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Trump sfida l’Iran su Hormuz: “Nuovo territorio Usa”. Teheran: “Illuso”

Trump sfida l’Iran su Hormuz: “Nuovo territorio Usa”. Teheran: “Illuso”

Dopo la fine della tregua, Usa e Iran tornano allo scontro su Hormuz: Trump rivendica lo Stretto, dura la replica di Teheran.

La tregua è scaduta e la tensione tra Stati Uniti e Iran torna alle stelle: lo scontro sullo Stretto di Hormuz si riaccende con Trump, mentre l’allerta si estende agli Emirati Arabi Uniti dopo la denuncia del lancio di due missili attribuiti a Teheran.

Missili verso gli Emirati, Abu Dhabi sospende gli scambi con l’Iran

La tensione si è contemporaneamente estesa al resto del Golfo. Gli Emirati Arabi Uniti hanno accusato l’Iran di aver lanciato due missili balistici verso il Paese, precisando che entrambi sarebbero finiti in mare senza raggiungere la terraferma. L’episodio, se confermato, rappresenterebbe il primo attacco contro gli Emirati dopo il memorandum raggiunto tra Washington e Teheran e ha contribuito ad aumentare l’allerta, anche a Dubai.

L’Iran ha però negato ogni responsabilità: il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha definito le accuse «prive di fondamento» e ha invitato «tutte le parti regionali ad astenersi da accuse infondate contro la Repubblica Islamica dell’Iran», richiamando quelle che Teheran considera le azioni destabilizzanti degli Stati Uniti e di Israele e mettendo in guardia anche dalla possibilità di «operazioni sotto falsa bandiera».

Secondo Baghaei, attribuire l’attacco all’Iran «è contrario al principio del buon vicinato» e rischia di compromettere i tentativi di ricostruire la fiducia e scongiurare una nuova escalation. Abu Dhabi ha comunque reagito con una misura immediata: tutte le attività commerciali, gli scambi e le operazioni finanziarie con l’Iran sono stati sospesi fino a nuovo avviso.

Ad annunciarlo è stata Afra Al Hameli, direttrice del dipartimento per le comunicazioni strategiche del ministero degli Esteri emiratino, sottolineando l’impegno del Paese a tutelare l’integrità del sistema finanziario internazionale nel rispetto del diritto internazionale. Il clima rimane teso anche sul fronte yemenita: gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno rivendicato un attacco con diversi droni contro la raffineria Aramco di Jazan, nel sud dell’Arabia Saudita, presentandolo come risposta alle presunte «violazioni dello spazio aereo» dello Yemen. In questo scenario è intervenuto anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, che attraverso un portavoce ha ribadito che «non esiste una soluzione militare a questo conflitto», esortando Stati Uniti e Iran a tornare al tavolo negoziale per arrivare quanto prima a una soluzione pacifica e duratura.

Trump provoca l’Iran su Hormuz: “Nuovo territorio Usa”. Teheran replica: “Illuso”

La scadenza della tregua di 60 giorni riporta Stati Uniti e Iran su posizioni contrapposte, con lo Stretto di Hormuz nuovamente al centro della crisi. Dopo sei mesi di guerra, il quadro resta in una fase di profonda incertezza. Donald Trump ha ribadito su Truth che non sono in corso trattative con Teheran, smentendo di fatto quanto dichiarato poche ore prima dal suo inviato in Medio Oriente Jared Kushner. «Non sono in corso, né sono previsti, colloqui o conversazioni con la Repubblica Islamica dell’Iran. Il blocco navale rimane pienamente in vigore. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo», ha scritto il presidente americano, aggiungendo che «tutte le mine navali sono state rimosse o fatte brillare».

Kushner, intervistato da Fox News a Gerusalemme, aveva invece parlato di interlocuzioni particolarmente intense con le diverse componenti del governo iraniano, sostenendo che «si sono svolti molti dialoghi proficui» e che Trump sarebbe pronto a raggiungere un’intesa quando le condizioni lo consentiranno. Ad alzare ulteriormente il livello dello scontro è stata però la rivendicazione del presidente americano sullo Stretto: dopo aver avanzato l’idea nei giorni precedenti, Trump ha pubblicato una mappa dell’area accompagnata dalla scritta “New Us Territory”, definendo Hormuz un nuovo territorio statunitense. Un’affermazione respinta immediatamente dall’Iran. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha replicato che «la sua illusione sullo Stretto di Hormuz verrà presto corretta, oppure correggeremo noi le illusioni di quest’uomo illuso».

Teheran sostiene inoltre che il passaggio marittimo non possa considerarsi pienamente riaperto fino al rispetto delle condizioni previste dall’accordo provvisorio: tra queste, la revoca del blocco navale e delle sanzioni sul petrolio, lo sblocco dei beni iraniani congelati e la cessazione delle minacce e delle operazioni militari. Anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha rivendicato la posizione iraniana, affermando che Washington avrebbe cercato di costringere il Paese alla resa senza riuscirci e sostenendo che gli Stati Uniti starebbero ora chiedendo di negoziare alle condizioni di Teheran. Secondo Araghchi, il memorandum conterrebbe «13 disposizioni a nostro favore e una a loro favore», mentre Israele avrebbe tentato di impedirne l’attuazione.

Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha invece accusato Washington di aumentare la pressione per ottenere concessioni non previste dagli accordi e ha avvertito che le divisioni interne iraniane rischiano di favorire chi punta ad alimentare disordini attraverso azioni militari, omicidi e attività separatiste. Nel frattempo, secondo fonti citate dal Washington Post, il Pentagono starebbe valutando una possibile riduzione della presenza militare statunitense in Medio Oriente al termine del conflitto, compreso un eventuale ridimensionamento delle forze nel Golfo Persico, dove negli ultimi mesi diverse basi americane sono state bersaglio di attacchi iraniani.

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