La cultura woke ha suscitato un intenso dibattito all’interno della sinistra italiana. Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha recentemente espresso le sue perplessità riguardo all’approccio woke, definendolo una deriva ideologica che ha allontanato la sinistra dalle questioni concrete.
Conte riconosce i meriti del movimento woke nel riconoscimento dei diritti delle minoranze ma critica gli eccessi che hanno portato alla repressione della libertà di opinione.
Questo dibattito ha coinvolto anche altri esponenti della sinistra, tra cui Matteo Renzi, Stefano Bonaccini, e Laura Boldrini, che hanno espresso le loro riflessioni sul tema.
Le critiche di Giuseppe Conte alla cultura woke
Giuseppe Conte ha descritto il woke come un conformismo ideologico che, pur partendo da presupposti giusti, ha portato a una deriva che ha allontanato la sinistra dalle questioni concrete.
In una lettera pubblicata su la Repubblica Conte ha affermato che il woke è diventato una religione morale autoreferenziale e costruirci sopra l’azione politica sarebbe un errore strategico.
Conte ha riconosciuto i meriti del movimento woke nell’allargamento del concetto di giustizia e nel linguaggio più rispettoso, ma ha segnalato alcuni eccessi. Le sue dichiarazioni sono state accolte con interesse, ma anche con qualche perplessità, dato che fino al 2019 non aveva mai espresso pubblicamente queste critiche.
Le posizioni di altri esponenti della sinistra
Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha sostenuto che l’ubriacatura woke fa male alla sinistra. Renzi ha affermato che chi in questi anni aveva provato ad affermare le ragioni del buon senso era stato insultato, e che il tempo è galantuomo. Anche altri esponenti del Pd, come Stefano Bonaccini e Elena Gualmini, hanno espresso la necessità di ridisegnare la questione in termini di spostamento del baricentro progressista verso economia e disuguaglianze.
Laura Boldrini, nota per il suo impegno in battaglie di principio e di facciata, ha affermato che la sinistra deve mettere insieme diritti civili e sociali. Tuttavia, questa posizione è stata accolta con scetticismo da chi ha subito insulti e diffamazioni per aver criticato il movimento woke in passato.
Il contesto internazionale e le distorsioni
Il dibattito italiano sul woke si inserisce in un contesto internazionale più ampio. Negli Stati Uniti, il movimento woke ha suscitato critiche da parte dell’estrema destra, che lo ha utilizzato per difendere privilegi e zittire voci critiche attraverso strumenti autoritari. In Italia, il dibattito è stato influenzato da una narrazione distorta e manipolatoria, che ha portato a una comprensione parziale del fenomeno.
Alfonso Celotto, nel suo commento del 22 agosto 2026, ha sottolineato che i valori costituzionali non comportano alcuna contrapposizione tra diritti civili e diritti sociali. Questo approccio potrebbe offrire una via d’uscita al dibattito italiano, che spesso si è concentrato su divisioni artificiali.
Mentre alcuni esponenti della sinistra riconoscono i meriti del movimento, altri criticano gli eccessi e la deriva ideologica. Questo dibattito riflette le tensioni interne alla sinistra italiana e la necessità di trovare un equilibrio tra diritti civili e questioni economiche.
