“Era una famiglia serena”: con queste parole il cugino delle vittime descrive il nucleo familiare sterminato nel triplice omicidio avvenuto a Casalotti, alla periferia di Roma. Un episodio di violenza improvvisa che ha spezzato la vita di una famiglia ritenuta tranquilla e ben integrata, lasciando sgomento tra parenti e vicini.
Triplice omicidio a Roma: ancora in fuga il killer
Nel quartiere di Casalotti, nella periferia di Roma, una violenta aggressione domestica ha sconvolto la comunità di via Montiglio. In un appartamento sono stati trovati senza vita Kamal Uddin, la moglie Arzu e la figlia di otto anni Alicia, uccisi con estrema violenza. L’unico sopravvissuto è il figlio maggiore, che sarebbe riuscito a fuggire dopo aver sorpreso l’aggressore, riuscendo poi a dare l’allarme.
Il presunto responsabile, un giovane originario del Bangladesh e ritenuto vicino alla famiglia, si è dato alla fuga ed è attualmente ricercato dalle forze dell’ordine.
Le indagini si concentrano su più piste, tra cui quella di un possibile movente personale, senza escludere altre ipotesi legate a rapporti pregressi o tensioni non emerse. Gli investigatori stanno analizzando telecamere, cellulari e ogni elemento utile a ricostruire le ultime ore delle vittime.
Secondo alcune ricostruzioni riportate dalla stampa, l’azione potrebbe essersi svolta in più momenti, con una dinamica particolarmente brutale.
Triplice omicidio a Roma, il cugino del padre ucciso: “Era una famiglia serena”
“Era una famiglia serena”: è il ricordo che il cugino delle vittime affida ai media per raccontare Kamal Uddin, la moglie Arzu e la piccola Alicia, uccisi nella loro abitazione alla periferia di Roma, nel quartiere di Casalotti. Le sue parole restituiscono l’immagine di una quotidianità tranquilla, fatta di rapporti familiari semplici e di una vita apparentemente senza ombre, improvvisamente spezzata da una violenza inattesa.
Nel suo racconto emergono anche momenti di vita condivisa che oggi assumono un significato doloroso. La bambina viene descritta come “una gran giocherellona”, solare e affettuosa, legata al gioco e alla famiglia. Il parente ricorda anche occasioni recenti trascorse insieme, tra cui una giornata passata a guardare un film e un’inaugurazione in cui avevano preparato la pizza insieme. Il senso di incredulità resta forte nelle sue parole: “Non riesco proprio a realizzarla”, ripete, mentre la comunità prova a comprendere quanto accaduto. Dopo la strage, il quartiere si è stretto nel dolore e nello smarrimento, mentre le forze dell’ordine continuano a lavorare per ricostruire la dinamica dei fatti e rintracciare il responsabile. Le testimonianze raccolte descrivono la famiglia come “religiosa” e “assolutamente semplice”, ben inserita nel contesto locale e lontana da situazioni di conflitto.
Gli investigatori stanno passando al setaccio elementi utili, dalle immagini di videosorveglianza ai dispositivi elettronici delle vittime, nel tentativo di chiarire gli ultimi contatti e individuare un possibile movente. Le ipotesi restano aperte, mentre la comunità continua a interrogarsi su una vicenda che ha lasciato sgomento e incredulità in tutto il quartiere.
