> > Trump, nuova stretta sui dazi: tasse sui piccoli pacchi e fino al 100% sui droni

Trump, nuova stretta sui dazi: tasse sui piccoli pacchi e fino al 100% sui droni

Trump, nuova stretta sui dazi: tasse sui piccoli pacchi e fino al 100% sui droni

Trump ottiene il via libera alla fine dell’esenzione sui piccoli pacchi e impone dazi fino al 100% sui droni: ecco spiegato il suo obiettivo.

Trump incassa una doppia vittoria sul fronte commerciale. Un tribunale statunitense ha confermato la possibilità di applicare dazi anche sulle spedizioni di basso valore, mentre la Casa Bianca ha annunciato nuove tariffe fino al 100% sulle importazioni di droni e componenti. Due provvedimenti che rafforzano la strategia dell’amministrazione americana per sostenere la produzione interna, aumentare le entrate doganali e ridurre la dipendenza dalle catene di approvvigionamento straniere.

Dazi sui piccoli pacchi, il tribunale dà ragione a Trump: stop al regime “de minimis”

La Court of International Trade di New York ha stabilito che l’amministrazione Trump aveva l’autorità per eliminare l’esenzione de minimis, il meccanismo che per decenni aveva permesso di importare negli Stati Uniti, senza dazi e altri oneri, pacchi con un valore inferiore agli 800 dollari.

La misura era stata introdotta dal Congresso nel 1938, con l’obiettivo di evitare che la riscossione di piccoli importi doganali comportasse costi amministrativi superiori alle entrate.

L’esenzione era diventata particolarmente importante con la crescita dell’e-commerce, favorendo la diffusione di modelli commerciali basati sulla spedizione diretta ai consumatori americani. Tra le aziende maggiormente interessate figurano Temu e Shein, che hanno costruito parte della propria competitività proprio sulla possibilità di inviare negli Usa prodotti a prezzi contenuti.

Con la cancellazione del regime, i costi di importazione sono aumentati e alcune società hanno dovuto rivedere le proprie strategie logistiche e le catene di approvvigionamento.

La decisione del tribunale è arrivata dopo il ricorso presentato da diversi importatori, secondo i quali Trump avrebbe oltrepassato le proprie competenze: a loro avviso, la materia dei dazi spettava al Congresso. I giudici hanno però considerato l’esenzione un “privilegio” e hanno ritenuto legittima la sua revoca. Restano esenti soltanto i regali privati ricevuti in buona fede con un valore inferiore ai 100 dollari.

Trump ha celebrato la sentenza definendola una vittoria contro una delle principali “scappatoie” del sistema commerciale americano. Secondo il presidente, il regime aveva favorito anche l’ingresso di merci contraffatte, sostanze stupefacenti e prodotti illegali attraverso spedizioni soggette a controlli meno rigorosi. Trump sostiene inoltre che nel solo 2024 il sistema abbia comportato circa 10,8 miliardi di dollari di mancati introiti doganali.

Droni, nuove tariffe fino al 100% per rafforzare la produzione Usa

La stretta commerciale dell’amministrazione americana coinvolge anche il settore dei droni, considerato strategico per la sicurezza nazionale e per l’industria della difesa. Trump ha firmato un ordine esecutivo che prevede dazi fino al 100% su determinati velivoli senza pilota, sulle stazioni di attracco e su alcuni componenti ritenuti particolarmente sensibili.

La tariffa massima riguarda i droni con un peso massimo al decollo superiore a 25 chilogrammi e quelli dotati di tecnologia per l’imaging termico, capace di rilevare la radiazione infrarossa. Per alcune categorie di droni più piccoli e privi delle funzionalità considerate maggiormente a rischio è invece previsto un dazio del 25%.

Il provvedimento stabilisce inoltre tariffe specifiche per alcuni partner internazionali: 15% su droni e componenti provenienti da Unione Europea, Giappone, Liechtenstein, Corea del Sud, Svizzera e Taiwan, mentre per il Regno Unito il dazio è fissato al 10%. Le aliquote ridotte si applicano a condizione che hardware, software e tecnologia abbiano origine prevalentemente nei Paesi interessati o negli Stati Uniti. I nuovi dazi principali entreranno in vigore 21 giorni dopo la firma dell’ordine, mentre per i componenti non considerati particolarmente sensibili il termine previsto è di 180 giorni. La Casa Bianca ha inoltre autorizzato la creazione di un programma di “onshoring” destinato alle aziende che investiranno nella produzione americana di droni e componentistica.

Dietro la decisione c’è soprattutto la volontà di ridurre la dipendenza dalla Cina, principale protagonista del mercato mondiale dei droni. La società cinese DJI, fondata nel 2006 e con sede a Shenzhen, controllerebbe circa il 70% del mercato statunitense dei droni commerciali. La nuova politica americana arriva inoltre dopo che Pechino ha annunciato restrizioni alle esportazioni di droni verso gli Stati Uniti e inserito sei aziende nella propria lista nera, in risposta alle misure adottate da Washington.

Per l’amministrazione Trump, rafforzare la produzione nazionale significa proteggere non solo l’occupazione e l’industria americana, ma anche la sicurezza del Paese. I droni vengono infatti considerati una tecnologia essenziale nei conflitti moderni e nelle future operazioni militari. La dipendenza da componenti stranieri, secondo la Casa Bianca, potrebbe creare vulnerabilità sia sul piano della sicurezza nazionale sia su quello informatico. L’obiettivo dichiarato è quindi riportare una parte maggiore della produzione negli Stati Uniti, diversificare le forniture e ridurre la dipendenza dai Paesi considerati strategicamente più rischiosi.

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