Il messaggio arriva dalla Leopolda, al termine della kermesse fiorentina. Matteo Renzi guarda alle prossime elezioni e mette sul tavolo una condizione precisa: il centrosinistra deve trovare un’intesa. Altrimenti, sostiene, il rischio è consegnare alla destra anche la partita del Quirinale.
Renzi, Meloni e il Quirinale: “O vince o va a casa”
Matteo Renzi chiude la Leopolda con un intervento dai toni molto netti. Non usa troppi giri di parole. Il punto, nella sua lettura, è uno: se il centrosinistra si presenta diviso alle prossime elezioni, Giorgia Meloni può avere la strada spianata.
“C’è un bivio. O Meloni vince e poi va al Quirinale e prende tutto.
Oppure va a casa”, ha detto il leader di Italia Viva dal palco di Firenze. La frase è stata riportata da diverse agenzie, tra cui Adnkronos e Italpress.
Renzi insiste sulla necessità di mettere da parte veti e personalismi. Ricorda la precedente vittoria del centrodestra e sostiene che quella volta il centrosinistra fosse diviso in tre.
Stavolta, dice, la situazione potrebbe essere diversa se le forze dell’opposizione riuscissero a presentarsi unite.
“Se il centrosinistra sta unito, la partita è chiusa. Vinciamo noi”, ha affermato. Una previsione politica, naturalmente, non un dato acquisito. E proprio su questo si concentra il suo appello.
Nel suo intervento Renzi si rivolge anche a Giuseppe Conte. Dice di comprendere le richieste di garanzie arrivate dal Movimento 5 Stelle, ma rilancia con tre condizioni: mai più Salvini al Viminale, mai più Giorgetti nel Consiglio dei ministri e nessun sostegno a Donald Trump.
Poi c’è il tema delle primarie. Renzi si dice disponibile alla loro logica, ma chiede che vengano accettate fino in fondo. Prima, però, serve un programma serio. Un accordo chiaro. “Un contratto alla tedesca”, lo definisce.
Renzi guarda al campo largo e chiama anche i riformisti di Forza Italia
La partita non riguarda soltanto Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Dalla Leopolda Renzi allarga lo sguardo al centro e si rivolge direttamente ai riformisti di Forza Italia.
L’appello è esplicito: lasciare il centrodestra e avvicinarsi alla sua area, Casa Riformista. Le porte, dice, sono aperte. Ma senza condizioni di favore e senza posti sicuri nelle liste.
Nel frattempo, alla Leopolda si è visto anche il presidente del Pd Stefano Bonaccini, intervenuto prima di Renzi. Bonaccini ha insistito sull’unità della coalizione e sulla necessità di concentrarsi prima sul programma, rinviando il confronto sulle regole delle primarie.
È qui che il discorso torna al punto di partenza. Renzi considera decisiva l’unità del centrosinistra. E lega questa eventuale intesa non soltanto alla conquista di Palazzo Chigi, ma anche alla successiva partita con la premier Meloni per il Quirinale.
Su quel terreno, il leader di Italia Viva chiede una garanzia precisa: al Colle, secondo la sua proposta, dovrebbe arrivare una figura “né sovranista né populista”, ma europeista.
La campagna elettorale è ancora davanti. Le alleanze non sono definite e il candidato alla guida della coalizione non è stato scelto. Ma dalla Leopolda Renzi ha voluto mettere il tema sul tavolo. Senza troppi fronzoli. Ora la palla passa agli altri?
