Il Nepal è stato colpito da una serie di alluvioni devastanti che hanno causato almeno 165 morti e 579 dispersi tra cui 466 stranieri provenienti da 28 Paesi diversi. La tragedia ha colpito principalmente il distretto di Rasuwa, al confine con il Tibet, dove una valanga di ghiaccio e rocce ha provocato massicce inondazioni improvvise.
Le autorità nepalesi hanno richiesto assistenza all’India e alla Cina per le operazioni di soccorso, mentre gli esperti climatici del Centro Internazionale per lo Sviluppo Integrato delle Montagne a Kathmandu hanno indicato che la piena improvvisa è stata probabilmente causata da una valanga proveniente da un ghiacciaio.
La tragedia al confine tra Nepal e Tibet
Il fiume Bhotekoshi è esondato intorno alle 9 di mercoledì mattina, distruggendo diversi villaggi, strade e impianti idroelettrici. Le autorità hanno emesso avvisi ai residenti di diversi distretti del Nepal, invitandoli a tenersi lontani dalle rive dei fiumi BhotekoshiTrishuli e Narayani.
Tra i dispersi ci sono 113 nepalesi54 statunitensi e 33 britannici. Sul sito Dove siamo nel mondo dell’Unità di crisi della Farnesina sono 90 gli italiani registrati tra Tibet e Nepal, ma i due che risultano coinvolti sono in buone condizioni ha assicurato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Il ruolo del cambiamento climatico
La regione himalayana, che attraversa il Nepal e diversi paesi limitrofi tra cui l’India è particolarmente vulnerabile a piogge intense, inondazioni e frane poiché l’area si sta riscaldando più rapidamente rispetto al resto del mondo a causa dei cambiamenti climatici provocati dall’uomo.
Gli esperti climatici hanno scoperto che i ghiacciai della regione dell’Hindu Kush-Himalaya si stanno sciogliendo a un ritmo sempre più rapido, con tassi di perdita di ghiaccio raddoppiati dal 2000, principalmente a causa dell’aumento delle temperature globali e dei cambiamenti climatici.
La testimonianza degli italiani coinvolti
Giovanni Fassini e Marco Lombardi, due italiani rimasti bloccati su un autobus diretto all’aeroporto di Kathmandu, hanno raccontato la loro esperienza al Tg1. Siamo stati otto ore fermi sull’autobus. Nessuno aveva notizie, finché non sono iniziate a circolare le prime informazioni e i primi video.
I due italiani stavano terminando una vacanza di trekking e avrebbero dovuto prendere un volo per Milano. L’autobus si è fermato perché la strada era sbarrata e all’inizio non ne capivamo il motivo. Alla fine ci siamo accorti che il fiume di fianco saliva, saliva e saliva. Fortunatamente non è arrivato a lambire il nostro mezzo hanno raccontato.
Per ore i due italiani sono rimasti senza sapere cosa stesse accadendo intorno a loro e senza possibilità di proseguire o tornare indietro. A monte non si poteva andare perché la strada era stata chiusa dalle autorità, mentre anche alle nostre spalle il fiume era esondato hanno spiegato. Alla fine sono riusciti a mettersi in salvo: Ci è andata bene, per fortuna siamo qui a raccontarlo.
