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Amatrice, scuola di emozioni per i bambini terremotati

Ad Amatrice durante il mese di novembre, ci sarà il pop-up festival. Una occasione per parlare ai bambini colpiti dal sisma di intelligenza emotiva.

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Ad Amatrice, e in altre 173 località sparse per il mondo, novembre sarà il mese dei Pop-Up festival. Ossia eventi dedicati a bambini e ragazzi ,in cui attraverso il gioco si cercherà di allenare la loro intelligenza emotiva. Vale a dire quell’aspetto dell’intelligenza che è legato alla capacità di riconoscere, e quindi comprendere, le proprie e le altrui emozioni.

La città di Amatrice è stata scelta perché – in quanto città terremotata – ha dimostrato di conoscere il significato di “resilienza”. L’esperienza del terremoto, e la consapevolezza di vivere in una zona a forte rischio sismico, rende ora necessario aiutare le nuove generazioni ad affrontare la situazione. Una situazione che, in quanto a rischio sismico, non promette infatti di migliorare. Quello che si vuole fare, attraverso le iniziative in programma per novembre, è dare degli strumenti aggiuntivi alle nuove generazioni della zona.

Lo scopo è fare in modo che possano avere qualche mezzo in più per affrontare la tensione e la frustrazione con cui devono confrontarsi quotidianamente. Insomma, per Lorenzo Farsielli, direttore Italia di Six Seconds – l’organizzazione promotrice dell’evento – lo scopo della manifestazione è cercare di “Superare questi eventi per provare a guardare alla realtà con una prospettiva positiva”.

Il dramma della precarietà emotiva

I ragazzi residenti nei molti paesi che in questi anni sono state colpiti da eventi sismici, hanno dovuto affrontare situazioni molto dure.

Situazioni in cui l’unica certezza era la precarietà. Claudia Quaranta, fondatrice dell’associazione Amatrice l’Alba dei Piccoli Passi, presentando l’iniziativa, parla proprio di questo problema. “Vorrei che i nostri figli tenessero come insegnamento la bellezza della precarietà, perché la durezza di questi anni non sia stata per loro solo una ferita”. E prosegue spiegando che “I nostri bambini sono stati costretti ad ingoiare emozioni forti, negative, e a reagire. Ma questo ha generato fragilità. Ora è quindi importante spiegare loro cosa provano e come si chiamano quelle emozioni”.

Insomma, per ricostruire le città devastate dal terremoto non basterà rimettere in piedi le case. Bisognerà anche prendersi cura delle conseguenze psicologiche vissute dai chi è sopravvissuto. Un processo sicuramente favorito dall’intervento dell’associazione Emdr, che è presente ad Amatrice da subito dopo il sisma per fornire supporto psicologico ai residenti.

Insomma, i Pop-Up in programma sarebbero solo l’inizio di un processo che vorrebbe vedere l’apprendimento socioemotivo inserito a tutti gli effetti nel percorso didattico della scuola dell’obbligo. Per i promotori dell’iniziativa, infatti, sarebbe fondamentale procedere con l’inserimento di corsi di empatia nei programmi scolastici, in modo da dare ai più giovani gli strumenti per confrontarsi con i propri sentimenti e quelli degli altri.

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