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Valter Lavitola indagato per l'attentato a Ranucci: cosa sappiamo

Valter Lavitola indagato per l'attentato a Ranucci: cosa sappiamo

Nuove rivelazioni emergono sull'attentato a Sigfrido Ranucci. Valter Lavitola, accusato di essere il mandante, ha negato ogni coinvolgimento, mentre gli investigatori continuano a cercare prove.

Il 16, una bomba esplode davanti alla casa di Sigfrido Ranucci a Pomezia, un atto che ha scosso l’opinione pubblica e sollevato interrogativi su chi potesse essere dietro questo gesto. Le indagini hanno portato alla luce nomi noti e relazioni complesse, tra cui quella di Valter Lavitola, imprenditore e ex editore, accusato di essere il mandante dell’attentato.

Lavitola, noto per i suoi legami con il mondo politico e imprenditoriale, ha sempre negato ogni coinvolgimento, definendo l’accusa incredibile e infondata. Tuttavia, le indagini continuano a procedere, con nuove perquisizioni e sequestri che potrebbero fornire ulteriori indizi.

Le perquisizioni e i sequestri

Il 4 luglio 2026, gli investigatori hanno perquisito l’abitazione di Valter Lavitola, sequestrando sette pagine di appunti, tre cellulari e due pen drive.

Questi materiali potrebbero contenere prove decisive per chiarire il movente dell’attentato e il ruolo di Lavitola. La perquisizione è scattata dopo che gli investigatori hanno visto Lavitola uscire di casa con un trolley, suggerendo un possibile tentativo di fuga.

Parallelamente, è stata perquisita anche l’abitazione di Gomes Clesio Tavares, facendiere di Lavitola e ritenuto l’intermediario con la banda che ha piazzato la bomba.

Tavares, attualmente in Camerun, è stato ascoltato dai carabinieri come persona informata sui fatti. La sua compagna, residente nel Napoletano, è stata anch’essa interrogata.

Le dichiarazioni di Lavitola

Valter Lavitola ha sempre sostenuto la propria innocenza, affermando di non avere alcun movente per attentare alla vita di Sigfrido Ranucci. “Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente” ha dichiarato durante le dichiarazioni spontanee davanti ai pubblici ministeri della Procura di Roma. Lavitola ha anche sottolineato i rapporti di fraternità che lo legano a Ranucci, definendoli profondi e consolidati.

In un’intervista al Tg1, Lavitola ha parlato di un presunto progetto politico che coinvolgeva Ranucci, citando sondaggi su una possibile discesa in campo del conduttore a sostegno della coalizione di centrosinistra. “Io e Ranucci saremmo stati due stupidi a farci da soli l’attentato” ha affermato, aggiungendo che gli ambienti internazionali e democratici socialisti avevano visto Ranucci come un potenziale leader.

Il ruolo di Gomes Clesio Tavares

Lavitola ha spiegato che Gomes Clesio Tavares, il suo factotum, si trova attualmente in Camerun per un affare sul carbon credit. “Non l’ho mandato in Camerun” ha dichiarato, precisando che Tavares sta spesso lì e che ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Lavitola ha anche affermato che Tavares tornerà presto in Italia, portando alla procura gli elementi che spiegano tutto.

La posizione della politica

La vicenda ha acceso il dibattito anche in Commissione di Vigilanza Rai, dove i parlamentari di Fratelli d’Italia hanno chiesto chiarezza sui presunti rapporti tra Ranucci e Lavitola. “È inquietante lo scenario che emergerebbe e che racconterebbe di legami e condizionamenti tra il conduttore e Lavitola” hanno dichiarato i membri della Commissione, sottolineando la necessità di fare luce sulla gestione della trasmissione del servizio pubblico.

Le indagini proseguono per chiarire il ruolo di Gomes Clesio Tavares e definire il perimetro del movente. La Procura di Roma, guidata da Francesco Lo Voi, continua a raccogliere prove e testimonianze per ricostruire l’intera vicenda. Nel frattempo, Sigfrido Ranucci continua a lavorare con la stessa dignità, consapevole che gli attentati non sono irrazionali: sono messaggi.

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