Il 31enne Salim El Koudri accusato di aver travolto dei pedoni nel centro di Modena il 16 maggio, ha tentato il suicidio all’interno della struttura penitenziaria del Sant’Anna di Modena. L’uomo ha ingerito una quantità di farmaci che ha reso necessario il trasporto in ospedale, ma le condizioni riportate non risultano tali da mettere in pericolo la sua vita.
Tra i feriti dell’episodio ci sono otto persone e una vittima, Monica Esposito che aveva 55 anni e che è deceduta dopo due mesi di agonia.
Il tentativo di suicidio e il trasferimento in ospedale
Secondo le informazioni disponibili, l’evento si è consumato all’interno della sezione detentiva dove El Koudri era ospitato; dopo l’ingestione di farmaci è stato accompagnato in pronto soccorso e poi monitorato.
Il fatto riaccende il tema delle condizioni dei detenuti a rischio: il trasferimento nella vicinanza dell’infermeria e la collocazione in reparti con assistenza psichiatrica sono misure previste per chi è considerato vulnerabile, ma non sempre evitano episodi di autolesionismo. Il tentativo è avvenuto in un contesto già segnato da una perizia psichiatrica e da accertamenti giudiziari sul suo stato mentale.
La perizia davanti al gip del tribunale di Modena
Nel corso dell’istruttoria è stata effettuata una perizia psichiatrica che è stata discussa in incidente probatorio davanti al gip del tribunale di Modena. I consulenti hanno riscontrato un disturbo psichiatrico, ma hanno anche ritenuto che il 16 maggio El Koudri fosse capace di intendere e di volere al momento dei fatti, con la conseguenza che l’imputato è considerato in grado di sostenere il processo. Questo elemento è centrale perché esclude, secondo la perizia, un nesso diretto tra la sintomatologia rilevata e l’azione compiuta quel giorno.
Il contesto dell’attacco del 16 maggio e le vittime
La dinamica ricostruita indica che, oltre all’investimento che ha causato otto feriti, tra i quali quattro in condizioni molto gravi, dopo la corsa dell’auto El Koudri avrebbe anche colpito con un coltello una persona intervenuta per fermarlo. La tragica vicenda ha portato alla morte di Monica Esposito 55 anni, che è spirata dopo due mesi di lotta in ospedale per le gravi lesioni riportate. Le conseguenze giudiziarie e mediche dell’evento restano al centro dell’inchiesta e della fase dibattimentale, con la verifica degli elementi di responsabilità penale e dello stato psichico dell’imputato.
La vita nel reparto penitenziario e le osservazioni del garante
All’interno della sezione dove è custodito, il profilo comportamentale del detenuto è stato descritto come controllato e distante: sedativi somministrati per motivi di sorveglianza, limitati rapporti con gli altri reclusi e una routine che appare studiata e ritirata. L’episodio del tentato suicidio riporta al centro del dibattito la gestione delle fragilità psicologiche in carcere; sul tema è intervenuto il garante per i detenuti dell’Emilia-Romagna, che ha sottolineato come “si parla di questo episodio perché il detenuto è conosciuto, ma ogni 33 ore in questa regione un detenuto tenta di uccidersi” e ha invitato a considerare i reclusi come persone meritevoli di supporto anche nei momenti di disperazione, pur riconoscendo la responsabilità e il dolore delle vittime.
Parole e silenzi in cella
Un elemento che ha fatto discutere è la reazione del detenuto alla notizia della morte di Esposito: è stato riportato che, davanti all’informazione sul decesso, El Koudri chiese “Quella che è morta aveva dei figli?“; alla risposta che la vittima ne aveva tre seguì un silenzio prolungato. Dettagli come questo vengono ora valutati nell’ambito degli accertamenti per capire il quadro psicologico complessivo, ma non alterano la valutazione peritale che tende a considerarlo capace di reggere il processo.
La vicenda continua a essere seguita dagli organi giudiziari competenti e dagli uffici penitenziari coinvolti, mentre si attende l’evolvere delle procedure giudiziarie e delle eventuali nuove valutazioni mediche. Rimane centrale il bilancio tra tutela della salute dei detenuti e responsabilità penale per i gravi fatti accaduti il 16 maggio nel centro di Modena.
