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Totò Riina, il genero lancia colletta online: “Sono senza soldi”

Totò Riina, si torna a parlare del boss mafioso più cruento d'Italia. Ma questa volta non è lui ad essere sotto i riflettori. La scena è di Tony Ciavarello.

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Totò Riina, si torna a parlare del boss mafioso più cruento d’Italia. Ma questa volta non è solo lui ad essere sotto i riflettori. La scena gli viene rubata dal marito di sua figlia Maria Concetta. E’ infatti proprio il genero del boss che sta facendo parlare di lui sul web.

Tony Ciavarello, il marito della figlia più grande di Totò Riina, è rimasto senza soldi. A dircelo è proprio lui stesso. Attraverso una campagna su Facebook ha istituito una colletta volta a raccogliere qualche soldo. Il genero di Totò Riina, sembra assurdo ma è in bolletta.

Il genero di Totò Riina

Antonio detto “Tony” Ciavarello è senza un soldo. A comunicarlo è proprio lui stesso attraverso una pagina Facebook appositamente aperta per istituire una colletta volta a raccimulare qualche euro per il suo sostentamento.

L’uomo è stato ridotto in miseria a causa del sequestro delle sue tre aziende. La sua attività riguardava la commercializzazione di ricambi per auto. Le autorità però sospettano che le sue attività siano state finanziate dagli introiti illeciti del boss Totò Riina. Per la magistratura palermitata infatti grava il sospetto che sul capitale d’avvio delle due aziende ci sia lo zampino del famoso boss corleonese. Alcune fortune di Totò Riina però non sono mai state ritrovate.

Il sequestro

Lo scorso luglio il Tribunale di Palermo ha messo sotto chiave le aziende del genero del boss di Cosa Nostra. A quanto pare i sospetti ricadono proprio su Tony Ciavarello che viene accusato di essere l’artefice del riciclaggio di alcuni dei soldi proveniente dagli introiti illeciti delle attività mafiose. Ciavarello sarebbe quindi il proprietario delle tre aziende Clawstek, Rigenertek di San Pancrazio e la Ac Service con sede a Lecce.

Secondo il Tribunale di Palermo l’acquisto delle tre aziende non sarebbe stato possibile. I coniugi infatti dichiarano al fisco una quantità di denaro decisamente inferiore rispetto a quella che sarebbe necessaria per avviare l’attività di ben tre aziende. I coniugi Ciavarello dichiaravano infatti una somma di denaro molto esigua, ai limiti dell’indigenza. Le risorse dei coniugi quindi non potevano permettere l’acquisto delle aziende. Totò Riina al contrario, poteva. Nelle aziende finite sotto i riflettori i due coniugi all’inizio figuravano come dipendenti, fino a diventare poi i proprietari.

La colletta

Ora però Ciavarello si ribella. Dopo tanti anni di patimento per la condizione di parentela con il boss di Cosa Nostra ora non ci sta più. Si ribella e chiede che sia fatta giustizia. Lui non ha niente a che fare con i capitali del boss mafioso. Così dice. Al momento, a causa dei sequestri, si ritrova ridotto sul lastrico. Ha tre bambini e una moglie che deve mantenere. Senza il suo lavoro e la sua attività non può andare avanti. L’uomo sul social network dichiara che ha tentato di trovare un lavoro ma nessuno glielo concede. Quindi senza lavoro e senza le sue attività l’uomo non è più in grado di badare a se stesso e alla sua famiglia. Con una colletta istitutita su una pagina da lui appositamente creata chiede dunque al pubblico di aiutarlo in questa situazione difficile. Di rado, anche la moglie Maria Concetta, lo appoggia e fa qualche dichiarazione. Anche lei vuole giustizia e “vera democrazia” nel nostro Paese.

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