittoria del populismo, e fattore di rallentamento del Paese lungo il cammino delle riforme. Anche il più volte presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha sempre esternato la sua volontà di una riforma costituzionale in direzione di un presidenzialismo più marcato (con relativa elezione diretta dei cittadini del Presidente della Repubblica).

Lavoro resta emergenza principale

Il Presidente, citando gli ultimi dati diffusi dall’Istat, ha evidenziato come “negli ultimi tempi si sia registrato un sensibile miglioramento”, ma la mancanza di lavoro, nonostante ciò “resta l’emergenza principale del nostro Paese”. Mattarella ha aggiunto che “il problema è particolarmente sentito in alcune fasce di popolazione, i giovani e le donne, e nel sud del Paese”; e ha precisato che “stiamo scontando gli effetti della gravissima crisi economica di questi anni”, destinati lentamente a riassorbirsi.

La collocazione in Europa e la sintonia con Francesco

Nell’intervista il Presidente ha elogiato il ruolo che l’Italia ha saputo ritagliarsi in Europa. “L’Italia è presente nelle proposte e nella relativa discussione”, ha affermato. E’ un chiaro elogio all’operato del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Rivendicata la collaborazione con la Santa sede: “Il Papa ha inciso profondamente nella sensibilità generale e nei rapporti tra le religioni. Anche per questo rappresenta un punto di riferimento”. Mattarella si è detto “entusiasta” dell’operato di Francesco, sottolineando la sintonia di orientamenti e valutazioni sulle grandi questioni mondiali emersa nei due incontri col Pontefice.


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