Ragazzo ucciso e mutilato ad Anversa, preso il presunto complice del killer

Cronaca

Ragazzo ucciso e mutilato ad Anversa, preso il presunto complice del killer

Ciro Guarente, Heven Grimaldi e Vincenzo Ruggiero
I protagonisti della macabra vicenda

Arrestato il presunto complice di Ciro Guarente nell’omicidio del ragazzo attivista gay Vincenzo Ruggiero: è un pregiudicato di Napoli, Francesco De Turris, 51 anni, che gli avrebbe dato la pistola.

La svolta

E' un pregiudicato

Svolta nel caso del delitto di Vincenzo Ruggiero, il 25enne attivista gay di Parete (Caserta), ucciso ad Aversa nella notte tra il 7 e l’8 luglio scorso e il cui cadavere è stato fatto a pezzi, cosparso di acido e murato in un garage. E’ stato arrestato due giorni fa – ma la notizia è stata resa nota solo in queste ore – il presunto complice di Ciro Guarente, il 35enne ex militare della Marina rinchiuso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere in quanto reo confesso di aver commesso l’omicidio di Vincenzo per gelosia, perché il ragazzo frequentava il trans con il quale Guarente era fidanzato, Heven Grimaldi, 26enne di origine polacca. L’uomo finito in manette – per decisione della procura di Napoli Nord, con a capo Francesco Greco, a seguito di indagini coordinate dal maggiore Antonio Forte e dal tenente Flavio Annunziata del comando dei Carabinieri di Aversa – è Francesco De Turris, un pregiudicato di 51 anni residente a Ponticelli, lo stesso quartiere alla periferia est di Napoli dove abitano i familiare del killer e dove si trova il garage in cui sono state trovate parti del corpo del povero ragazzo ucciso.

L’arrestato, che sarebbe stato chiamato in causa proprio da Ciro Guarente, nel suo diario e durante un interrogatorio, è accusato di concorso in omicidio, detenzione, porto e cessione abusiva di armi, poiché sarebbe stato lui a fornire all’ex militare la pistola per colpire due volte la sua vittima al cuore, per poi far sparire l’arma del delitto, che non è stata ancora trovata. Il fermo del pregiudicato napoletano è stato convalidato in carcere.

La “verità” dell’assassino

Ha ammesso di aver ucciso Vincenzo

Intanto Ciro Guarente, attraverso le pagine del diario che sta scrivendo in carcere, spiega la sua versione dei fatti, la “sua verità” – come si dice in questi casi – ovvero che qualcuno l’avrebbe istigato a ad uccidere Vincenzo, spingendolo ad odiarlo, attraverso ciò che raccontava gli di lui, ovvero che ci fosse del tenero tra l’attivista gay ed Heven Grimaldi, che da tempo lo ospitava a casa sua ad Aversa. Nel suo diario, l’omicida, chiede anche scusa alla madre della vittima, proprio spiegandole di essere stato “spinto” a commettere il delitto.

Le parole della madre di Vincenzo

La madre del ragazzo ucciso

Dal canto suo la madre di Vincenzo Ruggiero, la signora Maria Esposito, ha definito Guarente un “mostro” e ha raccontato: “Nei giorni in cui cercavano Vincenzo, Ciro è venuto a casa per abbracciarmi e rassicurarmi.

Se penso l’assassino di mio figlio mi ha abbracciato, mi vengono i brividi”.

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