Perché gli operai Fiat sbagliano tutto a scioperare contro la Juve
Perché gli operai Fiat sbagliano tutto a scioperare contro la Juve
L’opinione di Lisa Pendezza

Perché gli operai Fiat sbagliano tutto a scioperare contro la Juve

Lo sciopero Fiat contro l'acquisto di Ronaldo
Lo sciopero Fiat contro l'acquisto di Ronaldo

Un calciatore strapagato e migliaia di operai che non arrivano a fine mese: ma scioperare potrebbe davvero cambiare la situazione?

L’Italia è il Paese delle contraddizioni, frammentato tra l’estrema ricchezza di pochi e la povertà sempre più diffusa. Un mondo diviso tra bianco e nero, come la maglia che Cristiano Ronaldo indosserà tra pochi giorni. I tifosi juventini fanno la fila, per ore, fuori dagli stores per comprare maglie e gadget targati CR7, mentre sognano a occhi aperti la prossima Champions. Ma c’è chi nell’acquisto del secolo vede solo una rinnovata iniquità sociale. Sono gli operai della Fiat, che hanno deciso di chiudere i battenti dello stabilimento di Melfi per 32 ore.

Le ragioni della protesta

Gli operai della Fiat non hanno impiegato molto tempo a individuare un nesso tra quanto era accaduto ai piani alti della Juventus e la loro quotidianità come dipendenti della casa automobilistica. Tutto parte dalla famiglia Agnelli, che tiene la fila di un enorme giro di affari attraverso la società di investimento Exor, la quale può vantare il titolo di azionista di maggioranza sia dello Juventus Football Club che della Fca.

Un collegamento che agli operai Fiat è apparso come un vero sistema di vasi comunicanti. Se serve aggiungere qualcosa in un vaso, è necessario toglierlo da un altro. E quel “qualcosa”, in questo caso, sono i 400 milioni complessivi con cui la Juventus si è assicurata la presenza di Ronaldo nel proprio spogliatoio.

Il manifesto di Pomigliano

I dipendenti Fca di Pomigliano d’Arco hanno immediatamente protestato. “Noi siamo quelli che ti paghiamo. Per Ronaldo 400 milioni, agli operai solo calci nei c*******“, recita il manifesto appeso dagli esponenti del sindacato Si Cobas fuori dallo stabilimento campano. Tra i manifestanti che si sono fatti notare, c’è anche Mimmo, l’ex operaio Fiat diventato famoso per essersi cosparso di benzina davanti alla casa di Di Maio. Licenziato per aver messo in scena il suicidio di Marchionne, Mimmo ha ripreso le vecchie abitudini, ma questa volta il suo bersaglio è proprio CR7. Ha il suo volto il manichino che simula il proprio suicidio, con tanto di giustificazione: “400 milioni presi dalle tasche degli operai? No grazie. La faccio finita“.

Il manifesto di Pomigliano

Sciopero di 32 ore

Ma è a Melfi che la protesta ha raggiunto l’apice. I sindacati di USB (Unione Sindacale di Base) hanno indetto uno sciopero alla Fca di 32 ore, tra il 15 e il 17 luglio. Inaccettabile è apparsa la decisione della società di spendere tanti milioni per l’acquisto di un calciatore, mentre gli operai sono costretti da anni a fare sacrifici enormi a livello economico. “Ci viene detto che il momento è difficile, che bisogna ricorrere agli ammortizzatori sociali in attesa del lancio di nuovi modelli che non arrivano mai. E mentre gli operai e le loro famiglie stringono sempre più la cinghia la proprietà decide di investire su un’unica risorsa umana tantissimi soldi! È giusto tutto questo? È normale che una sola persona guadagni milioni e migliaia di famiglie non arrivino alla metà del mese?”, si legge nel comunicato della USB.

Non è né giusto né normale, secondo le parole del sindacalista Domenico De Stradis. È proprio lui a parlare dello sciopero come di un’iniziativa necessaria per smuovere le coscienze e dare un segnale forte all’azienda. Non bastano gli slogan, non servono le magliette e i manifesti dei colleghi di Pomigliano. “Tutto lascia il tempo che trova, si arriva, con una lamentela, ai giornali e in modo veloce. Però non si arriva ai lavoratori”. Eccoli, invece, i lavoratori mobilitati a Melfi. La loro decisione contagia Pomigliano e anche Tiberina, un’altra fabbrica che si è unita alla protesta per solidarietà.

Mimmo, il manifesto e la maglietta

I numeri

De Stradis ha fatto qualche conto. “A Melfi per il 6 luglio hanno annunciato un esubero per 1.640 lavoratori. Ronaldo prende 30 milioni di euro di stipendio netti. Io ho percepito l’anno scorso 18.300 euro netti. Ho provato a dividere per vedere quanti quanti operai come me ‘fanno’ un Cristiano Ronaldo. E il risultato è proprio 1.640, come gli esuberi annunciati a Melfi. È una coincidenza mostruosa che fa riflettere”.

Anche Marco Bentivogli, attualmente a capo della Fim-Cisl a livello nazionale, si è espresso a favore di una maggiore equità nella distribuzione delle risorse. Il problema non riguarda solo Ronaldo, naturalmente. “I compensi dello sport, dei manager e delle star dello spettacolo hanno fatto saltare ogni correlazione morale con il salario dei lavoratori. Lo stipendio di Ronaldo, lo dico da juventino, è solo uno dei tanti e questa montagna di denaro non ha nulla di dignitoso”.

CR7 alla Juve

Lo sciopero inutile?

Fa riflettere, ma sono molti a pensare che si tratti di una riflessione sterile che non porterà a nulla se non a un polverone mediatico. Innegabile la risonanza sui media italiani e persino alcune testate internazionali hanno parlato del caso Fiat contro Cristiano Ronaldo. Tutto è possibile nell’epoca dei social, nella quale è sufficiente esprimere la propria opinione e far circolare qualche volantino per avere visibilità. Ma l’attenzione presto calerà e allora gli operai si troveranno con un nulla di fatto tra le mani. È quanto sostiene Gerardo Evangelista, che non solo è segretario della Fim-Cisl della Basilicata ma che ha lavorato in prima persona negli stabilimenti Fiat di Melfi fin dal 1993.

Evangelista conosce l’azienda e conosce anche il peso che il sindacato USB ha al suo interno: assai limitato. “Una sigla totalmente ininfluente in fabbrica, che spera in questo modo di avere maggiore visibilità”, l’ha definita il segretario.

Ma non finisce qui. Evangelista invita a verificare quello che succede davvero dietro alle porte dello stabilimento di Melfi. La Fca della Basilicata produce prevalentemente Jeep, il cui logo è conosciuto da ogni juventino per il fatto di essere ben visibile sulla maglia bianconera. Quello tra i calciatori e la produzione automobilistica di Melfi è un legame a doppio filo. Maggiore è il successo della squadra, anche a livello pubblicitario, maggiori sono i vantaggi per il marchio Jeep. Sembra insomma che CR7 potrebbe in qualche modo aiutare gli operai che ora scioperano contro di lui.

La maglia di Ronaldo

L’errore degli operai

La protesta operaia ha indubbiamente origine da una disparità reale, sotto gli occhi di tutti. Come può un lavoratore che fatica ad arrivare a fine mese, o che magari perde il lavoro per le difficili circostanze economiche, restare impassibile davanti a una cifra a otto zeri che finirà nelle tasche di un’unica persona? Dal punto di vista umano, la rabbia e la protesta sono comprensibili. Ma ciò non toglie che non saranno 32 ore di inattività dello stabilimento di Melfi a sbloccare la situazione.

Martedì mattina le porte della Fca riapriranno e gli operai torneranno ad assemblare le macchine Fiat. Ronaldo continuerà a fare la gioia dei tifosi juventini, che continueranno a comprare maglie e a sognare la Champions. E forse qualche operaio Fiat sostenitore della Vecchia Signora continuerà a domandarsi da che parte stare. Il grido di protesta della USB finirà in un nulla di fatto e la sua eco si spegnerà rapidamente, perché troppo debole rispetto ai guadagni in termini economici e di visibilità che l’acquisto di CR7 garantisce alle società degli Agnelli. Ma esistono anche altre teorie, come quella del sindacalista Sergio Cofferati, secondo il quale il passaggio di Ronaldo in Italia è stato dettato più dai vantaggi che questo trasferimento porta al calciatore (che vivrebbe in un “paradiso fiscale”) che dalla volontà della famiglia Agnelli.

Le sfide importanti

Forse allora per gli operai Fiat vale la pena di concentrarsi su qualcosa di diverso dai campi da calcio e dal giro d’affari che questi nascondono. Le priorità sono altre, sottolinea Gerardo Evangelista, anche all’interno della stessa Melfi. Non manca molto al momento in cui lo stabilimento cesserà di produrre la storica Punto ed è proprio ora che la fabbrica deve puntare al salto di qualità. È in cantiere il progetto della prima vettura ibrida della Fca e i sindacati sperano che proprio Melfi sia scelta come nave ammiraglia per questa nuova fase della produzione. “Melfi è stato sempre un laboratorio di cultura industriale e la scelta dell’ibrido sarebbe perfetta”, ha dichiarato Evangelista. Una novità che porterebbe visibilità e vantaggi (anche economici) non solo alla società ma anche ai suoi lavoratori.

Ironicamente, Melfi è sede di uno Juventus Club che conta ben 550 iscritti. Chissà che tra di loro non ci sia anche qualche operaio Fiat, impaziente di porre fine alla diatriba e, presto, gioire per i gol segnati da CR7.

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Lisa Pendezza
Lisa Pendezza 857 Articoli
Lisa Pendezza, nata nel 1994 a Milano. Laureata in Lettere con la passione per i viaggi, il benessere e la lettura, spera di riuscire a girare il mondo con una macchina fotografica in una mano e un romanzo nell'altra. Amante dei libri, si limita per ora a leggerne molti, con il sogno nel cassetto di scriverne uno.