Stop agli aiuti umanitari in Siria

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Stop agli aiuti umanitari in Siria

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Le associazioni di volontariato hanno deciso di sospendere la cooperazione con l’ONU in Siria a causa dell’influenza di Assad

Esclusiva: La coalizione si ritira dal programma di condivisione informazioni poiché, sostiene, il regime sta manipolando le iniziative umanitarie.

Più di 70 gruppi di volontari hanno interrotto la cooperazione con le Nazioni Unite in Siria e hanno chiesto un’indagine immediata e trasparente sulle operazioni in corso nel paese poiché si sospetta che il presidente siriano Bashar el-Assad stia esercitando un’influenza “significativa e sostanziale” sulle iniziative umanitarie.

La coalizione, che comprende alcune delle organizzazioni siriane tra le più famose, ha comunicato alle Nazioni Unite che intende ritirarsi dal programma di condivisione informazioni dell’ONU in segno di protesta per il modo in cui alcuni enti sul territorio del paese stanno lavorando.

In una lettera all’ONU i 73 gruppi hanno chiarito che non possono più tollerare la “manipolazione degli aiuti umanitari da parte di alcuni politici per interessi personali, manipolazioni perpetrati dal governo siriano che privano di alcuni servizi altri siriani abitanti in zone assediate.”

Il gruppo comprende la SAMS (Sirian American Medical Society – Società Medica serio-americana) e la Syrian Civile Defence, conosciuta come “Caschi bianchi“, che aiutano 6 milioni di siriani.

Il loro ultimatum è il culmine dopo mesi di frustrazione a causa della consegna degli aiuti nelle aree assediate del paese, e la crescente preoccupazione per la strategia dell’ONU, critica che le nazioni unite ritengono ingiusta.

La scorsa settimana The Guardian ha rivelato che l’ONU ha concesso contratti per il valore di decine di milioni di dollari ad individui strettamente legati ad Assad, compresi uomini d’affari le cui società sono state sanzionate dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea.

Le organizzazioni non governative hanno informato delle loro preoccupazioni l’ufficio dell’ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) durante un incontro che si è tenuto giovedì pomeriggio a Gaziantep, in Turchia.

La decisione di ritirarsi dall’intero programma siriano, in cui le organizzazioni condividono informazioni per aiutare la consegna di aiuti, significa, in pratica, che l’ONU non sarà più in grado di controllare quello che sta accadendo in tutto il nord della Siria e nei territori in mano agli oppositori, dove le organizzazioni non governative svolgono la maggior parte del loro lavoro.

In una lettera alla OCHA il gruppo dice: “Il governo siriano ha interferito con l’erogazione di aiuti umanitari in molte occasioni, compreso il blocco di aiuti alle zone assediate, la destituzione di aiuti medici da parte di convogli interagenzia, la mancata osservanza delle valutazioni sui fabbisogni e sulle informazioni che arrivano da enti umanitari in Siria, e la marginalizzazione di altri attori umanitari nella fasi critiche della progettazione di risposte anticrisi.”

Le ONG hanno spiegato nella loro lettera aperta che non solo sono preoccupati per l’ONU ma anche per la SARC (Syrian Arab Red Crescent) che lavora gomito a gomito con le Nazioni Unite fungendo da portale di accesso ad alcune zone del paese.

“Il grosso del meccanismo di scambio delle informazioni in Siria è stato creato per prevenire ritardi nella risposte, coinvolgendo tutti gli attori umanitari che erogano aiuti transfrontalieri.

Tuttavia le agenzie ONU con base a Damasco e il loro partner principale, la SARC, hanno preso le loro decisioni finali influenzati dalla politica del governo siriano.”

La lettera aggiunge: “Non crediamo che le agenzie ONU con base a Damasco o la Sarc prenderanno misure concrete per rispondere alle violazioni dei diritti umani in Siria, in modo da proteggere il popolo siriano, o che interrompano l’evacuazione forzata da diversi territori…non crediamo che la risposta umanitaria coordinata dall’ONU possa operare indipendentemente dalla priorità politiche del governo siriano.”

I gruppi sostengono che fosse sensato far pressione sulle Nazioni Unite per fare in modo di interrompere l’impiego della carestia come “arma di guerra”.

“Anche questa manovra è fallita. Questa manipolazione deliberata da parte del governo siriano e la compiacenza dell’ONU hanno giocato gomito a gomito. Come risultato il popolo siriano soffre ancora di più.”

I gruppi hanno citato il caso dei gemelli siamesi Moaz e Nawras Hashash.

I neonati di appena un mese che sono morti a Damasco mentre attendevano di essere trasferiti all’estero per essere sottoposti ad un intervento chirurgico.

“Le ONG siriane hanno inviato una proposta completa [a ONU e SARC] offrendo di fornire cure mediche. Non abbiamo ricevuto risposta e siamo stati tenuti in sospeso fino a che abbiamo ricevuto la notizia della loro morte. Crediamo che la mancata presa di posizione in questo caso riassuma l’inefficienza e l’inerzia degli enti umanitari a Damasco, particolarmente la direzione di SARC.”

Le ONG hanno chiesto una revisione del controverso “accordo delle quattro città” che lega il destino di due città assediate dalle forze di opposizione a quello di altre due città assediate dalle forze governative.

“Abbiamo registrato la morte per inedia di 65 persone nel territorio di Madaya tra novembre 2015 e maggio 2016, dove le evacuazioni mediche che avrebbero salvato le vite dei pazienti non erano consentite.

Madaya è un esempio di luogo in cui più di un milione di siriani oggi resta sotto assedio con limitate possibilità di sfruttare la procedura di evacuazione medica.”

Parlando per conto dell’alleanza ONG siriana, Fadi Al-Dairi, cofondatore di Hand-in-Hand for Syria, ha detto al Guardian: “Abbiamo collaborato con OCHA ma quando aggiungevamo le nostre richieste, OCHA Damasco le cancellava.

Talvolta concordavamo sulle relazioni e loro dopo le modificavano, cancellavano dei pezzi. Siamo preoccupati principalmente della pressione politica che il governo siriano ha sulle operazioni dell’ONU. Come risultato, quando si parla di aree assediate o di evacuazione medica, non stanno facendo il loro lavoro.

Siamo soddisfatti del lavoro del gruppo ONU turco, ma i loro capi a Damasco non li ascoltano. Abbiamo perso fiducia del loro modo di agire e vorremmo vedere cambiamenti più radicali nella maniera in cui lavorano alla risposta siriana.”

L’ONU, negli ultimi mesi, ha difeso ripetutamente la sua attività in Siria e insiste col dire di essere completamente imparziale.

In una lettera al Guardian Stephen O’Brien, sotto segretario generale dell’ONU per gli affari umanitari, dice: “Le agenzie ONU devono lavorare con i settori governativi chiave per supportare l’erogazione di servizi pubblici e aiuti umanitari.

Alcuni governi, come quello siriano, pretendono che le agenzie ONU lavorino con una serie di partner approvati.

Tuttavia, noi scegliamo i nostri partner da questa lista basandoci sulla nostra valutazione della loro capacità di erogazione e seguendo i processi di due diligenze.

L’imparzialità delle operazioni umanitarie dell’ONU è fondamentale per salvare le vite e il nostro obiettivo primario è quello di raggiungere le popolazioni bisognose. Per fare questo, dobbiamo lavorare con tutti, per raggiungere tutti.”

Un portavoce dell’ONU ha detto al Guardian: “Le nostre scelte in Siria sono limitate da un contesto estremamente incerto in cui trovare società e partner che siano disposti a lavorare in zone assediate e difficili da raggiungere è un compito davvero arduo.”

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